L’ANCELLA DI SAN PIETRO. Matilde di Canossa e la Chiesa

09 - Lancella di Pietro
Incipit.
Premessa. Matilde, al di là del solito luogo comune di “Unica donna in grado di tenere testa al papa e all’imperatore” o di “Regima d’Italia”, fu il punto principale di riferimento, come attrice e protagonista almeno dell’ultimo quarto del secolo XI, della storia del suo tempo in Italia. Il rilievo della sua figura viene dal convergere in lei del lascito di una dinastia centrale dell’Italia di quel secolo, quella dei Canossa, con le istanze di cambiamento che coinvolgevano in quegli anni la Chiesa, che confluirono in quella che è stata definita, non senza una riduzione di quello che effettivamente fu, “Riforma Gregoriana”.
Matilde e i pontefici del suo tempo. Come un’ouverture.
Il titolo riprende quello di un libro del benedettino Luigi Tosti, uscito una prima volta nel 1859, in piena seconda guerra d’Indipendenza, e poi riedito nel 1886 nelle opere complete del Tosti, e oggetto di una ristampa anastatica ad opera delle Messaggerie Pontremolesi nel 1989. Matilde veniva allora recuperata in chiave neoguelfa dal Tosti in una biografia ben documentata, come lo era nel romanzo storico Matilde di Canossa e Jolanda di Groninga, che dall’anno precedente l’abate Antonio Bresciani Borsa pubblicava a puntate su “la civiltà Cattolica “ di cui era tra i fondatori.
Naturalmente la mia è una prospettiva diversa, per storicizzare il personaggio al di là di ogni mitizzazione, su un versante, quello dei suoi rapporti col papato, che è stato visto anche dai contemporanei in modo opposto: se alcuni l’hanno definita “filia Petri”, “sponsa Dei”, “sponsa Christi”, altri l’hanno considerata «plagiata dai segreti discorsi di Ildebrando, capace di corrompere il papa sino a farlo parlare con la bocca di una vagina”.

C’è tutto il Medioevo con il suo ésprit du temps in questo libro. Ed è un Medioevo diverso da quello che comunemente si crede di conoscere. Così come la figura di Matilde di Canossa, donna dal potere smisurato, nel confronto incrociato di molte fonti fatto dall’autore, Paolo Golinelli, ordinario di storia medioevale all’università di Verona, esce diversa dalla dura, inflessibile paladina del papato capace di costringere in umiliante penitenza l’imperatore Enrico IV per tre giorni e tre notti, prostrato nel fango e nella neve.
Matilde era “grancontessa” essendo erede di vasti domini nella Tuscia. Imparentata con i reali d’Inghilterra (Enrico IV era suo secondo cugino) osò schierarsi apertamente con papa Gregorio VII nella lotta per le investiture. Una presa di posizione che la pone sopra il piedestallo della storia, dando comunque l’idea che nell’alto Medioevo le donne di rango avessero una posizione sociale ben diversa da quella subalterna conosciuta nei secoli successivi, fino ai nostri giorni.
Di fatto, Matilde era colta, leggeva libri, aveva amiche, trattava da pari con i grandi del suo tempo e riuscì perfino a dare scacco matto al rissoso imperatore donando, forse più per oculato calcolo politico e per mettere al sicuro se stessa e la propria famiglia, che per generosità, gran parte dei suoi domini al papa. Domini sui quali Enrico vantava parecchi diritti per motivi di successione e che per questo non la perdonò mai.
Dunque, non c’è da stupirsi se la Grancontessa è considerata il personaggio femminile più importante e discusso del Medioevo europeo. Gregorio VII la definì nelle sue lettere “l’ancella di san Pietro”. Una definizione che non le rende giustizia perché con i successori di san Pietro lei trattava da pari a pari, viste anche le prerogative dei Canossa, ereditate da Matilde, di insediare i pontefici sul soglio pontificio.
Donna di ferro, la Grancontessa! In lei  convergevano le responsabilità di governo di una potente e ricca dinastia e insieme le istanze di cambiamento della Chiesa, poi confluite nella cosiddetta “Riforma Gregoriana” della quale fu forse, in una certa misura, l’ispiratrice. Di sicuro fu la madrina.
In questo libro vengono analizzati i rapporti di Matilde con la Chiesa e i suoi più alti rappresentanti, a cominciare dai papi. Rapporti che toccarono il culmine durante il papato di Gregorio VII.
Molte  pagine, ovviamente, sono dedicate all’incontro con l’imperatore al quale, grazie alla sua mediazione, Papa Gregorio revocò la scomunica (ma non la dichiarazione di decadenza dal trono) e agli effetti che quell’evento ebbe sul corso della storia.
Un libro colto, che non si legge d’un fiato ma che, centellinato con calma e attenzione, regala delizie insospettate come l’infanzia di Matilde, la sua vita nel castello-fortezza dei Canossa, i suoi rapporti con i potenti di tutta Europa, con la madre, che venerava e con la altre donne. E poi, i suoi studi, i suoi piaceri e la quotidianità di chi, come lei, comandava in un’epoca che non fu affatto buia come una certa tradizione vorrebbe far credere.

Paolo Golinelli
L’ANCELLA DI SAN PIETRO. Matilde di Canossa e la Chiesa
Jaca Book, 288 pagine, 18,70 euro anziché 22,00 su internetbookshop.