LA STRAGE DI SABRA E CHATILA (16-18 settembre 1982)

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16 settembre 1982: comincia il massacro nei campi palestinesi di Sabra e Chatila.

Che la vendetta dei falangisti cristiani contro i palestinesi per l’assassinio del neo presidente libanese Gemayel fosse nell’aria non era un mistero. Né a Beirut, né a Tel Aviv, né a Gerusalemme.

E’ per primo, il 14 settembre 1982 – due giorni prima dell’eccidio –  il capo del governo israeliano Menachem Begin, nel corso di una conversazione con ilcapo di stato maggiore dell’esercito, Eytan, a paventare una ritorsione cristiana per l’eliminazione del loro leader.

Si può quindi dire subito, con estrema certezza, che l’esercito israeliano presente a Beirut avrebbe potuto impedire qualsiasi massacro, anche in presenza delle affermazioni di alcuni collaboratori del ministro della Difesa Ariel Sharon che, mentendo, avevano riferito che i vertici falangisti erano “calmi e pragmatici”, quindi da “non ritenere un pericolo per i profughi palestinesi”.

Eppure anche le informazioni concrete sulla violenza dei falangisti contro i palestinesi non mancavano.

Un rapporto del Mossad del 23 giugno 1982, ad esempio, aveva stimato in almeno 500 i mussulmani liquidati ai posti di blocco cristiani. Lo stesso Sharon – altro esempio – aveva riferito al dirigente del Mossad, Nahum Admoni, che il solocomandante falangista Eli Hobeika aveva “fatto sparire” 1200 persone da Beirut.

Per l’esercito israeliano il problema era un altro: chi avrebbe controllato che nei campi profughi palestinesi, dopo la partenza di Arafat e dei guerriglieri dell’OLP, non fossero nascosti ultimi uomini armati?

L’alto comando delle forze armate libanesi, con la solita codardia, rifiuta il compito, dichiarando che non avrebbe ostacolato l’ingresso degli israeliani nei campi profughi di Beirut Ovest. Per questo lavoro decisamente “sporco” Eytan e ilgenerale Drori si rivolgono allora ai falangisti che si dichiarano disponibili all’operazione di “controllo” dei campi.

Il pomeriggio del 16 settembre Hobeika si incontra con il generale Yuron per definire i particolari dell’operazione.

A Gerusalemme, intanto, l’inviato speciale americano Morris Draper e l’ambasciatore Lewis incontrano Sharon ed Eytan per esporre i loro timori nei confronti della sete di vendetta della Falange.

Alle ore 18 del 16 settembre 1982, 150 uomini di Hobeika entrano nei campi profughi da ovest e da sud, attraversando con estrema facilità, le linee israeliane.

Su richiesta dell’ufficiale di collegamento della Falange, una batteria israeliana di mortai inizia a sparare proiettili illuminanti per agevolare il cammino dei falangisti, in seguito altri razzi illuminanti vengono sganciati dai jet dell’aviazione israeliana.

Alle 18.50, senza muovere un dito, gli aiutanti di campo del generale Yuron intercettano una conversazione tra Hobeika e uno dei suoi subordinati da cui si capisce la tremenda fine che avrebbero fatto una cinquantina di donne e bambini palestinesi radunati nei campi.

Alle 21, a Gerusalemme, durante la riunione di gabinetto, il generale Eytan paventa, in maniera assolutamente generica, possibili raptus vendicativi dei falangisti, tacendo però della presenza falangista nei campi di cui era ampiamente informato. Solo il ministro David Levy è consapevole di quanto sta accadendo, pur non conoscendo i particolari dell’operazione concordata tra israeliani e falangisti: “Quando sento che i falangisti sono già entrati in certi quartieri, io so cosa significa per loro vendicarsi, che genere di violenza…Nessuno crederà che fossimo là a mantenere l’ordine, e il biasimo ricadrà su di noi”.

Intanto, la forza di Hobeika, divisa in piccole squadre, sta irrompendo di casa in casa a Sabra e Chatila, assassinando gli abitanti. Non incontra quasi nessuna resistenza e il massacro prosegue per più di 30 ore. Intere famiglie vengono passate per le armi.

