Curiosità

Spada di 3.200 anni dal lago di Mezzano: il terzo ritrovamento nel villaggio sommerso

Spada di 3.200 anni dal lago di Mezzano: il terzo ritrovamento nel villaggio sommerso

Il fondo del lago di Mezzano ha restituito, alla fine di settembre 2026, qualcosa di straordinario: una spada in bronzo di circa 3.200 anni, recuperata intatta dalle acque del piccolo lago vulcanico nel comune di Valentano, in provincia di Viterbo. Non è la prima volta che questo specchio d’acqua nascosto nel Lazio settentrionale sorprende gli archeologi, ma si tratta comunque di un evento eccezionale — perché questa è la terza spada in bronzo rinvenuta nello stesso sito dall’inizio delle ricerche, negli anni Settanta del Novecento. La spada bronzo lago Mezzano è già diventata uno dei ritrovamenti archeologici italiani più discussi di quest’anno.

Un lago vulcanico con un segreto preistorico

Il lago di Mezzano non è particolarmente noto al grande pubblico. Si trova nel cuore della Tuscia, a pochi chilometri dal ben più famoso lago di Bolsena, ed è alimentato da un cratere vulcanico di origine relativamente recente in termini geologici. Eppure sotto la sua superficie si conserva uno dei siti archeologici sommersi più significativi d’Italia: un insediamento palafitticolo preistorico, risalente all’Età del Bronzo Recente, ovvero al XIII secolo a.C.

Gli insediamenti su palafitte — strutture costruite su pali infissi nel fondale o lungo le rive — erano diffusi nell’Europa preistorica tra il terzo e il primo millennio avanti Cristo. Quello di Mezzano rappresenta un esempio ben conservato di questa tipologia, preservato proprio grazie all’ambiente anaerobico del fondale lacustre, che ha rallentato i processi di decomposizione dei materiali organici e protetto i manufatti metallici dalla corrosione. È un paradosso affascinante: l’acqua, che in superficie sembra consumare tutto, diventa in certi contesti un involucro protettivo perfetto.

Il ritrovamento del 28-29 settembre 2026

L’annuncio ufficiale è arrivato tra il 28 e il 29 settembre 2026, diffuso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Etruria Meridionale, che dirige le ricerche attraverso il proprio Servizio di Archeologia Subacquea. Le operazioni sul campo sono state affidate a CSR Restauro Beni Culturali, con il supporto del Nucleo Subacqueo dei Carabinieri di Roma.

Insieme alla spada — descritta come perfettamente conservata — sono stati recuperati altri manufatti di notevole interesse: vasi integri e oggetti in bronzo tra cui un rasoio e un’ascia. Non si tratta quindi di un ritrovamento isolato, ma di un contesto materiale coerente che restituisce uno spaccato della vita quotidiana e delle pratiche rituali o militari di una comunità vissuta oltre tre millenni fa.

La spada bronzo lago Mezzano è la terza del suo genere rinvenuta in questo sito da quando le ricerche sistematiche sono iniziate negli anni Settanta: un dato che, di per sé, dice molto sulla densità e sull’importanza dell’insediamento sommerso.

Cosa sappiamo davvero sulla spada e cosa resta da interpretare

La datazione al XIII secolo a.C. colloca l’arma nel pieno dell’Età del Bronzo Recente, un periodo in cui le civiltà mediterranee — dai Micenei agli Ittiti, fino alle culture peninsulari italiane — erano in intensa relazione commerciale e culturale. Le spade in bronzo di questo periodo erano oggetti di grande valore: richiedevano materie prime (rame e stagno) che spesso provenivano da lontano, e una manifattura specializzata.

Il fatto che la spada sia stata trovata perfettamente conservata è un elemento di rilievo scientifico. L’ambiente lacustre anaerobico ha impedito l’ossidazione accelerata che normalmente degrada il bronzo esposto all’aria o a suoli ricchi di ossigeno. Questo significa che i ricercatori avranno a disposizione un manufatto in condizioni ottimali per analisi chimiche, metallografiche e morfologiche.

Cosa significhi la presenza di tre spade nello stesso insediamento è, al momento, una questione aperta. Si può ipotizzare — e si tratta appunto di un’ipotesi, non di un fatto accertato — che le armi fossero depositi votivi, oggetti di status simbolico, o semplicemente parte dell’equipaggiamento di una comunità che viveva in un territorio conteso. Ma senza ulteriori analisi e pubblicazioni scientifiche, qualsiasi interpretazione sul significato militare o sociale dell’arma rimane nel campo della speculazione.

