I RE DI ROMA. Destra e sinistra agli ordini di mafia capitale

03 - I re di roma
Incipit. Dove tutto ha inizio
Il primo contatto. La scena è ancora nitida davanti ai miei occhi. E’ il mese di marzo del 2012, l’inchiesta su “Mafia capitale” è lontana. L’incontro è fissato per le undici di mattina in una saletta del bar di un lussuoso albergo del centro. Arrivo puntuale. Non serve vagare troppo con lo sguardo: lui è già lì che aspetta. Mi fissa. Lo riconosco immediatamente, ci aveva presentato qualche giorno prima un amico comune. Con un impercettibile gesto della mano mi fa segno di raggiungerlo. Siedo davanti a lui, le spalle al muro, mi sistemo in modo da avere una buona visuale per controllare l’ingresso e le finestre.
L’intoccabile. ll re del “mondo di mezzo”. «Piano … piano … non lo vedo … non lo vedo … guida lui, guida lui …» Ancora un istante concitato poi: «Scendi da questa cazzo di macchina … è bloccato!» La voce è di uno degli uomini del Reparto anticrimine del Ros di Roma, guidato deal colonnello Stefano Russo. Il video  dei carabinieri ha invaso i media per giorni. Lui, l’ex terrorista nero, il boss della malavita romana, il punto di contatto tra manovalanza criminale e colletti bianchi, viene catturato dai militari mentre viaggia, apparentemente inerme, sulla sua Smart lungo una stradina di campagna a Sacrofano, alle porte di Roma.

Carminati, Senese, Fasciani, Casamonica sono i quattro re che si sono spartiti Roma negli ultimi decenni. Personaggi potentissimi e tanto pericolosi che il loro nome non viene mai pronunciato ad alta voce. Ma nessun re può governare da solo, depredare una capitale da solo, tenere sotto controllo un territorio vasto quanto Roma e provincia. Ed ecco allora spuntare gli alleati, i sostenitori, gli amici e gli amici degli amici, quelli che hanno sempre bisogno di qualcosa e in cambio svendono quello che hanno ottenuto e cioè la fiducia degli elettori. A costoro bisogna aggiungere l’esercito di impresentabili infilati dai partiti nelle liste elettorali, tutta gente che ha della res pubblica e della politica unconcetto molto privato: i fondi pubblici sono vacche da mungere e qualcuno deve pur farlo. Perché non noi?
Lirio Abbate, inviato de l’Espresso e Marco Lillo giornalista investigativo del fatto quotidiano si sono lanciati in’un’impresa che più pericolosa non si potrebbe: quella di raccontare una verità alla quale neanche i grandi pentiti di mafia come Buscetta, Spatuzza, Cangemi e compagnia  hanno osato avvicinarsi più di tanto: quella del terzo e del quarto livello Ovvero la politica e i vertici delle istituzioni al servizio della malavita per ottenere vantaggi personali in cambio di favori … Una mano lava l’altra …
Dalla loro fatica e dalla loro  sfida alla sorte è scaturita un’inchiesta da brivido: quella denominata “Mondo di mezzo” per usare un’espressione del boss Carminati, che così ha definito tutto l’apparato di politici, imprenditori, comuni cittadini, fiancheggiatori, pubblici amministratori, uomini e donne delle istituzioni che con i boss, i “re di Roma”, appunto, fanno affari arricchendosi in modo spropositato a spese dei cittadini. Un mondo sporco, che ruba, traffica e corrompe. E qualche volta ammazza anche.
A condurla da due anni, dopo aver dato il via all’azione penale partendo proprio da un articolo di Lirio Abbate pubblicato su l’Espresso, è  il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, giudice antimafia che in passato ha firmato inchieste fondamentali contro la camorra e la ‘ndrangheta come  “Crimine” e “Infinito”. Il risultato delle sue indagini, culminate in molti arresti è qualcosa di così mostruoso che declassa i fatti di tangentopoli al livello di monellerie.
In questo libro, scritto da Abbate con il collega del fatto quotidiano Marco Lillo, è rappresentato il grande affresco di una capitale corrotta fino alle fondamenta. Un luogo in cui l’imperativo è arricchirsi a ogni costo e con ogni mezzo, cominciando dalla politica dei grandi appalti fino all’accoglienza per i disperati che arrivano direttamente dai luoghi di massacro.
«Dalle nostre interviste, dalle carte, dalle testimonianze emerge una supermafia affaristica che si è evoluta agganciandosi alla politica: destra, sinistra e centro», spiega Abbate. «Noi siamo partiti dal racconto di Massimo Carminati, il ‘Nero’, ex terrorista, ex esponente della banda della Magliana, l’uomo che ha in mano i politici di tutti gli schieramenti e che in tutti questi anni, grazie a protezioni “in alto” è rimasto padrone assoluto e incontrastato di un potere immenso. Noi raccontiamo chi lo ha protetto.»
Come stupirsi se un autore come Lirio Abbate, grande inviato di uno dei giornali più importanti, da due anni vive sotto scorta?
«Il libro si divide in due parti: il Rosso e il Nero.» continua il giornalista dagli occhi così chiari, limpidi e trasparenti che non è facile sostenerne lo sguardo. «Inutile dire che il “nero” è rappresentato appunto da Carminati, mentre il rosso è il suo complice Salvatore Buzzi, un personaggio che ha gestito le decine di milioni di euro destinate alle cooperative e dando letteralmente l’assalto alle imprese della carità. E a questo proposito raccontiamo le collusioni con le mafie da destra e da sinistra.»
Ce n’è per tutti, dunque, in questo libro d’inchiesta che disegna un grande arazzo nel quale si intrecciano storie ed episodi che sembrano appartenere  a un pianeta a parte, popolato da perfetti sconosciuto ma anche da tanti volti noti dell’imprenditoria e della politica, delle istituzioni e della società civile.
Quattrini a palate, nevicate di cocaina, calcio truccato, appalti, immigrazione … tutto serve a chi intende la politica come strumento per fare quattrini: tanti e in fretta. E l’umanità che sfila pagina dopo pagina ci coglie impreparati perché, nonostante gli scandali che non si fermano mai, fino a ieri credevamo che appartenesse solo alle fiction. E invece, purtroppo, ha vissuto e prosperato per decenni nella casa di tutti, popolando appunto quel “mondo di mezzo” che fa da camera di compensazione fra la malavita vera e propria e la società civile, inglobando la moltitudine degli insospettabili in giacca e cravatta che sfarfallano attorno al potere per goderne i vantaggi in cambio di favori illeciti.
«Il contatto e la mescolanza dei due mondi, di quello mafioso e di quello ‘altro’, genera inevitabilmente influenze reciproche,»  ha spiegato il procuratore Pignatone. «Il rischio più alto che corriamo è che dal contatto fra questi due mondi derivi un aumento esponenziale della pericolosità dell’uno e dell’altro.»
Parole che fanno rabbrividire.

Lirio Abbate, Marco Lillo
I RE DI ROMA. Destra e sinistra agli ordini di mafia capitale
Chiarelettere, 272 pagine, 11,18 euro anziché 14,90 su internetbookshop. Disponibile anche in eBook a 5,99 euro