SBIRRITUDINE. Un poliziotto dentro la mafia più feroce. Una storia vera

05 - Sbirritudine
Incipit. E’ sera e sono a casa. Non sono di servizio, una delle poche volte. In tivù c’è Il Gattopardo. Mia moglie lo adora. Tancredi, Angelica e tutto il resto. Io è la prima volta che lo vedo. Preciso identico a quell’altro film: Il Padrino. Un boss vecchio stampo, il mondo che cambia intorno a lui e il problema della successione.
Se fossi vissuto nel 1860, al principe di Salina gli avreisminchiato la vita. Sono quelli come lui che hanno voluto la mafia. Che l’hanno usata, sfruttata e aiutata. Anche loro erano Cosa nostra.
Io sono un poliziotto. Un poliziotto siciliano. Un controsenso. I siciliani odiano lo Stato: questa camurrìa  l’ho sentita troppe volte. Io credo invece che noi lo Stato lo accettiamo, eccome. Ne abbiamo due in Sicilia: lo Stato Italiano e quello di Cosa Nostra. 

Ecco un esempio eccellente di quel genere letterario che gli anglosassoni chiamano nonfiction novel: romanzo non romanzo, romanzo verità: un espediente letterario per dire cose scomode senza assumersene la responsabilità penale e civile. Il che non significa che l’autore sia un vigliacco, ma che cerca di fare buona informazione evitandone le conseguenze giudiziarie che gli tapperebbero la bocca con esorbitanti richieste  di risarcimento. Un male davvero italiano, questo, perché lascia ai giudici e ai difensori la facoltà di tagliare metaforicamente le gambe a giornalisti e scrittori con denunce-querele presentate a costo zero, che quasi sempre finiscono in nulla ma in attesa di sentenze favorevoli, che ci mettono anni ad arrivare impegnano il malcapitato in costosissime autodifese, con spreco di tempo ed esborso insostenibile di denaro.
Il principio ispiratore di queste azioni civili e penali è semplice: ti denuncio senza alcuna spesa, solo producendo la fotocopia di quello che hai scritto e tu devi difenderti. Se vinci, ti ho immobilizzato per un sacco di tempo, ti ho fatto spendere un sacco di soldi ma non ti devo alcun risarcimento. Se perdi sei rovinato, perché il risarcimento è sempre nell’ordine di decine, centinaia di migliaia di euro. E poiché, nel campo dei reati a mezzo stampa, la discrezionalità del giudice è  quasi assoluta, non è difficile che tu perda anche se di fatto hai ragione.
Perché questo accanimento se l’articolo 21 della Costituzione assicura la libertà di espressione e di informazione? Semplice, perché negli ultimi trent’anni si sono prodotte in Italia leggi sempre più restrittive. Leggi che di fatto hanno impedito che venissero divulgate verità scomode per i malviventi e per i politici corrotti. Leggi che, impugnate sul filo del diritto da difensori aggressivi, molti dei quali sono stati eletti in parlamento e hanno contribuito a scriverle, hanno reso inapplicabile l’articolo 21. Ma torniamo al libro in oggetto.
È la storia di un poliziotto, uno “sbirro”, come dicono i malviventi senza celare il loro disgusto.
Nato dall’incontro fortuito dell’autore, sceneggiatore di successo, con uno ‘sbirro’ siciliano, deve il titolo a un’espressione di Salvatore Riina, riportata dallo scrittore d’inchiesta Attilio Bolzoni, che voleva indicare un mafioso troppo curioso. L’autore ha voluto estrarla dal contesto applicandola a quella particolare curiosità che porta a esplorare fino in fondo la mafiosità e che di fatto accomuna giornalisti e poliziotti.
La ‘sbirritudine’ è quel sesto senso per la mafia che tutti i siciliani, nel bene e nel male, possiedono e che nei poliziotti è estremamente sviluppato.
Il protagonista è uno sbirro vero del quale ovviamente l’autore non può rivelare l’identità mentre condensa in queste pagine i ricordi legati ai suoi venticinque anni di servizio in Sicilia, proprio nel cuore della mafia più feroce: la mafia vincente, quella delle stragi e degli omicidi in strada che ha instaurato nell’isola anni di terrore.
In un’interminabile notte nel corso della quale deve succedere qualcosa, l’uomo ricorda la propria vita cominciando dai motivi che lo hanno indotto a fare il poliziotto in Sicilia e a farlo dalla parte dei cittadini onesti e dello Stato. E qui si dipana, sul filo della memoria, tutto il suo percorso operativo, dalle scorte ai giudici, ai turni sulle volanti, alla presenza ai grandi processi dove guarda negli occhi i boss rinchiusi nelle gabbie. Questi ricordi si snodano come le sequenze di un film, portando i lettori nel piccolo paese di provincia dove il poliziotto combatte la sua lotta silenziosa e solitaria non solo contro i boss stessi, ma anche e soprattutto contro quel grigiore opaco in cui si fondono la criminalità vera e propria e la mafiosità sottotraccia dei  bravi cittadini che, per convenienza o per paura, danno sostegno in mille modi ai mafiosi, a cominciare proprio da coloro che la mafia dovrebbero combatterla: gli uomini in divisa.
Naturalmente i luoghi, i nomi e le situazioni appartenenti alla realtà nel romanzo sono stati alterati sia perché il poliziotto in carne e ossa è ancora in servizio, sia perché come ogni non fiction novel, anche Sbirritudine è stato ibridato con elementi di fantasia e con fatti realmente accaduti ma in luoghi e tempi diversi. Ma non è la denuncia riguardante le vicende, il messaggio che si coglie in questa storia. In realtà il romanzo è un grido di allarme perché nel silenzio dei potenti, nell’oblio e nell’indifferenza generale, la zona grigia, assimilabile ‘mondo di mezzo’ di cui ha parlato Massimo Carminati dando il via all’inchiesta Mafia capitale, per l’indifferenza e la convenienza personale di troppi si sta dilatando a dismisura e presto arriverà a contagiare il Nord Europa, se già non è accaduto. E non bisogna dimenticare un elemento negativo tutto italiano: la solitudine di coloro che prendono sul serio la propria missione e combattono davvero rischiando tutti i giorni la vita.
Sbirritudine non è solo un bel libro che si legge d’un fiato. E’ la storia vera del male italiano: la criminalità organizzata comunque si chiami, veicolo di morte, distruzione, incultura, che prospera sulla povertà endemica e sull’ignoranza.

Giorgio Glaviano
SBIRRITUDINE. Un poliziotto dentro la mafia più feroce. Una storia vera
Rizzoli, 439 pagine, 15,30 euro anziché 18,00 su internetbookshop. Disponibile anche in eBook a 9,99 euro