GENITORI E LA TELECAMERA Le trascrizioni delle videoregistrazioni fatte dai genitori

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Nella storia maledetta di Rignano la telecamera comincia ad entrare all’inizio del 2007. Chi avrebbe dovuto usarla per registrare, come vuole la legge, quanto i bambini dicono a proposito di molestie subite, ossia la psicologa tutta di un pezzo, Marcella Fraschetti Battisti, all’inizio, ne fa a meno. Con questa sorprendente affermazione: “La proposta (sic!) di utilizzo della telecamera ha sollevato inizialmente problemi nei bambini che vedevano la riproposizione di una realtà in un ambiente protetto ed alla presenza dei genitori. Per questo motivo, onde rendere più facile e tutelante il rapporto con i singoli bambini si è deciso di non usare la telecamera nei colloqui ‘liberi’”. Come se una telecamera non fosse occultabile, come se i bambini non potessero essere registrati a loro insaputa, senza spaventarli.
La psicologa, così, almeno inizialmente – perché poi le registrazioni avverranno – usa la telecamera solo per i test. Risultato: la difesa degli imputati ha molto agio nel contestare la sua perizia.
Chi, invece, usa la telecamera per riprendere i bambini – ma, inevitabilmente, senza alcuna accortezza, anzi con una certa ansia – sono i genitori dei bambini stessi.
Un esempio del risultato lo pubblichiamo qui sotto.
E’ un documento che parla da solo: l’insistenza dei genitori – che spesso “guidano” la loro bambina – lo stress della piccola che a più riprese dice “sono stanca”, perfino la consapevolezza dell’inadeguatezza di un padre che esclama: “come psicologo so’ ‘na frana”.
L’unica cosa che resta è il disagio. Di tutti.

TRASCRIZIONE DI UNA VIDEOREGISTRAZIONE

TRASCRIZIONE DI UNA SECONDA VIDEOREGISTRAZIONE