IL PROCESSO DI 1° GRADO

Sono nove le udienze resesi necessarie per ricostruire, nel corso del processo di primogrado, tutti gli orrori commessi da Luigi Chiatti. Nove udienze per ascoltare le sue confessioni, spesso algide e compiaciute. Nove udienze per le versioni delle due madri, quella naturale e quella adottiva, nonche per i risultati delle perizie psichiatriche. Nove udienze per sentire il pm pronunciare la parola “ergastolo” e i difensori dell’imputato affermare che è un folle. E chiederne l’”assoluzione”.Il 1° dicembre 1994, all’apertura del processo, il grande assente é proprio lui, l’imputato. Trenta i testimoni sentiti: inquirenti, medici legali, i ragazzi della frazione di Casale.Vengono ricostruiti i due delitti. Il mostro viene descritto come un giovane “assolutamente normale”.Il 2 dicembreviene ascoltato Edoardo Antonucci, il perito informatico che ha frugato nel computer e nei floppy di Chiatti. Si svelano i suoi segreti, il piano di rapire due bambini con cui vivere sette anni.Viene ricostruita anche la vicenda del materasso diChiatti sul quale fu uccisoSimone Allegretti: secondo i legali di parte civile venne fatto rifare in fretta e furia dai suoi genitori adottivi, i quali “sapevano”. Luciano Paolucci, il papà diLorenzo, viene espulso dall’aula: protesta con il presidente della Corte che, a suo dire, aveva tolto la parola al materassaio. Una guardia caceraria, nel corso della sua deposizione, afferma: “un giorno Chiatti mi disse: uscirò tra 20 anni e farò altri omicidi”.Marisa Rossi, la madre naturale dell’imputato, fa la sua rapida apparizione il 6 dicembre: “se ha fatto quello che ha fatto – dice – non può essere una persona normale. Ma io gli voglio bene e farei di tutto per evitargli l’ergastolo”. Nel racconto di altri testimoni il clima violento del brefotrofio di Narni, dove Chiatti fu abbandonato dalla madre naturale.Il pomeriggio è la volta dei genitori adottivi. Da quel giorno vivono in una località sconosciuta, non hanno più amici: “la nostra vita è distrutta”, diceGiacoma Chiatti, la sola a parlare. “E’ stato molto difficile incontrare in carcere Luigi, la prima volta. All’inizio ho desiderato che fosse morto anche lui, ma poi c’é la pietà, che è un dovere cristiano”.Il 9 dicembre, poco prima di mezzogiorno, Chiatti comincia il suo agghiacciante racconto. E’ freddo, pignolo, distaccato, non tradisce alcuna emozione. Descrive i due omicidi nei minimi particolari. Il movente – dice – sono i suoi “problemi irrisolti”, la sua solitudine. Racconta di pregare per Simone e Lorenzo, ma ai genitori delle vittime, che ascoltano in lacrime, non ha mai chiesto perdono. In precedenza aveva parlatoGeorge Palermo, lo psichiatra che si è occupato del mostro di Milwaukee. Secondo lui Chiatti è seminfermo di mente.Il 10 dicembre riprende l’interrogatorio dell’imputato.“E’ stata la mia perfezione – dice – a crearmi problemi”.La guerra delle perizie comincia tre giorni dopo. Gli psichiatri d’ufficio e quelli di parte civile sostengono che l’imputato è affetto da un grave disturbo della personalità, il perito del pm dice che è un pedofilo sadomasochista sessuale: per tutti era capace di intendere e di volere al momento dei fatti.Opposto il parere dei periti della difesa, che replicano il 17, affermando che l’imputato è “totalmente incapace”. A loro avviso Chiatti presenta gravissimi disturbi multipli della personalità che risalgono all’abbandono da parte della madre, alle privazioni subite in orfanotrofio.Siamo alle battute finali. Il 20 dicembre il pm, Michele Renzo, chiede due ergastoli, uno per ogni omicidio. Nessuna attenuante perChiatti, che ha ucciso “per soddisfare le sue perversioni sessuali”. Solo aggravanti. Gli avvocati di partecivile, Ariodante e Giovanni Picuti, chiedono un risarcimento didue miliardi e 600 milioni di lire. Lui, l’imputato – presentea sorpresa – si esibisce in un’autodifesa interrotta poco dopodal presidente della Corte d’Assise.Poi l’udienza finale. Gli avvocati Guido Bacino e Claudio Franceschini chiedono l’assoluzione del loro assistito perché totalmente incapace di intendere e di volere e quindi non imputabile. “Non serve lo psichiatra per accorgersi che è matto – dice uno degli avvocati – basta il buon senso”. Poi la sentenza della corte: due ergastoli.

Fonte: ANSA

“UCCIDERO’ ANCORA”

“SI’, CHIATTI E’ UN MOSTRO
ma perché lo è diventato?

MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA DI 1° GRADO