L’italiano, con le sue regole di grammatica, continua a essere fonte di dubbi e frequenti errori, specialmente con termini di uso quotidiano.
Nonostante la sua presenza costante nei discorsi e nei testi, la forma corretta di questo termine è spesso fraintesa, con varianti errate che circolano ampiamente, anche sui social e nei media digitali. Per chiarire definitivamente l’uso e la scrittura di questo vocabolo, è necessario ripercorrere le sue origini strutturali e le regole linguistiche che ne governano la grafia.
La forma giusta da adottare è dappertutto, scritta tutta attaccata e senza apostrofo. Qualsiasi altra versione come “d’appertutto”, “dapperttutto” o “dapertutto” è da considerarsi un errore grammaticale. Il motivo di questa scrittura risiede nella composizione stessa del termine, che nasce dall’unione di due preposizioni semplici, da e per, seguite dal pronome tutto. Questa fusione avviene attraverso un fenomeno linguistico chiamato univerbazione doppia.
Il primo passaggio di questa universazione è un raddoppiamento fonosintattico della consonante p di “per”, che segue una parola terminante per vocale (“da”). Questo processo è analogo a quanto avviene in termini come eppure, appunto o soprattutto, dove compare il raddoppiamento consonantico per motivi di pronuncia e scorrevolezza. In un secondo momento, la parola “dappertutto” si forma per giustapposizione senza necessità di duplicare ulteriori lettere, come si osserva in altri avverbi composti quali oltretutto, dopodiché e sottosopra.
L’inserimento di un apostrofo, come nella variante errata “d’appertutto”, indicherebbe un’elisione della vocale finale di “da” davanti a una parola che inizia per vocale. Poiché però “appertutto” non è un termine riconosciuto o presente nei dizionari italiani, questa forma è priva di senso e da scartare. La regola fonosintattica impone dunque la scrittura unita e con la doppia “p”, senza apostrofi.
Errori comuni e consigli per la memorizzazione
Un aiuto per ricordare la corretta ortografia di dappertutto viene dalla conoscenza delle regole di raddoppiamento fonosintattico: quando un avverbio è formato da una o più preposizioni semplici o articolate, e la prima parola è monosillabica con accento forte, si verifica la duplicazione consonantica. Nel nostro caso, “da” è monosillabico con accento marcato e precede “per”, da cui il raddoppiamento della “p”.
Alcuni esempi d’uso che illustrano la corretta grafia del termine sono:
- “C’erano ragnatele dappertutto, poiché quella casa era abbandonata da anni.”
- “Grilli, cicale, api, acqua: dappertutto si sentivano i piacevoli suoni della natura.”
- “Dopo l’attentato si vedevano dappertutto persone prese da crisi di panico.”
Questi esempi confermano come l’avverbio funzioni perfettamente per indicare una presenza o un’azione estesa ovunque, rafforzando la necessità di utilizzare la forma unita e senza apostrofi.

L’importanza della corretta scrittura nella cultura italiana(www.misteriditalia.it)
Negli ultimi anni, la diffusione di errori ortografici e grammaticali è aumentata, soprattutto online, dove forme scorrette come “dapertutto” con una sola “p” o “d’appertutto” sono frequentemente usate. Questo fenomeno non è isolato: si inserisce in un contesto più ampio di imprecisioni linguistiche comuni, che vanno da confusione tra “a secondo di” e “a seconda di”, all’uso errato di “daccordo” al posto di “d’accordo”, fino alla scrittura impropria di espressioni come “perchè” senza l’accento giusto.
L’attenzione alla grammatica e alla corretta ortografia non è solo una questione di forma, ma anche di rispetto per la lingua e la cultura italiana, ricca di espressioni idiomatiche e modi di dire che caratterizzano profondamente la comunicazione quotidiana. Ad esempio, espressioni come “essere come il prezzemolo”, che significa “stare dappertutto”, mostrano quanto l’italiano sia intriso di riferimenti culturali che vanno utilizzati con consapevolezza.
L’uso corretto di dappertutto rientra quindi in un più ampio percorso di valorizzazione della lingua italiana, che coinvolge anche la conoscenza di errori comuni e di modi di dire tipici, fondamentali per parlare come un vero madrelingua e per comprendere appieno la ricchezza culturale dell’Italia.
L’ortografia corretta di dappertutto: tra preposizioni e raddoppiamenti (www.misteriditalia.it) 












