L’alibi di Mambro e Fioravanti

salvini

Per la mattina del 2 agosto 1980Francesca Mambro e Valerio Fioravanti hanno un alibi. Da latitanti, in quel periodo avevano trovato rifugio nel Veneto e – nell’esatto momento della strage di Bologna – si trovavano a Padova, assieme ad un altro militante dei NAR, Gilberto Cavallini. Per l’esattezza i due si trovavano al mercato di piazza delle Erbe, in attesa di incontrarsi proprio con Cavallini che aveva detto di doversi recare ad un appuntamento con un non meglio identificato “zio Otto”. Per anni nessuno è mai riuscito a scoprire l’identità del fantomatico”zio Otto”, né – e qui sta il mistero –Cavallini ha mai voluto rivelare chi realmente fosse costui.
Indagando sull’estremismo di destra

nel Veneto negli anni Sessanta – Settanta, sui suoi collegamenti con apparati militari e dei servizi segreti e sulle diramazioni che portavano alla strage di piazza Fontana, il giudice istruttore di Milano Guido Salvini si imbatte in un prezioso testimone, un neofascista, Carlo Digilio, con legami con i servizi segreti americani tanto forti da far ritenere egli stesso una sorta di agente della CIA in seno all’estremismo nero.
Digilio ha diversi nomignoli, o nomi di battaglia, e tra questi c’è anche “zio Otto”. Interrogato da Salvini, Digilio ammette di conoscere un solo militante dei NAR, cioè proprio lui, Gilberto Cavallini. Ed aggiunge di aver avuto un appuntamento con Cavallini, proprio lo stesso giorno indicato dai due condannati per la strage alla stazione: il 2 agosto 1980.
Dal canto suo Cavallini – anche lui sentito dal giudice Salvini – su questo incontro che confermerebbe l’alibi di Mambro e Fioravanti è sempre stato molto reticente. Vuoi per motivi – diciamo così – politici (ammettere suoi legami con i “fascisti della CIA” rovinerebbe la sua immagine di rivoluzionario), sia per motivi meramente processuali: assolto per la strage di Bologna, rischierebbe di finire in quella sui vecchi neofascisti Veneti.
Fa notare il giudice Salvini nel brano della sua ordinanza del 1998 – di cui riproduciamo il brano in questione – che l’alibi dei due condannati non è mai stato preso in esame da nessuna corte di giustizia. E soprattutto che non sono mai stati approfonditi i rapporti “riservati” tra lo stesso Cavallini e personaggi dell’eversione nera come Maggi, Fachini (imputato assolto per la strage di Bologna), Raho e Digilio.

Scrive Salvini: “Sarebbe interessante comprendere se la scelta proprio della mattina del 2 agosto 1980 per il contatto cavallini – Digilio sia una coincidenza o sia dovuta ad una ragione specifica e, in tal caso, quale”.

LA CONNESSIONE PIAZZA FONTANA-BOLOGNA
dall’ordinanza del giudice Salvini (1998)