IL PARTITO DEGLI SPAVENTATI

Il sen. Miguel Gotor, l'ex brigatista Francesco Piccini e l'ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, tre esponenti del Partito degli Spaventati
Il sen. Miguel Gotor, l’ex brigatista Francesco Piccini e l’ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, tre esponenti del Partito degli Spaventati

E’ accaduto ancora.

Ogni volta che emerge una novità sulla vicenda Moro, come un riflesso condizionato scatta la denigrazione sotto forma di interventi tendenti a sminuirne la portata.

Quello che fa impressione non sono la giusta prudenza e la doverosa cautela che è sempre bene usare in casi simili, è il fatto che ci troviamo difronte a vere e proprie denigrazioni che provengono da una strana alleanza, a mente fredda impensabile. Un’alleanza formata sempre da personaggi delle istituzioni (o che ne hanno fatto parte) ed ambienti in qualche modo vicini alle Brigate rosse.

Sono loro i massimi esponenti del Partito degli Spaventati.

I primi temono che le rivelazioni sul caso Moro possano compromettere l’area a cui appartengono, cioè le istituzioni, anche se si tratta (come nella fattispecie dei servizi segreti) di istituzioni storicamente marce, compromesse, deviate. Sono coloro che vorrebbero che il caso Moro fosse chiuso e per sempre.

I secondi, invece, sono i “superstiti”, non più in attività, delle vecchie Br e perfino ambienti di estrema sinistra ostinatamente convinti della purezza dei “compagni che sbagliavano”. Loro debbono difendere l’”autonomia” e la “memoria” della più grande organizzazione italiana della lotta armata. La loro “purezza rivoluzionaria”.

Ed allora ecco che personaggi improvvisati come il neo senatore Miguel Gotor, costruito a tavolino come uno dei massimi esperti del caso Moro, di fronte ad una rivelazione che, lo ripetiamo, è tutta da verificare e da approfondire, è subito pronto a sputare sentenze, vagheggiando di depistaggi. Addirittura con una capriola degna del miglior saltimbanco: a depistare sarebbero i servizi segreti, individuando i due misteriosi motociclisti proprio come agenti dei servizi segreti.  E’ come se il ladro per non farsi scoprire si autodenunciasse.

Oppure giornalisti qualificati che, citando, sempre e comunque, fonti anonime della polizia scrivono che “tutto era già risaputo” e che anonime verifiche hanno già da tempo “smentito” le rivelazioni stesse.

Ci sono poi gli ex esperti, che hanno guidato per anni la commissione parlamentare sulle stragi, e che per difendere il loro lavoro (incompleto e lacunoso) fanno interviste in cui la parola “bufala” diventa inflazionata.

E, infine, ecco gli ex brigatisti che su siti che continuano a definirsi “comunisti”, pontificano di “tutto è chiaro” a proposito di una vicenda come quella di Moro, che però nella  loro storia continua a rappresentare il punto più basso dal punto di vista strategico.

Solo per citare qualche esempio, di seguito riportiamo una parte di questo campionario negazionista.

IL SOLITO DEPISTAGGIO DEI SERVIZI
di Miguel Gotor

“QUELL’UOMO NON ERA UNO 007”
di Carlo Bonini

“MI SEMBRA SOLO L’ENNESIMA BUFALA”
Intervista a Giovanni Pellegrino

“I MISTERI DEL CASO MORO: UNA MINIERA PER I TRUFFATORI”
Parla l’ex Br Francesco Piccioni