Tra i casi più tragici della storia criminale emerge la figura di Dagmar Overbye, una donna protagonista di una serie di omicidi.
Dagmar, nata il 23 aprile 1887 in una famiglia contadina povera di Assendrup, è tristemente nota come una delle poche donne serial killer, avendo ucciso decine di bambini affidati alle sue cure.
Figlia di contadini molto poveri, Dagmar mostrò sin da bambina un carattere malinconico e tendenze antisociali, che la portarono a compiere i primi furti già in tenera età. Dopo un periodo trascorso a lavorare come domestica in varie famiglie, segnato da difficoltà e abusi, ritornò ad Assendrup dove ebbe una relazione breve che terminò con l’abbandono da parte del compagno quando rimase incinta. La morte sospetta del suo primo figlio, ufficialmente attribuita a polmonite ma mai completamente chiarita, rappresentò l’inizio di un drammatico percorso.
Trasferitasi poi a Copenaghen, Dagmar iniziò a lavorare come assistente all’infanzia professionale, occupandosi di neonati nati fuori dal matrimonio, un fenomeno sociale molto diffuso e stigmatizzato all’epoca. Poiché l’aborto era illegale e pericoloso, molte madri erano costrette ad affidare i propri figli a terzi, nella speranza di un futuro migliore per i piccoli. Dagmar si candidò come intermediaria per le adozioni, ma invece di trovare famiglie amorevoli, scelse di eliminare sistematicamente i bambini, uccidendoli con soffocamento, annegamento o bruciandoli nel forno a legna del suo appartamento.
Il “business della morte” e il processo storico
Il modus operandi di Dagmar prevedeva di incassare una somma di denaro per l’affidamento e poi uccidere i piccoli, spesso nascondendo i corpi tra gli abiti o nel sottotetto, oppure distruggendoli nel forno. Quando una madre richiese indietro la figlia affidata, Dagmar rispose con bugie e finte adozioni, fino a quando, nel 1920, la giovane madre Karoline Aagesen denunciò la scomparsa della bambina. La scoperta dei resti ossei nel forno e in altri nascondigli portò all’arresto di Dagmar e all’apertura di uno dei processi più celebri della storia criminale danese.
Condannata per nove omicidi, anche se confessò sedici, e sospettata di aver ucciso fino a venticinque bambini, Dagmar fu la prima donna a ricevere una condanna a morte in Danimarca dopo il 1861. La pena capitale fu poi commutata in ergastolo, grazie anche alla forte opposizione del re Cristiano X verso la pena di morte, che venne abolita definitivamente nel 1922. Dagmar morì in carcere il 6 maggio 1929, all’età di 42 anni.
Il caso ebbe un impatto legislativo significativo: nel 1923 venne approvata una legge che istituì la creazione di case pubbliche per accogliere i bambini nati fuori dal matrimonio, migliorando le condizioni di tutela e prevenendo simili tragedie.

Dagmar Overbye nella cultura contemporanea e il ruolo del criminal profiling(www.misteriditalia.it)
La figura di Dagmar Overbye continua a ispirare opere artistiche e cinematografiche contemporanee. Nel 2024, il regista Peder Pedersen ha portato sullo schermo il film Englebørn (Lost Angels), con Agnes Born nei panni di una giovane artista tormentata dal passato oscuro di uno degli appartamenti dove Dagmar commise i suoi crimini. Nello stesso anno, il film The Girl with the Needle, diretto dal regista svedese Magnus von Horn e presentato al Festival di Cannes 2024, ha rilanciato la storia di Dagmar, interpretata da Trine Dyrholm, che nel film appare come una donna che pubblicizza silenziosamente l’adozione di bambini, ma che in realtà li uccide.
Questi lavori hanno contribuito a rinnovare l’interesse per il tema dei serial killer donne e hanno stimolato riflessioni sul ruolo del profiling criminale nell’indagine di crimini seriali. Il criminal profiler, figura sempre più importante nelle forze dell’ordine moderne, analizza scene del crimine, comportamenti e caratteristiche psicologiche per delineare un profilo dell’assassino. Nel caso di Dagmar, la comprensione delle sue motivazioni e dei suoi metodi ha permesso di migliorare le tecniche investigative e di prevenzione, nonché di approfondire le dinamiche sociali che possono portare a tali drammi.
Il profiling si basa sull’idea che il comportamento criminoso rifletta la personalità e le caratteristiche psicologiche dell’autore, permettendo di restringere il campo dei sospetti e di anticipare le mosse del criminale. Nel contesto della storia di Dagmar Overbye, questo approccio si rivela cruciale per comprendere come una donna apparentemente ordinaria potesse diventare responsabile di una sequenza di omicidi tanto efferati.
Dagmar Overbye: dalla condizione sociale al crimine efferato(www.misteriditalia.it) 






