IL PRIMO PROCESSO (1982-1983) Una verità con troppi angoli oscuri

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Alla base del primo processo sul caso Moro vi sono due istruttorie, la “Moro 1” e la “Moro bis”.
La prima istruttoria viene condotta dai giudici istruttori Cudillo, Gallucci, Amato, Priore e Imposimato. Quest’ultimo si occuperà anche della seconda, resasi necessaria dai nuovi elementi che derivano dalle confessioni dei “pentiti”.
Decine di migliaia di pagine compongono i voluminosi faldoni dell’inchiesta “Moro 1”. Il 13 dicembre 1979, il procuratore Guasco riassume in circa 200 pagine le risultanze dell’istruttoria.
La “Moro bis” si compone invece di appena 672 pagine: alle ricostruzioni delle numerose azioni della colonna romana e del sequestro Moro si aggiungono le voci dei brigatisti che hanno scelto di “collaborare” con la giustizia.
Il primo processo Moro comincia il 14 aprile 1982 nella palestra-bunker del Foro Italico a Roma. A presiedere la corte di Assise è Severino Santiapichi, giudice a latere Antonio Abbate, pubblico ministero Niccolò Amato.
Gli imputati sono 63, tra cui diversi “pentiti”, come Savasta, Peci, Brogi e alcuni “dissociati” come Maj, Andriani, Spadaccini.
Davanti alla corte oltre a loro, testimoniano alcuni uomini politici, come Andreotti, Craxi e Signorile.
Il 20 dicembre 1982 il pubblico ministero Amato chiede trentaquattro ergastoli e oltre 1000 anni di carcere.
Il 24 gennaio 1983 la sentenza: trenta ergastoli e 316 anni di reclusione.
Il processo, pur ricostruendo gran parte di quanto accaduto nei 55 giorni del caso Moro (dalle 9.00 del 16 marzo fino al primo pomeriggio del 9 maggio 1978) lascerà aperti molti interrogativi: la “prigione” di Moro, innanzitutto, ma anche l’esatta composizione del commando che entrò in azione in via Fani; il numero e le identità dei brigatisti che “gestirono” materialmente la “prigionia” del presidente della Dc (non si parlò mai del “quarto uomo”, ossia di Germano Maccari), così come rimase indefinita la figura dell’assassino di Moro, cioè di colui che gli sparò, prima di trasportare la Renault 4 con a bordo il suo cadavere in via Caetani.
E questo solo per citare alcuni dei misteri del caso Moro a cui, con il tempo, se ne aggiungeranno molti, molti altri.