La notte tra il 16 e il 17 settembre le notizie della carneficina raggiungono i quartieri generali israeliani. Nessun provvedimento viene preso.

Zeev Schiff, inviato di guerra del quotidiano Haaretz, parla con alcuni ufficiali della stato maggiore israeliano per avvertirli di quanto sta accadendo, ma non accade nulla.

Più tardi si scoprirà che il generale Yuron aveva permesso ad una seconda forza di miliziani falangisti, al comando di Fuad Abu Nader, di entrare nei campi per completare il “controllo”. Gli israeliani forniscono ai falangisti anche due bulldozer per demolire costruzioni illegali che in realtà vengono usati per scavare fosse comuni dove gettare i cadaveri.

Il giornalista Ron Ben Yishai della televisione israeliana telefona a Sharon e gli riferisce notizie dettagliate sul massacro, ma il ministro della Difesa non gli dà alcun peso.

Solo all’alba del 18 settembre, con l’arrivo a Sabra e Chatila della stampa internazionale, lo scandalo esplode.

Sulle prime Sharon riesce a vincere una causa legale contro il settimanale Time
che lo indica come responsabile del massacro, ma in seguito sarà una apposita commissione d’inchiesta, nominata dal governo israeliano, ad inchiodarlo alle sue responsabilità, costringendolo alle dimissioni.

Nel 2001 un procedimento giudiziario contro Sharon avviato dalle autorità belghe e un documentario della BBC (dal titolo “Sharon l’accusato”), realizzato dal giornalista Fergal Keane, riaccendono le polemiche attorno alla figura del ministro della Difesa diventato nel frattempo premier israeliano.

La BBC subisce forti pressioni da parte del governo di Israele per la messa al bando del documentario, ma il programma va regolarmente in onda in Inghilterradomenica 17 giugno 2001. Il portavoce di Ariel Sharon, Raanan Gissen, intona il solito stantio ritornello dell’antisemitismo contro il giornalista inglese.

In Italia il documentario viene trasmesso dalla rete a pagamento Telepiù per circa un mese in orari differenti.

Nel filmato, tra l’altro, Keane intervista l’inviato straordinario degli Usa in medioriente Morris Draper, il giudice Richard Goldstone (già impegnato sui crimini di guerra in Bosnia e Ruanda) e l’esperto di diritto internazionale Richard Falk. Per tutti Sharon dovrebbe essere incriminato poiché la Convenzione di Ginevra ritiene responsabili gli alti comandi civili e militari per la sicurezza delle persone soggette ad occupazione. La responsabilità per i civili di Beirut era dei militari israeliani guidati da Amos Yuron e dei comandi militari guidati da Sharon ed Eytan.
Draper rincara la dose, sostenendo che Sharon era stato avvertito di ciò che stava accadendo ma nonostante questo non ha fatto nulla per impedire il massacro.

Fonte: SABRA E CHATILA 20 ANNI DOPO di Paolo Di Motoli

«DEI NON-EBREI AMMAZZANO ALTRI NON-EBREI
E SI ACCUSANO GLI EBREI!»
di Amnon Kapeliouk

E AI MASSACRATORI GLI ISRAELIANI FORNIVANO I VIVERI
Di Bruno Marolo

RITORNO SU UN MASSACRO
di Pierre Pean

LA TESTIMONIANZA DEL DOTT. BEN ALOFS

PARLA CHIBLI MALLAT
l’avvocato che ha assistito le vittime di Sabra e Chatila
presso la Corte di giustizia del Belgio

L’ULTIMA CONFERENZA STAMPA
DI ELIAS HOBEIKA

PARLA AS’AD SHAFITRI
braccio destro di Elias Hobeika

LA TESTIMONIANZA DI ROBERT HATEM
Responsabile della sicurezza di Elias Hobeika

LA SANGUINOSA ASCESA DEL GEN. ARIEL SHARON
di Amnon Kapeliouk