Otto duplici omicidi, diciassette anni di terrore e un’indagine che, a distanza di mezzo secolo, continua a dividere magistrati, investigatori e opinione pubblica.
Il caso del Mostro di Firenze resta il più oscuro e controverso cold case della cronaca nera italiana, un labirinto di piste, depistaggi e verità solo sfiorate.
La storia che ha scosso l’Italia
Tra il 1968 e il 1985 le campagne attorno a Firenze furono teatro di una serie di delitti efferati: coppie appartate in auto, colpite con una Beretta calibro 22, spesso brutalizzate con mutilazioni che suggerivano una ritualità sinistra. L’esordio del killer viene fatto risalire al 1968, quando Barbara Locci e Antonio Lo Bianco vennero uccisi a Signa. Di quel delitto fu condannato il marito della donna, Stefano Mele. Ma l’arma utilizzata ricomparve negli omicidi successivi, aprendo la porta a un collegamento che avrebbe ribaltato ogni certezza.
Dopo un nuovo attacco nel 1974, il Mostro divenne un incubo ricorrente della Toscana. L’omicidio di Borgo San Lorenzo, con l’efferata uccisione di Stefania Pettini, segnò la nascita di un vero e proprio modus operandi: esecuzione rapida, mutilazioni chirurgiche, nessuna traccia lasciata, una selezione delle vittime che sembrava tutt’altro che casuale.
Le indagini furono un percorso accidentato, segnato da piste sarde, sospetti locali, ipotesi esoteriche e guerre interne tra procure. Negli anni ’90, Pietro Pacciani venne indicato come il presunto killer. Condannato in primo grado e poi assolto, divenne il simbolo delle contraddizioni investigative. I suoi conoscenti, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, furono invece condannati, alimentando ulteriormente il sospetto che il quadro fosse tutt’altro che definito.

Pacciani, Misteriditalia.it
A complicare il caso, negli anni Duemila sono emerse nuove teorie: l’enigmatico “Uomo del Mugello”, la pista medico–accademica, fino ai più recenti esami genetici che hanno riaperto dubbi sulla dinamica del primo delitto del 1968.
Il profilo del Killer
Gli esperti di criminologia, delineano un profilo preciso: un soggetto con capacità di controllo, intelligenza criminale, disturbi di personalità e una ritualità ossessiva. Un killer metodico, capace di agire al riparo da testimoni, spesso in coincidenza con il novilunio, con un linguaggio del crimine che sembra appartenere a una sola mano.
Ma il Mostro di Firenze non è soltanto un assassino. È una ferita collettiva che racconta le fragilità dell’Italia di quegli anni: indagini frammentate, pressioni politiche, clamore mediatico, incertezze giudiziarie. Un caso in cui ogni risposta genera nuove domande e in cui la verità sembra sempre un passo oltre la portata.
A riportare il caso al centro dell’attenzione è anche la miniserie Netflix Il Mostro, diretta da Stefano Sollima e in uscita il 22 ottobre. Una scelta narrativa coraggiosa: niente colpevole, nessuna verità assoluta, solo la ricostruzione delle molte strade percorse dagli inquirenti in quasi sessant’anni di indagini.
Perché, ancora oggi, il Mostro resta soprattutto questo: un mistero irrisolto che continua a sfidare la giustizia e ad alimentare un’inquietudine che sembra non voler svanire.
Pacciani, misteriditalia.it






