AVARIZIA. Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco

3 avariziaIncipit
Prologo. I due monsignori cominciano a parlare subito dopo che il cameriere ha portato il carpaccio di tonno e il battuto di gamberi rossi. Prima se n’erano stati zitti. Scorrendo la lista dei vini bianchi per cercare quello giusto da abbinare alle pietanze, sbocconcellando il pane alle noci, guardandosi annoiati in giro, alla ricerca di un volto noto da salutare nel giardino del ristorante ai Parioli. Inforchettato il primo gambero, il sacerdote più anziano, quello che non avevo mai incontrato prima, va al sodo.
“Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco. Che deve sapere. Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli. “Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l’Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro. Deve sapere che quando prendono qualcosa dall’Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della curia romana.”

Uscito quasi contemporaneamente al saggio Via Crucis di Gianluigi Nuzzi (presentato nella pagina di gennaio), imperniato sullo stesso argomento: ovvero la cupidigia che alligna come un miasma dentro le stanze vaticane, questo libro a torto ne è considerato il ‘gemello’ perché ha come fonti le medesime indiscrezioni. In realtà non è così. Anzitutto perché non tutti i documenti sono gli stessi, poi perché è molto distante il punto di vista dei due autori essendo le genesi delle due opere all’opposto. In Via Crucis, infatti, è stato il giornalista Nuzzi a cercare fatti e prove attraverso un’inchiesta, mentre in Avarizia sono stati i fatti e le prov, nella persona di due alti prelati, a cercare il giornalista.
Ecco cosa scrive su l’Espresso a questo proposito lo stesso autore, che era ben conosciuto negli ambienti vaticani per essersi occupato a suo tempo del caso noto come Wikileaks 1 (quello che ha portato in carcere il maggiordomo di sua santità, Paolo Gabriele, condannato per aver trafugato documenti riservati di Benedetto XVI).
«Nel giugno del 2014 un giovane sacerdote che avevo conosciuto qualche anno prima e che aveva fatto carriera sotto il Cupolone disse che qualcuno “molto in alto” voleva conoscermi», scrive Emiliano Fittipaldi sul l’Espresso del 6 novembre 2015.
«L’incontro si fa, dopo una settimana. […] in un ristorante dei Parioli. Il monsignore è alto e magro, vestito in abiti borghesi, e comincia a parlare subito dopo che il cameriere ha servito carpaccio di tonno e battuto di gamberi rossi, innaffiati con un Sacrisassi delle Due Terre. «Francesco vuole cambiare tutto, vuole rovesciare la Chiesa come un calzino. La vuole povera e per i poveri. Tu non sai quanti sono i cardinali che sono terrorizzati dall’idea di perdere tutto quello che hanno sempre avuto. Privilegi, potere, ricchezze. Per bloccare Bergoglio faranno di tutto. Ora, tu sai bene che la Chiesa da duemila anni è abituata a lavare i panni sporchi dietro le mura d’Oltretevere. È arrivato il momento di raccontare davvero che c’è dentro il Vaticano, i suoi possedimenti immobiliari e finanziari, i suoi investimenti all’estero, gli sprechi della curia, gli affari e i business. Ora, o mai più».
La sera stessa dell’incontro il prelato consegna a Fittipaldi pesanti faldoni contenenti le fotocopie di carte provenienti dall’Apsa (l’ente che amministra gran parte del patrimonio della Santa Sede), dallo Ior e dalla Cosea, la commissione pontificia voluta dal papa per fare luce sulle finanze vaticane.
Tornato in redazione, il giornalista comincia a esaminare il materiale. Elenchi di ragioni sociali, cifre, trasferimenti, depositi… Tutto chiaro per chi si intende di finanza. Anzi, di mala finanza, perché quei dati spiegano che gran parte delle ‘elemosine’, il cosiddetto ‘obolo di san Pietro, provenienti dai fedeli di tutto il mondo, vengono utilizzati per arricchimenti personali e speculazioni non trasparenti e decisamente poco opportuni.
Fittipaldi è un professionista serio e si guarda bene dall’utilizzare quelle carte per i suoi articoli senza fare controlli approfonditi. Potrebbero essere una polpetta avvelenata. Quindi inizia una propria indagine che si rivela molto difficile perché al di là del Tevere sembra che nessuno abbia voglia di parlare. Però quegli elenchi, quei numeri e quei dati sono un buon punto di partenza. Tutti da verificare ma…
Dagli articoli al libro il passo è stato del tutto naturale. Fittipaldi ha approfondito le informazioni e le ha trasferite in Avarizia dando il via al caso Vatilileaks 2 che, com’è noto, lo ha portato sul banco degli accusati a condividere la sorte del collega Gianluigi Nuzzi e di coloro che, ‘per far sapere a Bergoglio’ come girano i soldi sotto il tetto di san Pietro, gli avevano fornito i documenti e rilasciato preziose testimonianze: Lucio Vallejo Balda, il cardinale nominato da papa Francesco divenuto segretario della Cosea, la commissione referente che ha condotto l’indagine sulle finanze vaticane; la giovane pierre Francesca Immacolata Chaouqui: membro della stessa commissione e Nicola Maio, ex collaboratore della commissione referente sulle strutture economiche e amministrative della Santa Sede.
Questo libro, che si avvale di uno stile semplice e molto gradevole, è un pezzo di storia.
Emiliano Fittipaldi
AVARIZIA. Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco
Feltrinelli, 231 pagine, € 11,90 anziché 14,00 su internetbookshop. Disponibile anche in Ebook a 9,99

ibslink