2001: IL DELITTO DI ARCE: L’OMICIDIO DI SERENA MOLLICONE

SerenaMollicone

Serena Mollicone, 18 anni, scompare misteriosamente da Arce, un piccolo paese del frusinate dove viveva, il 1° giugno del 2001. Il suo cadavere viene ritrovato due giorni dopo tra le sterpaglie, ai margini del boschetto di Anitrella, con le mani e i piedi legati e la testa infilata in un sacchetto di plastica. Un delitto che sembra un’esecuzione.

Secondo gli investigatori, Serena sarebbe stata tramortita con un colpo alla testa – forse usando una tavola di legno – e quindi trasportata nel bosco ancora viva. Sul corpo non vengono trovati segni di violenza sessuale, né di colluttazione. La morte è dovuta ad asfissia: ad ucciderla è stato il sacchetto di plastica che le ricopriva la testa.

A dimostrazione dell’aleatorietà delle perizie scientifiche (almeno di quelle che si fanno in Italia), i risultati sul corpo di Serena sono quanto mai contraddittori. In un primo momento i risultati dell’autopsia stabiliscono che la ragazza sarebbe morta nella notte tra venerdì e sabato 2 giugno. Quindi l’assassino avrebbe tenuto il corpo nascosto per 24 ore, per poi abbandonarlo nel boschetto sabato notte. Gli abiti asciutti indossati da Serena sembrano confermare questa ipotesi investigativa, infatti nella zona nella notte di venerdì si era abbattuto un forte temporale. Se la ragazza fosse stata abbandonata nel bosco prima, i suoi abiti sarebbero stati bagnati.

Una successiva perizia stabilisce invece il contrario: Serena Mollicone sarebbe stata uccisa nel primo pomeriggio di venerdì 1 giugno e lasciata nel bosco la sera stessa e non nella notte tra sabato e domenica. Qual è la perizia veritiera?

Le ultime ore di vita di Serena vengono così ricostruite: il giorno della sua scomparsa la ragazza non va a scuola, ma all’ospedale di Isola del Liri – 10 chilometri da Arce – per una radiografia ai denti. Dopo la visita medica, attorno alle 9.30, Serena entra in una panetteria e compra 4 porzioni di pizza e 4 cornetti. Poi, con ogni probabilità, prende il pullman per tornare ad Arce. Alle 13.15 alcuni testimoni la vedono nella piazza principale del paese. Quello che è certo è che la ragazza aveva un appuntamento a Sora con il suo fidanzato in uno studio dentistico. Ma a quell’appuntamento la ragazza non arriverà mai. Alle 21.00, il padre di Serena denuncia la scomparsa della figlia.

Le prime ipotesi sono abbastanza nette: è possibile che, perso il pullman per Sora, la giovane abbia accettato il passaggio in auto di qualcuno. Ma chi conosce la ragazza afferma che si doveva sicuramente trattare di un parente o di un amico: Serena non avrebbe accettato passaggi da sconosciuti.

Ma la storia di questo omicidio è una storia fitta di misteri: il primo riguarda il cellulare di Serena: la ragazza avrebbe dovuto averlo con sé, ma una settimana dopo suo padre lo trova in un cassetto della scrivania della ragazza. Serena è ripassata da casa per lasciare il suo cellulare? Oppure qualcuno è entrato in casa per farlo ritrovare? Nello stesso cassetto, dieci giorni dopo ancora, viene trovata una bustina contenente hashish. Qualcuno depista le indagini e dissemina la casa di Serena di falsi indizi?

Confuse appaiono anche diverse testimonianze: tre persone dicono di aver visto la giovane donna in compagnia di un’altra ragazza, tra le 11 e le 11.30 del 1° giugno, a Isola Liri. Ma un’autista di pullman sostiene di aver visto scendere Serena alle 11.25, il che significa che la giovane sarebbe dovuta salire sulla corriera ad Isola Liri intorno alle 10.45. D’altro canto appare decisamente attendibile la testimonianza di una sua amica che l’avrebbe vista tra i banchi del mercato tra le 11.30 e mezzogiorno.

E’ sul finire del 2002 che, ultimato il rapporto dell’Unità di Analisi Crimini Violenti della polizia, prende forma un possibile sospetto: un uomo trovato in possesso di un biglietto scritto dalla ragazza. Il 6 febbraio 2003 gli uomini della Squadra Mobile di Frosinone arrestano Carmine Belli, 36 anni, residente ad Arce, di mestiere carrozziere. Secondo gli inquirenti sarebbe lui l’assassino di Serena Mollicone. Ma due anni dopo, anche grazie al fondamentale apporto al collegio di difesa del criminologo Carmelo Lavorino, l’accusa crolla miseramente: la corte d’Assise di Cassino (2004) assolve il Belli che sarà assolto anche in secondo grado e in Cassazione (2006).

Chi ha ucciso Serena Mollicone? Perché non state mai esaminate piste alternative a quelle che hanno condotto al Belli? Durante le indagini salta fuori che il paese di Arce e la sua appendice, Rocca d’Arce, sono tutt’altro che tranquilli paesini. Si parla di droga che gira a fiumi, di festini nella villa di un camorrista. Di una personale guerra che Serena avrebbe dichiarato allo spaccio della droga in Paese.

Per due anni tutto tace. Poi, nell’aprile del 2008, le indagini ricevono nuovo impulso da un evento drammatico: Santino Tuzzi, un brigadiere dei carabinieri si suicida, sparandosi al petto con la pistola Beretta d’ordinanza. Il brigadiere, quattro giorni prima, era stato interrogato in qualità di testimone dal momento che il giorno della scomparsa di Serena e il giorno del ritrovamento del suo cadavere era in servizio presso la stazione dei carabinieri di Arce. Tuzi aveva rivelato che il giorno in cui Serana scomparve la vide entrare in caserma.

Trascorrono altri tre anni fino al 27 giugno 2011 quando cinque persone vengono iscritte sul registro degli indagati. Sono l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, suo figlio Marco, un altro carabiniere, Francesco Suprano, l’allora fidanzato di Serena, Michele Fioretti e la madre del giovane, Rosina Partigianoni che dovranno essere sottoposti all’esame del Dna per confrontarli con gli elementi trovati sugli indumenti della vittima, sullo scotch e sul filo di ferro usato per legare il corpo. Gli accertamenti sono ancora in corso.

STORIA DI SERENA

LA SCHEDA DEL CASO

L’ACCUSA CONTRO CARMINE BELLI

LA FORMAZIONE DIFESA DI CARMINE BELLI

LA DIFESA VINCENTE DI CAMINE BELLI

LA CONSULENZA TECNICA VINCENTE

“LE CONTRADDIZIONI DEL NUOVO CODICE
DI PROCEDURA PENALE”
Intervista all’avv. Nino Marazzita

SINTESI DELLE MOTIVAZIONI
della Corte di Cassazione

NUOVE CONIDERAZIONI
Del criminologo Carmelo Lavorino