In Italia, la casa di proprietà è da generazioni un pilastro del progetto di vita adulta. Eppure oggi, per oltre un milione di italiani tra i 29 e i 39 anni, quell’obiettivo rimane fuori portata non per scelta, ma per necessità: i soldi semplicemente non bastano. Il fenomeno per cui i giovani non riescono a comprare casa non è un’impressione aneddotica, ma una condizione strutturale documentata da più fonti, che interroga le politiche abitative, il mercato del lavoro e il modello di welfare del Paese.
Un milione di esclusi dal mercato immobiliare
I numeri sono difficili da ignorare. Secondo i dati disponibili, più di un milione di italiani nella fascia 29–39 anni dichiara di voler acquistare un’abitazione ma di non disporre delle risorse economiche necessarie per farlo. Parallelamente, oltre 1,5 milioni di famiglie si trovano in condizioni di grave difficoltà legate ai costi dell’abitare, una cifra che restituisce la dimensione sistemica del problema.
Il dato forse più eloquente riguarda la convivenza con i genitori: circa il 79–80% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora nella casa familiare. Non si tratta di una scelta culturale romantica o di un modello mediterraneo da celebrare acriticamente: in molti casi è la conseguenza diretta dell’impossibilità economica di rendersi autonomi. L’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi europei con la più alta percentuale di giovani adulti che non lasciano il nucleo familiare d’origine.
Perché i giovani non riescono a comprare casa: le barriere reali
Le cause sono molteplici e si intrecciano in modo difficile da sciogliere. La prima è la precarietà lavorativa: contratti a tempo determinato, collaborazioni intermittenti, retribuzioni basse nei primi anni di carriera rendono molto difficile costruire un profilo creditizio solido agli occhi delle banche. Un istituto di credito che deve erogare un mutuo ventennale vuole garanzie di reddito stabile, e molti under 35 semplicemente non le possiedono.
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La seconda barriera è l’accumulo del capitale iniziale. Per accedere a un mutuo ipotecario standard, le banche richiedono in genere che il richiedente copra con risorse proprie una quota del valore dell’immobile — spesso tra il 10% e il 20% — oltre alle spese notarili, alle imposte e alle commissioni d’agenzia. Su un appartamento dal prezzo medio in una città come Milano, Roma o Bologna, questa cifra può superare agevolmente i 30.000–50.000 euro. Per chi guadagna uno stipendio medio-basso e paga già un affitto, risparmiare quella somma richiede anni, se non decenni.
C’è poi il costo degli affitti, che in molte aree urbane ha registrato aumenti significativi negli ultimi anni, erodendo ulteriormente la capacità di risparmio. Il paradosso è evidente: per comprare casa bisogna risparmiare, ma per risparmiare bisogna pagare meno d’affitto, e gli affitti nelle città dove si concentrano le opportunità lavorative sono sempre più alti. Un circolo vizioso che intrappola molti giovani in una condizione di stasi.
Le agevolazioni statali: strumenti disponibili e limiti pratici
Per rispondere a questa emergenza, nel corso degli anni lo Stato italiano ha introdotto diversi strumenti di sostegno. Il più noto è il Fondo di Garanzia per i Mutui Prima Casa, gestito da Consap, che consente a determinate categorie — tra cui i giovani under 36, le famiglie con figli e i lavoratori atipici — di ottenere una garanzia pubblica sull’80% della quota capitale del mutuo. Questo abbassa la soglia di rischio percepita dalla banca e può consentire l’accesso al credito anche a chi non dispone di garanzie patrimoniali proprie.
Nel tempo sono stati introdotti anche regimi fiscali agevolati per l’acquisto della prima casa da parte di under 36, con riduzioni sulle imposte di registro, ipotecaria e catastale. Alcune misure hanno previsto crediti d’imposta per chi acquista con mutuo, destinati a compensare parte degli interessi passivi sostenuti.
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Tuttavia, questi strumenti presentano limiti concreti. Le soglie di reddito per accedere alle agevolazioni escludono spesso chi guadagna abbastanza da non qualificarsi per i sussidi, ma non abbastanza da comprare casa sul mercato libero. I tempi burocratici per l’attivazione delle garanzie possono allungare le trattative. E soprattutto, nessuna garanzia statale risolve il problema strutturale: se il reddito è troppo basso o troppo instabile, nemmeno una fidejussione pubblica convince la banca a erogare un mutuo trentennale.
Il costo reale dell’indipendenza abitativa
Calcolare quanto costa davvero diventare indipendenti in Italia richiede di sommare voci spesso sottovalutate. Oltre all’anticipo e alle spese notarili, chi acquista deve considerare le spese condominiali, l’IMU (se applicabile), le manutenzioni ordinarie e straordinarie, le utenze. Chi affitta, invece, affronta caparre, eventuali spese di agenzia e canoni che in molte città superano abbondantemente il 30% del reddito netto mensile — la soglia oltre la quale gli esperti considerano il costo abitativo oneroso.
Il problema non è solo finanziario: è anche generazionale. I giovani di oggi si affacciano al mercato immobiliare in condizioni strutturalmente diverse rispetto alle generazioni precedenti. Salari reali più bassi rispetto al costo della vita, carriere più frammentate, prezzi degli immobili cresciuti più rapidamente dei redditi: il confronto con i genitori che “a trent’anni avevano già comprato casa” è spesso fuorviante perché ignora un contesto radicalmente mutato.
Per approfondire il quadro delle politiche di welfare abitativo e indipendenza giovanile in Italia esistono analisi accademiche che documentano come il nesso tra precarietà lavorativa e difficoltà abitative si autoalimenti nel tempo, rendendo sempre più difficile uscire dalla casa dei genitori senza un intervento strutturale sul mercato del lavoro e sulle politiche della casa.
Affrontare seriamente la crisi abitativa giovanile significa agire su più fronti contemporaneamente: salari, offerta di alloggi accessibili, strumenti creditizi flessibili e una fiscalità immobiliare che non penalizzi chi compra per la prima volta. Finché questi nodi resteranno irrisolti, il milione di giovani che vorrebbe comprare casa ma non può resterà una cifra destinata a crescere, non a diminuire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