Le sfide dell’archeologia subacquea in un lago vulcanico

Lavorare in un lago vulcanico come Mezzano presenta condizioni specifiche. La visibilità subacquea può variare notevolmente in base alla stagione, alla profondità e alla presenza di sedimenti in sospensione. I palombari specializzati in archeologia subacquea devono operare con grande precisione, documentando ogni manufatto in situ prima di procedere al recupero, per non perdere le informazioni contestuali che sono spesso più preziose dell’oggetto stesso.

Il coinvolgimento del Nucleo Subacqueo dei Carabinieri accanto a una società specializzata come CSR Restauro Beni Culturali indica un approccio integrato, che combina competenze tecniche di immersione con quelle di conservazione e restauro. È un modello operativo che si è dimostrato efficace in altri siti sommersi italiani, dove la collaborazione tra forze dell’ordine e professionisti del patrimonio culturale ha permesso di recuperare reperti in condizioni ottimali e di proteggere il sito da eventuali saccheggi.

La spada bronzo lago Mezzano, come i manufatti recuperati insieme a essa, sarà ora sottoposta a interventi di conservazione e studio. I vasi integri e gli oggetti in bronzo — il rasoio e l’ascia — completano un insieme materiale che potrebbe fornire indicazioni preziose sulle abitudini, l’economia e i rituali della comunità palafitticola.

Il villaggio sommerso nel panorama dei siti palafitticoli italiani

L’insediamento del lago di Mezzano si inserisce in un panorama più ampio di siti palafitticoli italiani, molti dei quali sono stati riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2011 — sebbene il sito di Mezzano non faccia parte di quella lista specifica. I villaggi su palafitte dell’arco alpino e prealpino (dal lago di Garda ai laghi svizzeri) sono i più studiati, ma i siti lacustri dell’Italia centrale offrono una prospettiva diversa, legata alle culture dell’Appennino e alle loro relazioni con il mondo mediterraneo.

Il XIII secolo a.C. è un’epoca di grandi trasformazioni: è il periodo in cui le civiltà del Mediterraneo orientale entrano in una crisi profonda — il cosiddetto collasso dell’Età del Bronzo — che porterà alla fine dei grandi palazzi micenei e alla riorganizzazione delle rotte commerciali. Comprendere come le comunità dell’Italia centrale vivessero e si equipaggiassero in questo periodo è una questione storica di primo piano.

Per questo motivo, ogni nuovo ritrovamento a Mezzano non è soltanto una notizia: è un tassello di un mosaico che gli archeologi stanno ricomponendo da decenni. Le informazioni aggiornate sulle ricerche sono disponibili attraverso il portale ufficiale della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale, che ha pubblicato la comunicazione ufficiale sul ritrovamento.

Tre spade in cinquant’anni di ricerche

Cinquant’anni di ricerche subacquee a Mezzano hanno prodotto risultati notevoli. La prima e la seconda spada, recuperate in campagne precedenti, avevano già segnalato l’eccezionalità del sito. La terza conferma che il fondale del lago conserva ancora molto da rivelare. Ogni nuova campagna di scavo aggiunge informazioni al quadro complessivo dell’insediamento: la sua estensione, la sua struttura, le attività dei suoi abitanti.

Il fatto che tre spade in bronzo siano state trovate nello stesso contesto è statisticamente significativo. Non si tratta di coincidenze: suggerisce che questo luogo avesse una funzione particolare all’interno della comunità palafitticola, che fosse un punto di deposito, un’area di produzione artigianale, o uno spazio con valenza simbolica. Ma — vale la pena ripeterlo — queste restano ipotesi di lavoro che dovranno essere verificate con le analisi in corso.

Quel che è certo, e documentato, è che il lago di Mezzano continua a essere uno dei siti sommersi più produttivi e meglio conservati dell’Italia centrale. E che una spada in bronzo di 3.200 anni, recuperata intatta insieme a vasi, rasoi e asce, è un patrimonio che appartiene a tutti — e che merita di essere studiato, protetto e raccontato con la precisione che la storia richiede.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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