Le friggitrici ad aria sono entrate nelle cucine degli italiani, trasformandosi da semplice alternativa al forno a vero punto di riferimento.
Ma mentre l’attenzione del pubblico si è concentrata per anni su potenza, capacità e programmi, un altro elemento sta emergendo con forza: ciò che riveste l’interno dell’apparecchio.
Il cuore del dibattito riguarda i rivestimenti antiaderenti, spesso basati su sostanze chimiche note come PFAS. Questi composti, utilizzati da anni per evitare che il cibo si attacchi alle superfici, garantiscono una cottura uniforme e una pulizia rapida. Tuttavia, negli ultimi tempi sono finiti sotto osservazione per il loro impatto ambientale.
I PFAS, infatti, sono difficili da smaltire e tendono ad accumularsi nell’ambiente nel corso degli anni. Non è un dettaglio marginale: il tema è diventato centrale non solo nel dibattito scientifico, ma anche nelle agende politiche europee. Sempre più governi stanno valutando restrizioni, e questo si riflette direttamente sulle scelte dell’industria.
Di fronte a queste pressioni, diversi produttori stanno cambiando rotta, puntando su rivestimenti alternativi privi di PFAS, spesso realizzati in ceramica. L’obiettivo è mantenere le stesse prestazioni antiaderenti riducendo al minimo i rischi ambientali.
I nuovi modelli e la svolta tecnologica
Il cambiamento è già visibile sugli scaffali. Alcuni modelli recenti dimostrano come la tecnologia abbia raggiunto una maturità tale da rendere queste alternative non solo credibili, ma anche competitive
Dispositivi come il Nutribullet CrispLite Vision da 8 litri adottano rivestimenti ceramici e introducono elementi come finestre di controllo e illuminazione interna, migliorando l’esperienza d’uso quotidiana. Nei test pratici, la cottura risulta uniforme e i risultati mantengono quella croccantezza che ha reso popolari questi apparecchi.
Anche altri marchi, come Cosori, hanno intrapreso la stessa strada. In questi casi emerge un dato concreto: la facilità di pulizia resta elevata, persino in presenza di residui più ostinati. Qualche limite persiste, soprattutto nella precisione della temperatura o nei dettagli ergonomici, ma si tratta di aspetti secondari rispetto al salto tecnologico compiuto.

Perché non tutti hanno già cambiato (www.misteriditalia.it)
Nonostante i progressi, il passaggio ai rivestimenti senza PFAS non è ancora universale. Le ragioni sono principalmente industriali. I materiali tradizionali sono utilizzati da decenni, con costi contenuti e processi produttivi consolidati.
Le nuove soluzioni, invece, richiedono investimenti, adattamenti tecnici e verifiche sulla durata nel tempo. Per molti produttori, il rischio è quello di aumentare i costi senza avere certezze sulla resa a lungo termine. È una fase di transizione, in cui convivono vecchie e nuove tecnologie.
Una scelta che riguarda anche chi compra
Per chi acquista, questo scenario cambia le regole del gioco. Il rivestimento interno non è più un dettaglio invisibile, ma un elemento che incide su sostenibilità, manutenzione e durata dell’elettrodomestico.
Le friggitrici senza PFAS stanno dimostrando di poter offrire prestazioni equivalenti, e in alcuni casi superiori, rispetto ai modelli tradizionali. Non è solo una questione tecnica, ma una scelta che guarda avanti, in un contesto in cui le normative potrebbero diventare più stringenti.








