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Forse non lo sai ma è reato: cosa succede se hai un profilo social falso

cosa succede se hai un profilo social falsoCosa succede davvero se hai un profilo social falso - misteritalia.it

L’assistenza legale specializzata diventa quindi cruciale per chiunque si trovi coinvolto in situazioni di questo tipo.

Nell’era digitale, la diffusione di profili fake sui social network continua a rappresentare una questione di grande attualità e preoccupazione. Piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e X non richiedono attualmente una verifica documentale stringente per la creazione degli account, facilitando così la nascita di profili falsi.

Ma quali sono le implicazioni legali di tali profili? E come difendersi da eventuali abusi? L’avvocato penalista Mattia Fontana, esperto in diritto penale digitale, offre un quadro dettagliato sui rischi e sulle tutele in merito.

L’identità digitale e i rischi legali legati ai profili fake

Un profilo fake si definisce come un account creato con dati non corrispondenti alla realtà: può presentare generalità false, immagini di terzi o attribuzioni di qualifiche inesistenti.

Le ragioni dietro la creazione di tali profili sono molteplici: dall’anonimato per spiare o criticare indisturbati, alla volontà di instaurare relazioni sentimentali sotto false pretese, fino a finalità illecite come danneggiare la reputazione di altre persone o ottenere vantaggi ingiusti.

Va sottolineato che, di per sé, la creazione di un profilo falso non costituisce reato, purché non si utilizzino nome e immagine di persone realmente esistenti. Tuttavia, l’uso che si fa del profilo può integrare diverse fattispecie penali.

La legislazione italiana non contempla un reato specifico per il semplice atto di creare un profilo fake, ma punisce condotte come la sostituzione di persona, la diffamazione aggravata, la truffa, l’adescamento di minorenni, lo stalking, il trattamento illecito di dati personali e la violazione del diritto d’autore.

Conseguenze penali e modalità di riconoscimento dei profili falsi

Il Codice Penale italiano prevede pene severe per chi, attraverso un profilo falso, si sostituisce a un’altra persona al fine di recare danno o procurare vantaggi (art. 494), con la reclusione fino a un anno. Analogamente, la diffamazione aggravata sui social media può essere punita con la reclusione da sei mesi a tre anni (art. 595).

cosa succede se hai un profilo social falso

Cosa dice la legge – misteritalia.it

La truffa informatica, che può derivare dall’inganno perpetrato tramite profili fake, prevede fino a cinque anni di reclusione (art. 640).

Inoltre, l’adescamento di minori, punito con pene da uno a tre anni, e lo stalking, con sanzioni che possono arrivare fino a sei anni e mezzo di reclusione, sono ulteriori rischi associati a un uso illecito di profili falsi. La legge sulla privacy e quella sul diritto d’autore tutelano ulteriormente le vittime da usi impropri di dati personali e immagini protette.

Per riconoscere un profilo fake, è utile osservare se mancano contenuti personali, se il numero di amici o follower è limitato, oppure se il profilo presenta richieste sospette come invio di denaro o dati sensibili. L’assenza di interazioni significative e l’assenza di tag in altri post possono rappresentare ulteriori indizi.

La denuncia, le indagini e il risarcimento del danno

Chi scopre un profilo falso che utilizza i propri dati o immagini può segnalarlo direttamente alla piattaforma social, che dispone di procedure per il blocco e la rimozione dell’account. Tuttavia, quando il profilo fake viene impiegato per commettere reati, è fondamentale sporgere denuncia presso le autorità competenti.

Le forze dell’ordine, una volta ricevuta la denuncia, possono richiedere alle piattaforme informazioni tecniche come l’indirizzo IP utilizzato per la creazione e gestione del profilo, permettendo così l’identificazione dell’autore. Le indagini possono estendersi ai provider di rete per raccogliere ulteriori elementi utili.

Nel corso del procedimento penale, la vittima può costituirsi parte civile tramite un avvocato penalista, chiedendo il risarcimento dei danni subiti. Sarà il giudice, al momento della sentenza di condanna, a stabilire l’entità del risarcimento da liquidare.

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