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Campi Flegrei, l’odore di zolfo che nessuno ignora e il rischio del terremoto Mw 5.1: cosa dice davvero l’INGV

Campi Flegrei, odore di zolfo e rischio terremoto Mw 5.1: le risposte INGV
Dopo il terremoto ai Campi Flegrei, l'INGV spiega il rischio di una scossa Mw 5.1, le emissioni di gas e l'odore di zolfo dalle fumarole vulcaniche.

Un terremoto di magnitudo 4.7 ha fatto tremare di nuovo i Campi Flegrei, e con esso sono tornate le domande che accompagnano da anni chi vive in quella zona: perché si sente odore di zolfo? Può arrivare una scossa ancora più forte? L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha risposto a questi interrogativi con precisione scientifica, cercando di separare i fatti documentati dall’allarmismo. Capire cosa sta succedendo sotto la caldera flegrea è oggi più importante che mai.

Cosa sono i Campi Flegrei e perché si comportano così

I Campi Flegrei non sono un vulcano nel senso tradizionale del termine — non c’è un cono, non c’è una vetta. Sono una caldera: una struttura vulcanica costituita da un’area depressa di forma quasi circolare, generata da grandi eruzioni esplosive avvenute in passato. Lo definisce così la stessa Protezione Civile italiana nelle sue schede ufficiali sul rischio vulcanico.

Questa conformazione geologica rende i Campi Flegrei un sistema complesso e per molti aspetti controintuitivo. L’energia vulcanica non si concentra in un unico punto, ma si distribuisce su un’area vasta che comprende parte della città di Pozzuoli, i quartieri occidentali di Napoli e il litorale fino a Bacoli. È un sistema attivo, monitorato h24, che esprime la propria vitalità attraverso terremoti, sollevamento del suolo e emissioni di gas.

Il terremoto Md 4.7 e il rischio di una scossa da Mw 5.1

Il recente campi flegrei terremoto di magnitudo 4.7 ha riportato l’attenzione pubblica sulla sismicità dell’area. Non si tratta di un evento isolato: la zona è in una fase di bradisismo attivo, con il suolo che continua a sollevarsi e la crosta terrestre sottoposta a tensioni crescenti.

La domanda più diretta che i cittadini pongono agli esperti è: può succedere di peggio? La risposta dell’INGV è chiara e non lascia spazio a false rassicurazioni: un terremoto di magnitudo Mw 5.1 non può essere escluso. Non è una previsione, non è un allarme, ma è la descrizione onesta di ciò che il sistema fisico consente. La sismologia non è in grado di stabilire quando e se una scossa di quella intensità si verificherà, ma escluderla categoricamente sarebbe scientificamente scorretto.

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Questo tipo di comunicazione trasparente è esattamente ciò che distingue l’informazione scientifica dall’allarmismo: riconoscere l’incertezza senza alimentare il panico, e fornire al pubblico gli strumenti per comprendere il rischio reale.

Perché si sente odore di zolfo: la spiegazione delle fumarole

Uno degli aspetti che più colpisce i residenti e i visitatori dei Campi Flegrei — e che periodicamente raggiunge anche Napoli — è il caratteristico odore di uova marce. L’origine è chimica e ben documentata: si tratta di acido solfidrico (H2S), un gas presente nelle emissioni fumaroliche tipiche dei sistemi vulcanici attivi.

Le fumarole sono aperture nel suolo attraverso cui escono gas caldi provenienti dal sistema magmatico e idrotermale sottostante. Ai Campi Flegrei, la più famosa è la Solfatara di Pozzuoli, ma le emissioni gassose interessano un’area molto più ampia. L’H2S è percepibile dall’olfatto umano anche a concentrazioni bassissime, il che spiega perché la puzza di zolfo sia avvertita anche quando i valori rilevati dagli strumenti non destano preoccupazione immediata.

Un punto fondamentale chiarito dagli esperti: l’odore di zolfo non anticipa terremoti né eruzioni. Le emissioni gassose seguono dinamiche proprie, legate alla permeabilità del suolo e alle variazioni di pressione nel sistema idrotermale, ma non costituiscono un segnale precursore diretto di eventi sismici o vulcanici imminenti.

Le emissioni di gas aumentano, ma l’eruzione non è imminente

Secondo Francesca Bianco, Direttrice del Dipartimento Nazionale Vulcani dell’INGV, le emissioni di gas ai Campi Flegrei sono in aumento. Questo dato è reale e monitorato. Ma — ed è una distinzione cruciale — aumento delle emissioni non significa eruzione imminente.

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I vulcanologi distinguono tra stato di attività e stato di allerta. I Campi Flegrei sono un sistema vulcanico attivo: è la loro condizione normale. Il monitoraggio continuo serve proprio a rilevare eventuali variazioni significative nei parametri — deformazione del suolo, composizione dei gas, frequenza e profondità dei terremoti — che potrebbero indicare un cambiamento nello stato del sistema.

Al momento, nonostante l’incremento delle emissioni gassose e la sismicità in corso, gli esperti dell’INGV non indicano un’eruzione come imminente. Il sistema è attivo, non in crisi eruttiva.

Come leggere i dati senza farsi prendere dal panico

Vivere in un’area vulcanica attiva richiede una cultura del rischio che non sia né negazionista né catastrofista. I Campi Flegrei sono monitorati con una rete di strumenti tra le più avanzate d’Europa, e i dati raccolti dall’INGV sono pubblici e aggiornati regolarmente. Chiunque voglia seguire l’evoluzione del sistema può consultare i bollettini ufficiali dell’Osservatorio Vesuviano, la struttura INGV dedicata al monitoraggio dei vulcani campani.

Il campi flegrei terremoto più recente, come quelli che lo hanno preceduto, è un promemoria che questo territorio è geologicamente vivo. Non è una notizia nuova: lo è da migliaia di anni. La differenza oggi è che abbiamo strumenti migliori per capire cosa sta succedendo e, soprattutto, per comunicarlo con precisione.

Capire la differenza tra un fenomeno monitorato e un pericolo immediato è la forma più concreta di preparazione. L’odore di zolfo fa parte del paesaggio sensoriale dei Campi Flegrei da sempre: inquieta, ma non è un allarme. I terremoti fanno parte della geologia locale: devono essere presi sul serio, ma valutati nel contesto del monitoraggio scientifico continuo. Quello che l’INGV chiede ai cittadini — e che è ragionevole chiedere — è di informarsi dalle fonti ufficiali, senza cedere né all’indifferenza né all’allarmismo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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