Tra le voci più intense e significative della poesia italiana del Novecento, Salvatore Quasimodo continua a emozionare.
In particolare, la poesia “Visibile, invisibile”, che apre la raccolta La terra impareggiabile del 1958, rappresenta una vera e propria soglia poetica tra l’essere e il divenire del tempo, un invito a penetrare oltre l’apparenza del reale e a esplorare le dimensioni sottili dell’interiorità.
“Visibile, invisibile” si presenta come un testo conciso ma di straordinaria profondità, capace di condensare in pochi versi un mondo interiore fatto di memorie, domande esistenziali e verità sospese. Il poeta, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1959, solo un anno dopo la pubblicazione di questa raccolta, utilizza una lingua essenziale e musicale per evocare un paesaggio interiore che riflette il confine tra ciò che appare e ciò che resta nascosto.
Nel componimento, il carrettiere all’orizzonte, “nelle braccia della strada”, diventa simbolo di un’esistenza in movimento, sospesa tra realtà e percezione, mentre la “voce delle isole” richiama la memoria delle radici siciliane di Quasimodo, così fondamentali nella sua poetica. Nonostante questo richiamo alle origini, il poeta afferma con fermezza di non “andare alla deriva”: egli legge la propria storia con la vigilanza di una “guardia di notte”, attento al fluire del tempo e agli eventi che segnano le ore della vita.
Il testo si chiude con una riflessione profonda sulla morte e sull’ombra, elementi che Quasimodo non teme né conosce nella loro dimensione tradizionale: la morte è “una superficie dove viaggia l’invasore della mia ombra”, ma l’ombra stessa sembra non poterlo raggiungere. Questa tensione tra visibile e invisibile, vita e morte, realtà e mistero costituisce il cuore pulsante della poesia e della raccolta che essa inaugura.
Una maturità poetica segnata da spiritualità e introspezione
La pubblicazione de La terra impareggiabile segna una svolta nella produzione di Quasimodo, che dopo gli anni intensi della Resistenza e le poesie di impegno civile, si immerge in una stagione di poetica più rarefatta e metafisica. Questo passaggio è testimoniato dallo stile scarno e intenso di “Visibile, invisibile”, dove ogni parola è scelta con una precisione che fonde rigore razionale e liricità.
Il poeta non cerca più soltanto di denunciare o ricordare, ma si addentra in una ricerca di senso che mette in relazione l’essenza della vita con la consapevolezza della sua finitezza, il linguaggio con il silenzio, l’esistenza con l’ombra dell’ignoto. Le immagini, apparentemente semplici, come “la mia vita […] è senza maniglie alle porte”, si rivelano cariche di significati profondi, capaci di aprire varchi nella coscienza del lettore.

La poesia che ti farà piangere – misteriditalia.it
Questa raccolta rappresenta quindi non solo un momento di riflessione personale per Quasimodo, ma anche un contributo fondamentale alla poesia europea del dopoguerra, in cui la parola diventa strumento di esplorazione e trascendenza.
“Visibile, invisibile” di Salvatore Quasimodo
Visibile, invisibile
il carrettiere all’orizzonte
nelle braccia della strada chiama
risponde alla voce delle isole.
Anch’io non vado alla deriva,
intorno rulla il mondo, leggo
la mia storia come guardia di notte
le ore delle piogge. Il segreto ha margini
felici, stratagemmi, attrazioni difficili.
La mia vita, abitanti crudeli e sorridenti
delle mie vie, dei miei paesaggi,
è senza maniglie alle porte.
Non mi preparo alla morte,
so il principio delle cose,
la fine è una superficie dove viaggia
l’invasore della mia ombra.
Io non conosco le ombre.
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