IL MALE ITALIANO. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese

04 - Il male italiano
Incipit.
Introduzione. Che in Italia la corruzione sia un problema, nessuno lo mette in dubbio. Ma tanti non vogliono ancora aprire gli occhi davanti alla gravità che ha assunto la questione: la corruzione oggi è ilproblema del nostro Paese. E’ la radice di un male che aggredisce sempre più profondamente la qualità della nostra vita. Distrugge il libero mercato. Annulla la competizione economica, partorisce servizi scadenti per i cittadini, ci consegna infrastrutture tanto più costose quanto inefficienti. Nella sterminata lista dei danni diretti o collaterali del malaffare, uno su tutti mi sembra diventato insostenibile: un’intera generazione, quella dei nostri figli, è costretta a cercare lontano dall’Italia il riconoscimento dei meriti che qui sono negati ai più, per garantire i privilegi di pochi.

Dunque, adesso lo sappiamo: il male italiano non è l’articolo 18 ma ha un nome preciso: si chiama corruzione. Un grande Moloch  che ingoia il 40% delle risorse e la cui percezione, nelle istituzioni governative e in quelle locali, sfiora il 90% assicurando all’Italia il record negativo fra i paesi dell’Ocse.
Nominato letteralmente “sul campo”  Presidente dell’Autorità Anticorruzione, il pm della Direzione distrettuale antimafia più esposto alle minacce dei boss ha ottenuto dal presidente Matteo Renzi le deleghe per vigilare sugli affari, partendo da quelli legati a Expo. Un’impresa titanica della quale rivela fatti e retroscena in questo lungo libro intervista condotto da Gianluca Di Feo, giornalista investigativo de L’Espresso, specializzato in criminalità organizzata, corruzione, traffico di armi, servizi segreti. Risultato: «Un viaggio  all’interno del Paese condannato a essere eroso dalla corruzione se non si trova, immediatamente, il giusto rimedio per fermare questa emorragia morale, per estirpare la radice di un male che aggredisce sempre più profondamente la qualità della nostra vita.»
Il panorama è desolante e fa temere che non si riuscirà mai a sfuggire al mostro che divora le nostre risorse. Perché?
I legislatori, da Tangentopoli in poi, si sono attivati soprattutto per ostacolare le inchieste e i processo per corruzione. Basta pensare alla ex Cirielli. E poi l’iter interminabile dei processi, che durano più delle stesse legislature, più dei mandati,» spiega Raffaele Cantone. «Ci sono addirittura persone già giudicate colpevoli che restano al loro posto, nei partiti, nelle aziende e persino nella pubblica amministrazione, e continuano a essere ossequiate e circondate di questuanti. È come se un insegnante condannato per pedofilia seguitasse a lavorare in una scuola, ricevendo anche l’apprezzamento dei genitori dei suoi alunni».
E che dire della soglia di assuefazione dei cittadini, che si alza ogni giorno di più? Della smemoratezza di tutta la società civile, della trascuratezza di chi dovrebbe vigilare? Dell’impermeabilità di molte società pubbliche, private e miste, della farraginosità delle leggi?
«Ciclicamente si grida allo scandalo, ci sono moti di indignazione collettiva, spesso in coincidenza con le crisi economiche che intaccano il benessere generale», spiega Cantone che  aggiunge come si tratti di tempeste passeggere, ogni volta superate da uno scandalo maggiore. Dopo il Mose è venuto l’Expo, dopo la cupola di Expo c’è stato il “mondo di mezzo” di Mafia Capitale. Che altro ci toccherà vedere ancora?
«Ci  sono istruttorie che vengono cancellate dal tempo prima ancora che sia pronunciato qualunque giudizio: l’inchiesta finisce nel cestino senza neppure l’incriminazione. Questo ha un effetto disastroso: oltre a non dare un colpo al malaffare, trasmetti la certezza dell’impunità. Una parte della magistratura compie il proprio dovere e difende i processi. Ma bisogna riconoscere che un’altra parte, sicuramente minoritaria, non sempre ha fatto tutto quello che poteva.»
Non esistono ricette per guarire da questo male. Ed è chiaro che non basta aver creato un’Autority Anticorruzione e averla affidata a un magistrato di alto profilo. Quello che occorre  è anzitutto far sì che torni al centro della politica la questione morale senza tutti i distinguo e gli sconti a corrotti e corruttori che vengono fatti di continuo in nome di una pelosissima scappatoia chiamata garantismo. E anche l’applicazione di pene più severe a chi sgarra, insieme con l’allontanamento dalle cariche pubbliche, potrebbe giovare, ma la recente  bagarre in parlamento per l’esclusione dalle liste elettorali degli “impresentabili” non fa sperare che a breve si vada nella direzione indicata da Raffaele Cantone. Dobbiamo davvero rassegnarci?

Raffaele Cantone con Gianluca Di Feo
IL MALE ITALIANO. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese
Rizzoli, 195 pagine, 14,88 euro anziché 17,50 su internetbookshop. Disponibile anche in eBook a 6,99 euro