Economia

Pensionati sul lastrico: il 2026 rischia di essere l'anno del tracollo economico per questi cittadini

Pensionati sul lastricoCosa succede alle pensioni nel 2026 - misteriditalia.it

Questo taglio di risorse rappresenta un evidente segnale di possibili futuri irrigidimenti normativi in materia previdenziale.

Il 2026 si apre con profonde novità nel sistema pensionistico italiano, segnando un anno cruciale per migliaia di pensionati e lavoratori prossimi alla pensione.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto modifiche sostanziali che impatteranno in modo significativo le modalità di accesso alla pensione, con conseguenze particolarmente pesanti per categorie come giovani, lavoratori precoci e addetti a mansioni gravose.

Pensioni anticipate: addio a Quota 103 e Opzione Donna

Il cuore della riforma pensionistica riguarda la cancellazione di due strumenti molto utilizzati negli ultimi anni: Quota 103 e Opzione Donna. Queste misure, che permettevano pensionamenti anticipati rispetto ai requisiti ordinari, sono state eliminate, e non saranno prorogate oltre il 31 dicembre 2025.

Rimane attiva solo l’Ape Sociale, un canale straordinario di uscita riservato a categorie specifiche quali disoccupati, caregiver, invalidi e lavoratori impegnati in attività gravose. Per accedervi sarà necessario aver compiuto almeno 63 anni e 5 mesi, con requisiti contributivi che variano tra 30 e 36 anni a seconda della situazione individuale. L’assegno mensile erogato potrà arrivare fino a 1.500 euro.

Queste modifiche restringono drasticamente la possibilità di uscita anticipata dal lavoro, generando preoccupazioni sul fronte sociale ed economico per chi aveva programmato di lasciare l’attività lavorativa con le vecchie regole.

Adeguamento alla speranza di vita e previdenza complementare

Uno dei nodi centrali della manovra riguarda il cosiddetto adeguamento alla speranza di vita, che determina ogni biennio l’innalzamento dei requisiti anagrafici per la pensione.

Pensionati sul lastrico

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La novità introdotta nel 2026 è una diluizione dell’aumento previsto: anziché applicare un incremento di tre mesi a partire dal 2027, la manovra prevede un aumento di un mese nel 2027 e due mesi nel 2028. Questo adeguamento non riguarderà i lavoratori impiegati in attività usuranti o gravose, che rimarranno pertanto esclusi dall’incremento.

Dal 2027, la pensione di vecchiaia richiederà quindi 67 anni e 1 mese di età con almeno 20 anni di contributi, mentre quella anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), salendo a 67 anni e 3 mesi e 43 anni e 1 mese di contributi rispettivamente nel 2028. A questi requisiti continuerà ad aggiungersi la cosiddetta “finestra mobile” di tre mesi.

Inoltre, il governo ha cancellato la possibilità per i lavoratori assunti dopo il 1995 di cumulare i contributi INPS con quelli versati in fondi di previdenza complementare per ottenere la pensione anticipata a 64 anni.

Questa modifica rende più complicato raggiungere i requisiti di pensionamento anticipato, poiché l’assegno minimo richiesto dovrà essere almeno tre volte quello dell’assegno sociale, valore che salirà a 3,2 volte dal 2030.

Sul fronte della previdenza complementare, a partire dal 1° luglio 2026, il TFR dei nuovi lavoratori del settore privato confluirà automaticamente nei fondi pensione di categoria o, in mancanza di scelta esplicita, nel fondo residuale INPS, secondo il principio del silenzio-assenso. Questa misura punta a incentivare l’adesione alla previdenza integrativa, con particolare attenzione ai giovani lavoratori.

Rivalutazione delle pensioni e impatto economico

Per quanto riguarda l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, nel 2026 è prevista una rivalutazione provvisoria dell’1,4% basata sulle stime dell’INPS, con un conguaglio successivo. L’aumento sarà pieno per pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo (circa 2.413 euro lordi), ridotto al 90% per pensioni tra quattro e cinque volte il minimo, e al 75% per importi superiori.

In termini pratici, ciò si traduce in incrementi mensili mediamente contenuti:

  • Circa 14 euro in più per una pensione di 1.000 euro;
  • 21 euro per 1.500 euro;
  • 28 euro per 2.000 euro;
  • 37 euro per 3.000 euro.

La pensione minima salirà a 619,8 euro, un leggero aumento rispetto agli attuali 616,67 euro.

Nonostante l’assenza di nuove restrizioni immediate su riscatto di laurea e finestre di uscita, la manovra prevede una progressiva riduzione delle risorse destinate a finanziare i canali di pensionamento anticipato per precoci e lavoratori usuranti: 90 milioni in meno nel 2032, 140 milioni nel 2033 e 190 milioni annui dal 2034 per i precoci; 40 milioni annui in meno a partire dal 2033 per gli usuranti.

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