IL MISTERO DEI DUE MOTOCICLISTI IN VIA FANI

La strage di via Fani
Roma, via Fani, pochi istanti dopo la strage ed il sequestro d Aldo Moro

Fin dai primi momenti successivi alla strage di via Fani sono diverse le testimonianze che fanno riferimento alla presenza, sul luogo dell’agguato, di una moto Honda di colore blu con a bordo due uomini. La moto transita in via Fani, poi torna indietro come se stesse ispezionando la zona.

In particolare l’ing. Alessandro Marini, che si trova a transitare nella zona a bordo di un motorino, racconta di aver incrociato i due motociclisti, quello seduto sulla parte posteriore della sella con il casco integrale che gli copriva il volto e l’altro, invece, a volto scoperto. L’ingegnere, a cui il passeggero della Honda spara anche alcuni colpi di pistola (lui dice “di mitraglietta”), infrangendogli il parabrezza, descrive come “affilato” il volto del pilota della moto, molto assomigliante ad Eduardo De Filippo.

A lungo si è discusso sull’identità dei due motociclisti. Mentre le Br hanno sempre escluso di conoscerli, alcuni studiosi hanno ipotizzato che si sarebbe potuto trattare di due esponenti dell’autonomia operaia romana, dal momento che la voce dell’azione brigatista si era diffusa in ambienti contigui.

Il 23 marzo 2014, ben 36 anni dopo la strage ed il rapimento di Moro, un ex poliziotto, Enrico Rossi, racconta al giornalista dell’Ansa Paolo Cucchiarelli, sempre quanto mai attento alle vicende del caso Moro, un’altra verità. Quei due sulla moto Honda non erano né brigatisti, né autonomi, ma due (all’epoca) giovani agenti del Sismi, il servizio segreto militare a guida piduista, arrivati in via Fani a controllare che tutto procedesse nel migliore dei modi, ossia stermino della scorta di Moro e sequestro del presidente della Dc. I due sarebbero stati agli ordini di un ufficiale del Sismi, il col. Camillo Guglielmi la cui presenza in via Fani attorno alle 9 del mattino del 16 marzo 1978 è da tempo provato e dimostrato. Lo stesso, agli inquirenti, ammise la circostanza, giustificandosi con una scusa peregrina: “Passavo di lì casualmente, ma solo perché stavo andando a pranzo da un amico”. A pranzo alle 9 di mattina?

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