INCHIESTE E CONTROINCHIESTE

Il muratore Gennaro Bernardo - più abile dei carabinieri - che ha scoperto il nascondiglio che custodiva le carte di Moro
Il muratore Gennaro Bernardo – più abile dei carabinieri – che ha scoperto il nascondiglio che custodiva le carte di Moro

Proviamo a ricapitolare. Quello che oggi sappiamo è che a mettere le fotocopie degli originali manoscritti delle lettere e del Memoriale di Moro in quel vano, assieme a denaro, armi e munizioni, sono le stesse Brigate rosse.
Le carte di Moro arrivano, con ogni probabilità, da Firenze dove un brigatista mai identificato dattiloscrive il Memoriale redatto a mano da Moro. A distanza di quattro mesi dalla fine del sequestro, via Monte Nevoso diventa il luogo dove quel materiale deve essere catalogato e studiato al fine di essere diffuso, come è scritto nel comunicato n. 6 del 15 aprile 1978,

„attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle Organizzazioni Combattenti“.

In via Monte Nevoso, infatti abitano due componenti del Comitato Esecutivo delle Br, Azzolini e Bonisoli, cui spetta quel compito teorico e per assolvere il quale si faranno aiutare, nel lavoro pratico ed organizattivo, da Nadia Mantovani che in quell’appartamento è arrivata da soli dieci giorni. I brigatisti però tengono a portata di mano solo il materiale dattiloscritto su cui stanno lavorando e che verrà scoperto dai carabinieri dopo l’irruzione. Il resto delle carte di Moro, ossia le fotocopie dei manoscritti originali, le hanno riposte dietro quel pannello per motivi di sicurezza. In caso di perquisizione occasionale o di visita di un vicino.
Messa così sembrerebbe che la divisione delle carte, tra quelle in vista e quelle nascoste, risponda soltanto ad una logica organizzativa e di sicurezza, non certo ai contenuti del Memoriale. Ma a smentire questa impostazione arriva Prospero Gallinari, uno dei carcerieri di Moro, che di recente, in un colloquio con l’ex giudice Ferdinando Imposimato, ha affermato:

„Certo che sapevamo cosa c’era in quelle carte. Ed è logico che facemmo una cernita e le cose più spinose che Moro ci aveva detto le nascondemmo il più acauratamente possibile“.

A questo punto le ipotesi sul doppio ritrovamento delle carte di Moro sono le più diverse.
La più logica vorrebbe che a lasciarle dove poi saranno trovate siano stati gli stessi carabinieri che ebbero a loro totale disposizone quell’appartamento per cinque giorni pieni. In quei cinque giorni nell’appartamento i carabinieri lavorano alacremente alla ricerca di possibili nascondigli, tanto che dei fori vengono fatti nelle pareti che dividono le stanze. Ed un nascondiglio viene trovato sopra lo stipite di una porta. Lascia increduli il fatto che i carabinieri buchino i muri di tutte le stanze, ma non spostino in cucina una banale scarpiera e non notino che dietro c’è un pannello di colore diverso da quello delle pareti.
D’altronde ipotizzare che quelle carte, assieme a soldi, armi e munizioni siano state trovate e poi rimesse al loro posto per occultarle non ha molto senso perché chi avrebbe compiuto questa azione avrebbe dovuto sapere che le stesse sarebbero state trovate ben 12 anni dopo, mentre sarebbero potute essere trovate nel giro di poco tempo se, come è sempre avvenuto, l’appartamento fosse stato restituito ai legittimi proprietari in un tempo più ragionevole.
Dal canto loro i brigatisti a più riprese, nel corso dei 12 anni intercorsi fra il primo ed il secondo ritrovamento di quelle carte, fanno notare, spesso con veemenza, dopo aver consultato i verbali di sequestro, che dalla base di via Monte Nevoso i carabinieri avrebbero sottratto del materiale, rubando del denaro.
Lo fa per prima la brigatista Carla Brioschi, la quale, durante un’udienza del primo processo Moro, denuncia alla Corte la sparizione da via Monte Nevoso di una cartelletta marrone contenente le fotocopie degli interrogatori di Moro. Saggiamente il presidente della corte Santiapichi decide di convocare i carabinieri che avevano perquisito l’appartamento e si rivolge alla procura di Milano per conoscerne i nomi. Ma la stessa oppone un netto rifiuto, sostenendo che se vi erano ipotesi di reato la competenza era sua e soltanto sua. Un ostruzionismo davvero inspiegabile.
Nel 1985 sull’argomento torna Bonisoli in un’intervista al Corriere della Sera. Silenzio. Per trovare quelle carte bisognerà attendere il 1990.
A questo punto l’ipotesi più probabile è questa: nell’appartamento di via Monte Nevoso i brigatisti Azzolini e Bonisoli, entrambi dell’Esecutivo brigatista, massima istanza dell’Organizzazione, stanno lavorando sulla trascrizione dattilografata completa del Memoriale Moro. Il loro scopo è di trarre da quel materiale un documento da diffondere poi nelle “Organizzazioni Combattenti”. Per prudenza, a mo’ di archivio, le fotocopie degli originali più scottanti sono stati nascosti dietro il famoso pannello. In qui momenti avviene l’irruzione dei carabinieri di Dalla Chiesa con alla testa il cap. Arlati. Come nota lo stesso Arlati, il plico di documenti esce da via Monte Nevoso assieme al cap. Bonaventura che lo riporta più smilzo. Ha scritto un attento studioso del caso Moro come Manlio Castronuovo:

“Chi ha esaminato il materiale portato in caserma da Bonaventura potrebbe aver pensato che, sottraendo i circa 60 fogli dattiloscritti nei quali Moro affrontava temi riconducibili, ad esempio, a Gladio, ne stesse cancellando le tracce. Non sapendo, invece, che le Br ne avevano custodito le fotocopie e che le stesse erano molto più vicine di quanto non si sarebbe potuto pensare. Al numero 8 di via Monte Nevoso”.

Di seguito gli articoli sulla vicenda Monte Nevoso, alcuni dei quali usciti a ridosso del ritrovamento.

LA VERA STORIA DELLE LETTERE SCOMPARSE
di Vincenzo marini e Giuseppe Zupo

BRIGATE DI SERVIZIO
di Marcella Andreoli

QUEL MISTERO COSI‘ CHIARO
Intervista a Prospero Gallinari

UN MURO DOPPIO
di Roberto Chiodi e Roberto Martinelli

QUELLE INDAGINI PER NON INDAGARE
di Vincenzo Marini e Giuseppe Zupo

MA QUESTA E‘ UNA MANINA AMERICANA

„ANDREOTTI HA LE CARTE ORIGINALI DI MORO“
di Gianni Cipriani