La figura di Nannie Doss, conosciuta come la “nonna ridacchiante”, continua a suscitare interesse e inquietudine nella storia criminale americana.
Morta nel 1965, questa serial killer ha segnato la cronaca degli Stati Uniti con una serie di delitti commessi nel corso di oltre tre decenni, fino alla sua cattura e condanna nel 1955.
Grazie a nuove analisi e approfondimenti, la sua vicenda è oggi oggetto di studi che ne evidenziano la complessità psicologica e il modus operandi.
La vita e i crimini di Nannie Doss: un profilo tra tragedia e follia
Nancy Hazel Doss nacque nel 1905 a Blue Mountain, Alabama, in una famiglia segnata dalla violenza e dalle difficoltà. Il padre alcolista e violento e una madre affettuosa ma impotente nel controllare la situazione contribuirono a un’infanzia tormentata. Un incidente ferroviario a soli sette anni le procurò una ferita alla testa da cui, secondo alcune interpretazioni, derivarono frequenti emicranie e possibili disturbi neurologici, ipotizzati come fattori scatenanti della sua successiva carriera criminale.

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L’aspetto più inquietante di Nannie Doss riguarda il numero e la tipologia delle vittime: dodici persone tra familiari e congiunti, tra cui quattro mariti, due figli, due nipoti, due suocere, una sorella e la madre. Il suo metodo prediletto fu l’avvelenamento con sostanze come arsenico e veleno per topi (stricnina), sempre somministrate con apparente innocuità, come in cibo e bevande.
Doss sposò cinque volte, ognuno dei suoi matrimoni segnato da tragedie. Nel primo, con Charles Braggs, uccise due dei loro figli e la suocera, alimentando sospetti mai formalizzati. Nel secondo, con Frank Harrelson, la situazione peggiorò: oltre all’omicidio del marito, uccise un neonato di famiglia e un nipote, assicurandosi ingenti polizze sulla vita delle vittime.
Il terzo matrimonio con Arnie Lanning fu altrettanto breve e fatale. Dopo averlo avvelenato, diede fuoco alla casa per incassare l’assicurazione e uccise anche la madre e la sorella di Arnie, ereditandone beni e proprietà. Successivamente sposò Richard Morton, che eliminò con arsenico una volta scoperti i suoi tradimenti adulterini.
L’ultimo marito, Samuel Doss, fu la vittima che portò alla caduta di Nannie. Dopo un primo tentativo fallito di avvelenamento con una torta alle prugne, riuscì a ucciderlo con il suo classico caffè avvelenato. Fu proprio la sospetta rapidità della malattia di Samuel a insospettire il medico, che ordinò un’autopsia confermando la presenza di arsenico e portando all’arresto di Nannie.
Nel 1955, dopo la confessione sotto pressione investigativa, Nannie Doss fu condannata all’ergastolo per dodici omicidi. All’epoca rischiò la sedia elettrica, ma la corte la dichiarò incapace di intendere e di volere a causa di disturbi mentali, evitando l’esecuzione capitale. Durante la detenzione nel carcere dell’Oklahoma, la sua nota risata e il sorriso beffardo le valsero il soprannome di “gigglin granny”.
Nonostante la gravità dei suoi crimini, Doss mostrò un atteggiamento di apparente serenità e persino allegria, lamentandosi solo per il lavoro limitato che le veniva concesso in carcere. Il 2 giugno 1965 morì di leucemia, esattamente dieci anni dopo il suo arresto, e fu sepolta a Russellville, Kentucky.
Il caso di Nannie Doss, la "nonna ridacchiante" che ha ingannato l'America
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