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DOVEVA MORIRE. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice.
PRESENTAZIONI DEL LIBRO
Lunedì 26 maggio - Genova: ore 17.30, Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi, 5).
Intervengono Lanfranco Vaccari , Direttore de “ Il Secolo XIX” Toni Capuozzo, Vice Direttore del Tg 5, Elisabetta Ionizzi, Docente di Storia Contemporanea Università di Genova e Paolo Pisa, Ordinario di Diritto Penale Università di Genova. Saranno presenti gli Autori.
Martedì 27 maggio - Bassano del Grappa (Vicenza): ore 20.45, Libreria la Bassanese (Galleria Corona d’Italia 41).
Intervengono Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato.
Sabato 31 maggio - Mirandola (Modena): ore 15.30, Un Castello di Libri, Auditorium Castello del Pico.
Interviene Sandro Provvisionato.
Lunedì 9 giugno - Lamezia Terme: ore 17.30, Libreria Tavella, C.so Giovanni Nicotera
Interviene Sandro Provvisionato
Martedì 10 giugno - Cimitile (Napoli): ore 19, Complesso Basilicale Paleocristiano.
Intervengono gli autori.
Lunedì 23 giugno - Busto Arsizio (Milano): ore 18
Lunedì 23 giugno - Como: ore 21
Martedì 24 giugno - Bergamo: ore 18.30
Giovedì 26 giugno - Riva del Garda (Trento):
Venerdì 27 maggio - Valpolicella (Verona):
Martedì 1 luglio - Arezzo: ore 21, Il Giardino delle Idee, Piazza San Domenico.
Intervengono gli autori.
Sabato 5 luglio - Gavoi (Nuoro): ore 12, L’Isola delle Storie, Festival letterario della Sardegna.
Intervengono gli autori
Domenica 6 luglio - Roma: Festival del Noir, piazza S. Maria in Trastevere.
Lunedì 7 luglio - Schio (Vicenza): ore 20.30
Martedì 8 luglio - Treviso: ore 18
Mercoledì 9 luglio - Voghera (Pavia): ore 18
Giovedì 10 luglio - Savona:
Venerdì 11 luglio - Napoli: ore 18.30, Associazione Culturale I Meridiani, Circolo Ufficiale dell’Esercito, Piazza Plebiscito
Intervengono: Massimo Enrico Milone, Presidente Nazionale Unione Cattolica Stampa Italiana; Giuseppe Scanni, Politologo ed esperto in Relazioni Internazionali. Conduce: Lello La Pietra, giornalista ed autore tv. Saranno presenti gli autori.
Venerdì 18 luglio - Belluria (Rimini):
Sabato 26 luglio - San Felice Circeo (Latina):
Domenica 27 luglio - Capalbio (Grosseto):
Giovedì 18 settembre - Pescara:
8 novembre, Maida (CZ) - Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, autori di Doveva morire, ritirano il premio della saggistica Feudo di Maida - ore 17.30.
22 novembre, Figline Val d’Arno (Ar) - Presentazione del libro con la presenza degli autori.
19 dicembre, Castelnuovo di Magra (Sp) - Presentazione del libro con la presenza degli autori.
12 gennaio, Prato - Teatro Metastasio: Presentazione del libro con la presenza degli autori
AUDIO DI PRESENTAZIONI GIA' AVVENUTE
VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ALLA FIERA DEL LIBRO.
TORINO, 11 maggio 2008
OP GENOVA 2001 - L’ordine pubblico durante il G8
Le immagini della disastrosa riunione del G8 svoltasi a Genova nel luglio del 2001 hanno fatto il giro del mondo. Sono state prodotte numerose ricostruzioni filmate di quelle tragiche giornate. Chi le ha viste ha avuto a disposizione ampio materiale per interpretare quelle immagini e giudicare i fatti accaduti.
Questo film che presentiamo integralmente è diverso. E’ interamente basato sui materiali del processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, reati contro l’ordine Pubblico che il codice penale punisce con una pena che va dagli 8 ai 15 anni di reclusione.
E’ un film realizzato nel 2007 dalla segreteria del Genoa Social Forum e quindi, come tale, è un lavoro che sta dalla parte della difesa dei manifestanti. Il suo scopo - a nostro avviso pienamente raggiunto - è quello di analizzare e mostrare in quale folle maniera è stato gestito da polizia, carabinieri e guardia di finanza - nella più assoluta impunità dei responsabili nazionali - l’ordine pubblico nel corso di una manifestazione internazionale. La disorganizzazione, la mancanza di coordinamento, l’interruzione dei contatti con gli organizzatori del corteo, l’approccio unicamente e stupidamente militare, la voluta manifestazione di forza, una sottesa ideologia ancora brutalmente fascista hanno fatto sì che le strade di Genova si trasformassero in un campo di battaglia.
La capacità di gestire l’Ordine pubblico è qualcosa che trascende e deve sempre anticipare il comportamento di quello che sul terreno si delinea come l’avversario. Una buona gestione controlla la piazza in qualsiasi frangente. Una cattiva gestione lascia spazio ai violenti a danno dei pacifici.
