2007: PEDOFILIA: L’OSCURO CASO DI RIGNANO FLAMINIO

scuola

Una vicenda drammatica, complessa, fatta di troppe ombre. Ma anche di una modesta capacità investigativa e di giustizia sciatta e approssimativa, incapace di mettere al centro la tutela dei bambini, le vere vittime di questa triste vicenda.

Tutto comincia sul finire dell’anno scolastico 2005-2006. In primavera alcuni genitori dei bambini che frequentano la scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio, un paesino di sette mila abitanti a 40 chilometri da Roma, cominciano a notare in loro strani comportamenti legati – a loro dire – a turbe di carattere sessuale.

Il 9 luglio 2006 i genitori di tre bambini di quattro anni ciascuno, le cui denunce sono state respinte dai carabinieri del paese, si recano nella vicina caserma di Bracciano e qui vengono ascoltati. Le denunce sono gravissime. Secondo loro alcune maestre della scuola abuserebbero sessualmente dei loro figli. Cominciano le indagini dei carabinieri.

Il 10 ottobre, con uno spiegamento di forze spettacolare il Ris dei carabinieri perquisisce la scuola materna. L’inchiesta assume una dimensione mediatica. Il 16 ottobre 2006 altre 5 denunce vengono sporte da altrettante famiglie con le medesime accuse denunciate il 9 luglio.

In gennaio la dottoressa Marcella Fraschetti Battisti, psicologa e psicoterapeuta, consegna al tribunale di Tivoli, competente per territorio, una perizia d’ufficio assegnatagli l’11 ottobre precedente dal pm, Marco Mansi. Le conclusioni della perizia – per la quale la psicologa riceverà un compenso eccezionale di oltre 80 mila euro – sono draconiane: nessun dubbio, i bambini sono stati abusati. Stranamente la psicologa non videoregistra alcun colloquio con i piccoli.

Il 9 gennaio 2007 gli ispettori inviati dal ministero della Pubblica Istruzione interrogano il personale scolastico e la coordinatrice dell’istituto. Tre giorni dopo, 6 persone vengono iscritte nel registro degli indagati. Altre due settimane e gli insegnanti indagati vengono sospesi dalle loro mansioni, ma intanto perquisizioni domiciliari e intercettazioni telefoniche non forniscono neanche il più piccolo indizio. Ciononostante il 24 aprile 2007 la svolta: vengono arrestati e condotti nel carcere di Rebibbia di Roma, con le accuse di maltrattamento di minori, atti osceni, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale aggravata e violenza sessuale di gruppo, Silvana Malagotti, Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Cristina Lunerdi, Gianfranco Scancarello e Weramuni Kelun De Silva. Le prime tre sono maestre, la quarta una bidella. Gli uomini sono uno il marito di un’insegnate (la Del Meglio), di professione autore televisivo, l’altro un extracomunitario che faceva il benzinaio nel paese. Secondo la magistratura sarebbero 16 le vittime, tutti bambini tra i 3 e i 4 anni.

Il 2 maggio il Gip di Tivoli, Elvira Tamburelli, respinge le istanze degli indagati e conferma per tutti la custodia cautelare in carcere. Il giorno dopo 250 persone partecipano alla fiaccolata organizzata all’esterno del carcere di Rebibbia per manifestare in favore degli imputati.

L’8 maggio 2007, alla vigilia della decisione del Tribunale del Riesame, per la prima volta i genitori dei bimbi di Rignano Flaminio decidono di parlare e raccontano la loro verità: di essere entrati in “un incubo”, del profondo dolore che non li abbandona da un anno, dei loro figli sofferenti, allontanati ed emarginati dagli altri piccoli del paese e di loro stessi, “additati come pazzi o visionari”. A rompere il riserbo una coppia, marito e moglie, che parla anche a nome delle altre famiglie. “Tutti noi vogliamo solo sapere cosa è accaduto ai nostri bimbi. Quello che è certo, è che qualche cosa è accaduto. Il resto non ci interessa”.

Il 10 maggio 2007 il Tribunale del Riesame di Roma, presieduto da Bruno Scicchitano, rimette in libertà, senza alcun obbligo, tutti gli imputati per assoluta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

Ma la terribile vicenda giudiziaria di Rignano Flaminio è solo all’inizio. Tra perizie azzardate, deposizioni contraddittorie dei bambini inutilmente esposti a veri e propri traumi e continui rinvii, il 28 maggio 2012 – sei anni dopo le temerarie denuncie di un gruppo di genitori – tutti gli imputati verranno assolti con una formula che non lascia dubbi: “insussistenza dei fatti”. La pedofilia nella scuola “Olga Rovere” di Rignano Flaminio non è mai entrata.

“PER ACCERTARE UN ABUSO CI VUOLE PROFESSIONALITA'”
parla lo psicologo Marco Lagazzi

LA VICENDA GIUDIZIARIA
Sei anni sulla graticola per un isterismo collettivo

ABUSI SESSUALI COLLETTIVI
dal “fattoide” alla psicosi collettiva
uno sudio di Francesco Bruno,
Daria D’Andreamatteo e Francesca Lonero