PRONTO, QUI PRIMA LINEA

1 Pronto qui Prima lineaIncipit.
Capitolo 1. Le origini.
È il 29 aprile 1976. Milano si è svegliata imbozzolata in una di quelle giornate che non ne vogliono sapere di sciogliersi nella primavera. L’aria è ancora pungente. L’avvocato Enrico Pedenovi, 50 anni, sposato, padre di due figlie, sta per uscire dalla sua casa di viale Lombardia: è un dirigente del Movimento sociale italiano, l’Msi, il partito che raccoglie dal dopoguerra il reducismo della Repubblica di Salò. Dal 1970 Pedenovi siede sui banchi del consiglio provinciale di Milano ed è membro del Comitato centrale del partito. Non è un personaggio anonimo per l’estrema sinistra: il suo nome è sinonimo di schedature e di spionaggio. Le Brigate rosse lo hanno segnalato in un opuscolo ripreso dal quotidiano “Lotta Continua” con un titolo eloquente: “Pagherete tutto”. In quelle pagine vi è indicata una nutrita rosa di persone che orbita nell’estrema destra e nel sindacato di matrice fascista Cisnal: avversari pericolosi.

E’ innegabile che in questo Paese, a dispetto delle rassicurazioni date periodicamente dai membri del governo e dal premier, si stiano vivendo momenti difficili. Dovunque il malessere dei cittadini è palpabile. Per spiegarne le cause potremmo tirare in ballo il sistema capitalistico che domina la società a tutti i livelli; il ‘sistema Europa’ che non sembra mantenere le promesse iniziali; la crescente disaffezione dei cittadini nei confronti di uno Stato che pare assente e, quel che è peggio, indifferente; i partiti politici sempre più simili a ‘comitati di affari’, popolati da troppi personaggi preoccupati esclusivamente del proprio tornaconto e di non specchiata virtù; lo strapotere delle mafie che, oggi più che mai, nonostante l’efficace azione di contrasto delle forze dell’ordine, sembrano spadroneggiare in tutti i settori dell’economia strozzandone la crescita; il malaffare ormai ‘strutturato’ ed elevato a sistema; l’immigrazione biblica dai Paesi africani in guerra; la precarietà del lavoro a tutti i livelli eccetera eccetera.
Questi e mille altri affanni che affliggono la nostra società, non solo rendono la vita dei cittadini sempre più difficoltosa e incerta ma aprono un interrogativo inquietante: fino a quando si potrà continuare così?
E’ stato per trovare risposte convincenti che gli autori di questo saggio hanno ripercorso ed esplorato gli anni di piombo a partire dalla metà degli anni ’70, seguendo passo passo, dalla genesi alla simbolica ‘consegna delle armi’, la formazione terroristica più spietata dopo le Brigate Rosse, quella meno conosciuta e più impenetrabile: Prima Linea.
Il gruppo armato Prima Linea, un po’ vivace e disomogeneo movimento extraparlamentare di sinistra e un po’ organizzazione clandestina, è stato espressione del ‘terrorismo rosso’ per sei anni durante i quali ha firmato e rivendicato almeno 258 episodi di terrorismo, venti dei quali mortali.
A differenza delle Br è durata relativamente poco e questo si è dovuto probabilmente alla sua struttura ‘bipolare’ come l’hanno definita i fondatori, ovvero strutturata su due livelli: quello pubblico di partito ‘extraparlamentare’ e quello clandestino di gruppo terroristico. L’obiettivo che ha tentato di raggiungere non è facile da sintetizzare a causa del continuo dibattito interno alla formazione che lo rendeva ‘liquido’, ma va analizzato e compreso. Semplificando molto si può affermare che attraverso la lotta armata si tendesse a modificare i rapporti di forza all’interno di una società ritenuta iniqua e che il nemico da piegare fosse sostanzialmente la borghesia capitalistica.
Cosa impedisce di pensare che in un’epoca come quella che stiamo vivendo, dall’esasperazione dei cittadini possa nascere qualcosa di simile e forse di ancora più devastante? Che la precarietà, la paura del futuro, la mancanza di prospettive possano generare mostri simili a quelli del passato?

Michele Ruggiero, Mario Renoiso
PRONTO, QUI PRIMA LINEA
Edizioni Anordest, 590 pagine, € 11,92 anziché 15,90 su internetbookshop.

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