1995-1998: MILENA QUAGLINI, LA DONNA CHE UCCIDEVA GLI UOMINI VIOLENTI

 

Milena Quaglini
Milena Quaglini

La tragica storia di Milena Quaglini è una storia a ritroso nel tempo. Comincia proprio là dove sembrerebbe dover finire.

E’ il 2 agosto 1998 quando, a Broni (Pavia), un popoloso comune dell’Oltrepò pavese, dopo l’ennesimo litigio, Milena, 41 anni, colpisce il marito alla testa poi, approfittando della sua incoscienza, gli lega mani e piedi e lo strangola. Quindi nasconde il cadavere sul balcone di casa, senza che le sue due bimbe, cinque e otto anni, si accorgano di nulla, e alla fine chiama i carabinieri e confessa il delitto.

Lui, il marito, è Marco Fogli, 52, operaio. Entrambi sono attivisti della Lega Nord.

Da tempo Milena soffriva di crisi depressive.

Una storia che, come dicevamo, sembra dover finire così. Ma siamo solo agli inizi.

Poco più di un anno dopo, condannata a 14 anni di reclusione, Milena Quaglini viene

interrogata nel carcere di Vigevano per un’altra vicenda:  la morte di Angelo Porrello, un tornitore di 53 anni che abitava a Bascapé, sempre nel pavese.

Il corpo dell’uomo, che aveva trascorso sei anni in carcere per molestie sui minori, era stato ritrovato in una concimaia dalla moglie separata, una settimana prima, il 24 ottobre 1999. La sua scomparsa era stata  denunciata intorno al 10 ottobre.

Prima di quella data, la Quaglini era agli arresti domiciliari, ma, il 6 ottobre, era

nuovamente finita in carcere per non averli rispettati.

Al centro dell’interrogatorio i rapporti esistenti tra i due, dal momento che Milena ha

raccontato al suo avvocato di avere conosciuto il tornitore perché aveva risposto ad

un’inserzione su un periodico di annunci.

Porrello, infatti, offriva in affitto una stanza con bagno e cucina all’interno della sua villetta di Bascapé. Un’offerta che la Quaglini aveva accettato.

Dai fascicoli emerge anche che Milena era stata coinvolta nell’inchiesta su un altro delitto ancora, avvenuto nel 1995 a Este (Padova), dove venne trovato mortoGiusto Dalla Pozza, di 83 anni. All’epoca la Quaglini era la domestica della vittima, che venne trovata sul pavimento della sua villa in un lago di sangue.

La porta della casa non era stata forzata. Da quel delitto, dopo lunghe indagini, la donna era stata però scagionata.

Il 23 novembre 1999, Milena Quaglini confessa di aver ucciso anche Angelo Porrello. Spiega agli inquirenti di aver commesso il delitto dopo che l’uomo l’aveva stuprata. Prima aveva tentato di ucciderlo, sciogliendo quattro pastiglie di veleno nel caffè. Successivamente l’aveva spogliato e infilato nudo nella vasca da bagno.

Porrello non era ancora morto quando la donna l’aveva trascinato nella concimaia. Qui il corpo è rimasto per due settimane prima di essere trovato.

Trascorrono solo pochi giorni e il 29 novembre 1999 Milena Quaglini ammette con

il suo legale di aver ucciso anche Giustino Dalla Pozza, colpendolo alla testa con una

lampada da tavolo durante una colluttazione. La lite, secondo il suo racconto, sarebbe

scoppiata a causa di una richiesta di prestazioni sessuali avanzate dall’uomo in cambio di un prestito di quattro milioni che aveva fatto alcuni giorni prima alla donna.

L’11 aprile del 2000 sulla donna viene disposta una perizia psichiatrica. Secondo il suo legale, l’avv. Licia Sardo, quello di Milena è “un caso classico: ha ucciso più o meno con le stesse modalità tre uomini che l’hanno costretta a rapporti sessuali non consenzienti. Rifiuta però l’idea di aver commesso i tre omicidi: li attribuisce ad un’altra donna perché parla dise stessa in terza  persona e dice: ‘Milena ha fatto’ o ‘Milena ha detto’”.

La perizia effettuata dal prof. Maurizio Marasco, ma che riguarda solo l’omicidio Porrello, nonostante altri esami che la consideravano parzialmente incapace a causa dell’abuso di alcolici, stabilisce la capacità di Milena di intendere e di volere.

Per i due altri omicidi, intanto, Milena aveva già subito due condanne, ma i giudici le avevano riconosciuto in Appello, nel caso  dell’omicidio del marito, la seminfermità mentale (6 anni e otto mesi) e, in quello dell’anziano Dalla Pozza, in primo grado, solo un eccesso di legittima difesa (20 mesi).

Ma ormai la storia di Milena Quaglini, la donna che odiava gli uomini che cercavano di sopraffarla, volge al termine. Il 26 ottobre 2001 Milena si toglie la vita, impiccandosi nella sua cella nel carcere di Vigevano.

Durante i mesi trascorsi in carcere la donna era rimasta in contatto con il suo legale.

Per tentare di vincere la depressione e la solitudine era tornata a dedicarsi alla pittura, una passione che coltivava fin da bambina. Non ce l’ha fatta.

LA DINAMICA DEGLI OMICIDI

L’ANALISI PSICOLOGICA E PSICHIATRICA

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INTERVISTA ALLO PISCOLOGO RUBEN DE LUCA