I Misteri

La verità dietro l’omicidio di Carlo Mazza: cosa fa oggi Katharina Miroslawa

Katharina Miroslawa, la "mantide di Parma" condannata per l'omicidio dell'amante Carlo Mazza nel 1982 durante la trasmissione Belve Crime condotta da Francesca Fagnani
Katharina Miroslawa, la "mantide di Parma" condannata per l'omicidio dell'amante Carlo Mazza durante Belve Crime

Quarant’anni dopo l’omicidio di Carlo Mazza a Parma, la “mantide” Katharina Miroslawa è libera dal 2013: ha scontato 13 anni di carcere, si è risposata in Austria durante la latitanza e continua a proclamarsi innocente con il sostegno dell’ex marito.

Katharina Miroslawa nasce nel 1962 in Germania da una famiglia di origini polacche. Giovanissima arriva in Italia con il marito Witold Kielbasinski, anch’egli polacco, e i due cominciano a esibirsi come ballerini nei locali notturni. Katharina trova il suo palcoscenico principale allo Schelling, un celebre night di Parma, dove diventa una delle ballerine più apprezzate del locale. Ha ventidue anni, un figlio piccolo e un matrimonio che regge ancora quando nota su di lei lo sguardo di Carlo Mazza, cinquant’anni, uomo benestante della città. I due iniziano una relazione e Katharina, nonostante la famiglia, sceglie di andare a convivere con l’amante. Mazza le garantisce una somma mensile in autonomia e, dettaglio che peserà in modo decisivo su tutto ciò che verrà dopo, le intestò una polizza assicurativa sulla vita da un miliardo di lire: in caso di morte dell’uomo, Katharina avrebbe incassato l’intera cifra. Per gli inquirenti e per i giudici, quella polizza sarà il movente di tutto.

La macchina di Carlo Mazza a Parma, dove fu trovato il corpo dell'imprenditore, in una foto dei giornali dell'epoca

La macchina di Carlo Mazza a Parma in una foto dei giornali dell’epoca

La notte dell’omicidio e la fuga in Germania

Carlo Mazza viene trovato senza vita nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1982, all’interno della sua auto parcheggiata nel centro storico di Parma, sotto la sua abitazione. A ucciderlo sono stati almeno due colpi di pistola alla testa, esplosi con un’arma calibro 6.35. Le attenzioni degli investigatori si concentrano quasi subito su Katharina, ma quando bussano alla sua porta la giovane non c’è più: è partita per Amburgo con un biglietto di sola andata, raggiungendo il marito e il figlio. Quella partenza precipitosa, e soprattutto la natura del biglietto, diventerà uno degli elementi più citati a suo carico nei processi successivi.

L’11 febbraio viene fermata e interrogata dalla polizia italiana appena rimette piede nel paese. La sua versione è precisa: era rientrata in Italia per partire con Mazza alle Isole Mauritius, e a dimostrazione di questo aveva acquistato due costumi da bagno mentre era in Germania. Un dettaglio che Miroslawa continua a citare ancora oggi come prova della propria estraneità all’omicidio, convinta che i giudici non l’abbiano mai presa sufficientemente in considerazione.

Katharina Miroslawa, la "mantide di Parma" condannata per l'omicidio dell'amante Carlo Mazza nel 1982 in una foto dell'epoca

Katharina Miroslawa, la “mantide di Parma” condannata per l’omicidio dell’amante Carlo Mazza nel 1982 in una foto dell’epoca

I processi: un’assoluzione, poi la condanna definitiva

La vicenda giudiziaria è lunga e tortuosa. Al primo grado, nel maggio 1987, la Corte d’Assise di Parma assolve entrambi i coniugi per insufficienza di prove. In appello la situazione si ribalta: vengono acquisiti nuovi elementi, entrano a processo anche il fratello di Katharina, Zbignew, e un conoscente greco, e tutti vengono condannati. La Cassazione annulla quella sentenza e rinvia per un nuovo appello. Il secondo appello conferma la colpevolezza. Il 30 giugno 1992 la sentenza condanna Katharina e il fratello a 21 anni e sei mesi di carcere, il marito a 24 anni. La condanna diventa definitiva il 24 febbraio 1993.

Durante tutta la vicenda processuale i media le affibbiano il soprannome di “mantide di Parma”, con la narrativa prevalente che la dipinge come una donna che ha eliminato l’amante per incassare la polizza. Un’etichetta che Miroslawa ha sempre respinto con forza, sostenendo di essere stata “la colpevole perfetta” agli occhi di un sistema che non riusciva ad accettare una ballerina straniera di night come figura innocente.

La latitanza, il nuovo matrimonio e l’arresto a Vienna

Dopo la condanna definitiva, Katharina non si consegna. Scompare e costruisce una nuova identità all’estero, avviando una doppia vita che durerà sette anni. Si trasferisce in Austria, dove si risposa. Viene rintracciata solo nel 2000 a Vienna e da lì estradata in Italia. In carcere sconta 12 anni di reclusione più uno in affidamento ai servizi sociali, beneficiando degli sconti di pena previsti dall’ordinamento. Esce definitivamente libera nel 2013, all’età di 51 anni, la stessa che aveva Carlo Mazza quando è stato ucciso. Durante la detenzione non smette mai di proclamarsi innocente e presenta diverse istanze di revisione processuale, l’ultima pochi anni fa. Il marito Witold, nel frattempo, scrive in carcere un memoriale in cui si addossa tutta la colpa del delitto, sostenendo di aver agito spinto dalla gelosia. Anche lui è ora libero, rientrato in Polonia nel 2007.

Cosa fa oggi Katharina Miroslawa

Dal 2013 Katharina Miroslawa è una donna libera per la giustizia italiana, anche se per i media è ancora e sempre “la mantide di Parma”. Vive una vita privata con i figli e il secondo marito, quello conosciuto durante gli anni di latitanza in Austria. Ha partecipato alla trasmissione Belve Crime di Francesca Fagnani, dove ha ripercorso la sua storia con la stessa posizione che mantiene da quarant’anni: innocente, vittima di un pregiudizio costruito sul suo essere straniera, ballerina di night, donna con un amante. La revisione processuale non le è mai stata concessa. La polizza sulla vita, il biglietto di sola andata per Amburgo e la fuga dopo la condanna definitiva restano gli elementi su cui la giustizia italiana ha fondato la propria certezza. Lei continua a raccontare un’altra versione, quella dei costumi da bagno comprati per le Mauritius e di una partenza che non aveva nulla di sospetto. Quarant’anni dopo, nessuno dei due racconti ha ceduto.

Change privacy settings
×