A Genova, nel 2001, le forze dell’ordine italiane si sono dimostrate non all’altezza della situazione, professionalmente deboli ed impreparate e di fatto degne di un Paese del Terzo mondo.
E’ questo che è accaduto.
E’ questo che non deve più accadere.
GUIDO CHE SFIDO’ LE BRIGATE ROSSE
Un film di Giuseppe Ferrara con Massimo Ghini, Anna Galiena, Gianmarco Tognazzi, Elvira Giannini, Mattia Sbragia.
Genere Drammatico, colore
Produzione Italia 2007.
Giuseppe Ferrara, autore di film di impegno politico, torna alla regia dopo 5 anni (l’ultimo film era stato I banchieri di Dio - Il caso Calvi), rievocando una delle storie più travagliate e dolorose del terrorismo italiano: l’assassinio, avvenuto nel 1979, da parte delle Brigate rosse, dell’operaio dell’Italsider di Genova Guido Rossa. Per dirla in estrema sintesi: un’organizzazione armata di matrice comunista che uccide un operaio comunista e sindacalista di un sindacato comunista, la CGIL, accusato di delazione perché ha denunciato la presenza in fabbrica di un terrorista.
Il film è imperniato proprio sulla figura di Rossa (l’attore Massimo Ghini), sui suoi rapporti familiari (la moglie è interpretata da Anna Galiena), sul suo ruolo in fabbrica alla testa delle lotte sindacali che trovano un ostacolo proprio nella presenza brigatista, sulla sua militanza nel sindacato e nel PCI.
All’operaio fa da contraltare proprio la formazione armata clandestina che sta radicandosi a Genova attorno a un personaggio spietato come Riccardo Dura (Gianmarco Tognazzi) e che nel capoluogo ligure ha già assassinato il procuratore della città Francesco Coco e tre uomini della sua scorta e ha portato a termine, ottenendone un ingente riscatto, il sequestro del figlio dell’armatore Costa.
Il film ha il pregio di raccontare una storia poco conosciuta e di tenere viva la memoria di un fenomeno ancora poco indagato come quello del terrorismo italiano.
Il suo limite, semmai, sta nell’aver sovradimensionato entrambe le figure, quella di Rossa e quella di Dura, trasformando il primo in un santino di bontà e l’altro nell’emblema del male assoluto. Senza considerare che entrambi erano figli del loro tempo. Dura, preda di una furia ideologica sanguinaria, Rossa, solo un uomo finito in una storia più grande di lui, abbandonato dallo stesso sindacato in cui aveva dedicato la sua vita.
Due semplificazioni che comunque fanno riflettere su quanto è realmente accaduto negli anni di piombo, specie nello scontro all’interno di una stessa area politica. Perché se le Br non sono marziani scesi sulla terra, allora sono figli della stessa cultura di Rossa.
Giusto il titolo: Guido che sfidò le Brigate rosse ben rappresenta la tragedia di cui l’operaio comunista fu vittima. Le sfidò davvero. Ma da solo.
L'UOMO DI VETRO
Un film di Stefano Incerti con David Coco, Anna Bonaiuto, Tony Sperandeo, Ninni Bruschetta, Francesco Scianna, Tony Palazzo.
Genere Drammatico colore
Produzione Italia, 2007
Tratto dall’omonimo libro di Salvatore Parlagreco (ed. Bompiani), L’Uomo di Vetro racconta la storia di Leonardo Vitale, in assoluto il primo “pentito” di mafia a cui potrebbero essere tolte le virgolette. Un collaboratore gi giustizia in anticipo sui tempi, arrivato molto, forse troppo, prima, per intenderci, dei vari Buscetta e Contorno.
Un ex mafioso genuino, Leonardo Vitale, tanto vero e reale da non essere creduto da chi avrebbe dovuto condurre la lotta a Cosa nostra con molti anni di anticipo.
Finirà in carcere prima ed in manicomio giudiziario poi Vitale, fino ad essere ucciso quando tornerà in libertà.
La storia di questo pentito che non venne creduto comincia il 17 agosto 1972 quando, arrestato come sospettato del sequestro Cassina, durante gli interrogatori crolla e comincia a fare nomi e cognomi di gente di Cosa nostra. Per 43 giorni finisce in isolamento. Esce dal carcere distrutto nella psiche e viene internato in una clinica psichiatrica. Torna davanti agli investigatori un anno dopo e riempie 50 cartelle di confessioni sui misfatti della mafia di quegli anni, elenca i responsabili di centinaia di delitti e si spinge fino a far luce sull’area degli imprenditori collusi con Cosa nostra. Poi il tracollo. La mafia gli uccide l’amatissimo cugino Salvatore. Leonardo ha paura. Teme per la vita dei suoi famigliari. Cade di nuovo in depressione. Diventa un folle. E un folle non è attendibile. 12 anni dopo le sue prime ammissioni Leonardo Vitale, tornato libero, viene freddato con cinque colpi di pistola.
Un bel film. Intenso. Ricco di emozioni. Forte e a tratti duro. Un film sulla libertà di coscienza, sulla solitudine, sulla paura.
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