IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA Un’opera demenziale

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il Ponte dei record che non sarà mai costruito

Con una lunghezza complessiva di 3.666 metri il Ponte sullo stretto di Messinasarà il ponte più lungo del mondo, quasi il doppio dell’attuale ponte-record, l’Akashi Kaikyo giapponese.

Con una campata centrale (cioè sospesa nel vuoto) di 3.300 metri, il Ponte avrà una larghezza di 60,4 metri e torri di sostegno alte 382,60. Disporrà di sei corsie stradali e due binari e potrà far transitare (portata teorica) 6.000 veicoli l’ora e 200 treni al giorno.

Costerà (al valore del 2002) 4,6 miliardi di euro, ma già si sa che, tenendo conto solo dell’inflazione degli oneri finanziari, il Ponte sullo stretto non costerà meno di 6 miliardi di euro e sarà terminato nel 2012, con una vita utile, però, di appena 200 anni.

Questi, almeno sulla carta, i dati essenziali del Ponte dei record che se, uscendo dalle menti folli dei suoi progettisti, fosse costruito davvero sarebbe una delle più grandi tragedie economico-finanziarie nella storia dell’edilizia civile mondiale.

Eppure c’è chi, come il Governo Berlusconi, proprio sull’effetto propaganda del Ponte ha puntato buona parte della sua strategia mediatica ed elettorale nel 2005 e nel 2006. Per non parlare delle ricadute perverse, in termini economici e di etica economica, che la sola progettazione del Ponte ha già innescato.

Dietro la costruzione del Ponte, infatti, già si intravede l’obiettivo finale che, ignorando in modo palese il rapporto costi-benefici, mira soltanto ad innestare un enorme volano di spesa pubblica a tutto vantaggio di poche e ben selezionate imprese. Per non parlare degli interventi troppo prevedibili della criminalità organizzata, ‘Ndrangheta, ancor prima di Cosa nostra, in prima fila.

Perversa è infatti l’idea di ingegneria finanziaria che sta dietro alla costruzione del Ponte: concessionaria per lo studio, la progettazione, il finanziamento, la costruzione e la gestione del Ponte sullo Stretto di Messina è la Società Stretto di Messina Spa (oganismo di diritto pubblico), la quale sarà anche responsabile dell’intero processo di realizzazione e, successivamente, della gestione dell’opera.

Come si può leggere nel sito di questa società (www.strettodimessina.it), per la realizzazione dell’opera verrà coinvolti un soggetto come il General Contractor, una figura già utilizzata per la prima volta per la costruzione della tratta dell’Alta Velocità Ferroviaria (TAV) Roma-Napoli addirittura all’inizio degli anni Novanta.

E’ al General Contractor che la società ha affidato, mediante gara internazionale, la progettazione definitiva, esecutiva e la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari. E’ dunque questo soggetto che realizza l’opera, assumendosene il rischio tecnico, ma non quello finanziario.

Il General contractor del Ponte è l’Associazione Temporanea di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Impregilo Spa e da mandanti come la Sacyr S.A. (Spagna), la Società Italiana Per Condotte D’Acqua Spa, la Cooperativa Muratori & Cementisti-C.M.C. di Ravenna (cooperativa rossa), la Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO Ltd.  (Giappone), la A.C.I. S.c.p.a – Consorzio Stabile. Incaricati della progettazione sono, invece, la Cowi A/S (Danimarca), la  Buckland & Taylor Ltd (Canada) e la  Sund & Baelt A/S (Danimarca).

Ma, dal momento che la società Stretto di Messina giura che il costo del Ponte sarà a costo zero per le casse dello Stato italiano, come verranno reperiti i fondi necessari?

Così risponde la stessa società: il 28 aprile del 2003, l’Assemblea degli azionisti della Società Stretto di Messina ha approvato un aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro che serviranno a coprire il 40% del valore complessivo dell’opera, di cui una prima tranche è già stata messa in esecuzione. I restanti 3,5 miliardi saranno coperti attraverso finanziamenti di tipo project finance, contratti in più tranche, sul mercato nazionale ed internazionale dei capitali.

In altre parole – sempre secondo la società – i soldi verranno dalle banche internazionali, dalle obbligazioni e da altri strumenti finanziari che verranno offerti agli investitori operanti sui mercati finanziari nazionali ed internazionali.

Come si ripagheranno tali investitori: semplice con il pedaggio del Ponte.

Per maggiori dettagli non vi resta che leggere il materiale che pubblichiamo.

I GEOLOGI E IL PONTE SULLO STRETTO
di Mario Tozzi

ECCO CHI PAGA IL PONTE
Di Domenico Marcello

IL PONTE SULLO STRETTO E LA CANADIAN CONNECTION
di Antonio Mazzeo

RUMORI DI SCIABOLE SULLA SOCIETA’ DEL PONTE SULLO STRETTO
di Antonio Mazzeo

“CARO E ANCHE PERICOLOSO”
di Antonello Caporale