STORIE DI ROCK ITALIANO. Dal boom dei consumi alla crisi economica internazionale

09-storie-di-rock-italianoIncipit: Tra palco e realtà (dalla prefazione di Gaetano Liguori): “Daniele Biacchessi è un giornalista radiofonico, storica la sua presenza a Radio 24. E questo lo sappiamo. E’ un autore di libri-inchiesta sui grandi misteri degli Settanta: Seveso, Ustica, Piazza Fontana, Stazione di Bologna. E questo lo sappiamo. E’ autore e interprete di reading che scavano nella memoria di tanti di noi: da Peppino Impastato alle stragi nazifasciste di S.Anna di Stazzema e Marzabotto. E anche questo si sa. E’ cantore di Fausto e Iaio, due ragazzi dei centri sociali uccisi dai fascisti;  dei partigiani Giovanni Pesce e della moglie Norina e di tanti personaggi che se non fosse per Daniele, e molti altri come lui, passerebbero nel dimenticatoio, cancellati dalla retorica dell’ufficialità perché scomodi. E tutto questo è noto. Ma allora qual è l’aspetto di questo onnivoro e istrionico, ma sempre documentato, giornalista-scrittore-teatrante?”

Storie di rock italiano

“La storia d’Italia, dal boom economico degli anni Sessanta fino ai giorni della crisi economica e finanziaria globale degli anni Duemila, narrata attraverso i linguaggi del rock e della musica di impegno civile. Mi sono detto più volte: manca proprio un libro così nel nostro paese”.

 Storia e musica hanno sempre proceduto insieme. Ogni epoca ha avuto il proprio genere musicale, i propri menestrelli a raccontarla non tanto e non soltanto attraverso gli eventi che più hanno colpito, coinvolto o travolto le masse, ma soprattutto a scandire, con i ritmi e le melodie, l’ésprit du temps, quel sentire collettivo che è proprio di ogni momento e solo di quello. Valga per tutti l’esempio delle canzoni marziali e cupe, chiaramente mascoline accostate alle melense arie frivole e bamboleggianti, studiate per il pubblico femminile che erano in voga nel ventennio fascista. Volendo spiegare il rapporto fra la musica e i comportamenti umani scaturiti dai valori, dagli usi e dalle credenze dei popoli in determinati periodi storici, bisogna risalire alle radici dell’antropologia musicale secondo cui la musica non ne sarebbe altro che il prodotto. Dunque studiando la storia non si può prescindere da quello che si suonava e cantava anzi, è stato proprio quello che si suonava e si cantava a scandirne i vari passaggi. Ne è convinto l’autore, Daniele Biacchessi, critico musicale negli anni che contavano, quelli in cui si sono avvicendati fenomeni di che hanno graffiato veramente la memoria collettiva. Diventato successivamente un grande giornalista e uno scrittore per il quale oggi la musica rimane una passione immensa, ha aperto, con questo libro, «lo scrigno della memoria» tessendo un racconto storico musicale che racconta l’Italia dagli anni del boom,  beatamente felici sotto il profilo artistico, fino ai nostri giorni, piuttosto grigi e tristi non per mancanza di genialità musicale, ma per la scarsa attenzione che il pubblico riserva alla vera qualità.

C’è tutto in queste 191 pagine fitte fitte. C’è, come si è detto «L’Italia del boom economico, dove, dopo la ricostruzione del dopoguerra, tutto riparte, si riproduce, si consuma, corre in fretta». E’ un’Italia, quella, che ha voglia di vivere e di sperimentare, ma anche di ribellarsi agli schemi ingessati e bigotti del decennio precedente: i primi capelloni, i beat, il giornale “La Zanzara” del liceo milanese Parini i cui redattori furono incriminati e rinviati a giudizio per un’innocente inchiesta sulla sessualità delle ragazze minorenni. E ci sono i juke box  in tutti i bar che vomitano canzoni che fanno ballare, mentre ai primi concerti le ragazzine si strappano i capelli e svengono per gli artisti che si avvicendano sul palco. I Beatles, anzitutto.

Ma la musica scorre su un Paese per nulla tranquillo e pacificato. L’incubo della guerra è finito ma l’Italia è in macerie e il sogno di ripartire si scontra, nel delicato passaggio dal regime alla democrazia, con i fascisti riciclati nel nuovo ordinamento e inseriti nelle istituzioni. Inevitabili i conflitti, soprattutto là dove sono maggiori i bisogni di liberarsi dall’oppressione di latifondisti o ‘padroni’ refrattari alle nuove istanze. Si reclamano le riforme e, mentre i governi su muovono lenti, si verificano le prime stragi, le prime uccisioni, i primi scontri con le forze dell’ordine, i primi attentati. La strage di Portella della Ginestra è stata la prima e, a seguire, tutte le altre. I Beatles, i Rolling Stones sono ancora molto lontani ma il cammino è iniziato. I braccianti siciliani non si arrendono. I sindacalisti come Placido Rizzotto continuano a battersi fino alla morte, gli operai si radunano, organizzano picchetti davanti alle fabbriche e cortei sui quali si accaniscono i celerini di Scelba che nel 1960 fecero quattro morti. Gli studenti di scuotono dal torpore dei loro privilegi e si arrabbiano fino a esplodere in quello che si ricorda come il ’68.

Il racconto antropo-storico- musicale di Biacchessi prosegue passando dai moti studenteschi ai fatti degli anni di piombo, e poi tocca il desolato riflusso degli anni ottanta, scandito dai festival nazionalpopolari ma fortunatamente punteggiato da artisti geniali, registra la nascita dei movimenti musical scavalca di continuo l’oceano, Italia Usa e viceversa, nel fluire incessante dall’una all’atra sponda degli artisti, delle loro storie, della loro musica che declina il rock in tutte le sue possibili variazioni. Questo è un libro fatto di parole, di fatti e di musica che non si può ignorare se si ha a cuore la conservazione della memoria del passato. Una vera e propria scatola magica dalle cui pagine escono ricordi ed emozioni.

Daniele Biacchessi

STORIE DI ROCK ITALIANO. Dal boom dei consumi alla crisi economica internazionale

Jaka book, 191 pagine, € 15,30 anziché 18,00 su internetbookshop