I RICORDI DEGLI INVESTIGATORI

Leiculona
La marchesa Anna Fallarino Casati Stampa di Soncino in una posa provocante

Una clamorosa storia di cronaca nera quella che si consumò a Roma nell’estate del 1970. Non per gli aspetti misteriosi, perché di gialli, interrogativi, dubbi non ce ne sono stati mai nella strage di via Puccini. Ma, piuttosto, per l’ambiente in cui il dramma era maturato e, soprattutto, per i risvolti erotici – e per quell’epoca anche torbidi – che quella storia nascondeva.

Fu un delitto morboso, quel triplice omicidio. Le foto di lei, in primo luogo, inusuali per quegli anni in cui cominciavano ad affacciarsi appena le prime riviste che definire pornografiche sarebbe stato davvero un’esagerazione. Anche il cinema era a suo modo pudico: l’espressione “luci rosse” era del tutto sconosciuta. Foto di maggiorate ne venivano pubblicate a iosa, intendiamoci, ma sempre, rigorosamente in bikini tutt’altro che succinti.

Suscitò scalpore anche il “diario in pelle verde” del marchese Camillino Casati nel quale lo stesso, minuziosamente, con dovizia di particolari, narrava le gesta erotiche della moglie spesso con sconosciuti che era lui ad agganciare, a volte anche con personaggi noti del mondo dello spettacolo i cui nomi, però, non sono mai trapelati.

Dalle interviste che pubblichiamo, la prima, per Il Messaggero, di Ezio Pasero a Valerio Gianfrancesco, il funzionario di polizia che per primo arrivò sul luogo della strage, non emerge un particolare: come fu possibile che quelle foto siano arrivate sui giornali?

Si racconta, negli ambienti dei vecchi cronisti di nera, che – un attimo dopo che i cadaveri furono rimossi – lo studio del marchese venne invaso da una miriade di persone che razziarono di tutto: foto, soprattutto. Una di quelle foto osè la pubblichiamo in questa pagina.

L’altra intervista, pubblicata sull’Europeo nel 2000, è al funzionario della questura che diventò questore di Roma.

INTERVISTA A VALERIO GIANFRANCESCO

INTERVISTA A MIMMO SCALI