1993: L’OMICIDIO DI CINZIA BRUNO (UN ERRORE GIUDIZIARIO)

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Quasi otto anni di galera per Massimo Pisano, marito di Cinzia Bruno, assassinata il 4 agosto 1993 dalla di lui amante, Silvana Agresta.
Un altro clamoroso errore giudiziario originato da un’inchiesta della procura di Roma, giunta troppo presto a conclusioni troppo semplici.
Un errore avallato da tre gradi di giudizio a cui solo un coraggioso, quanto impeccabile e minuzioso processo di revisione della corte d’Appello di Perugia (Presidente: Gabriele Lino VERRINA, consiglieri Claudio PRATILLO HELLMANN e Angelo DI SALVO, relatore) ha saputo rimediare.
E’ però occorso uno straordinario lasso di tempo perché il delitto degli amanti diabolici, come la stampa – banalmente e con scarso acume – aveva battezzato la fine di una giovane donna, tornasse ad essere quello che era: la vendetta di una donna contro un’altra. La cieca furia dell’amante verso la moglie di lui.
Un omicidio ancora non del tutto chiarito. Perché, con ogni probabilità, qualcuno ha aiutato Silvana Agresta – condannata all’ergastolo con sentenza definitiva – ad uccidere Cinzia Bruno. Qualcuno che da quasi otto anni è rimasto nell’ombra.

LA STORIA DEL DELITTO E
LA VICENDA GIUDIZIARIA

IL MECCANISMO DELLA REVISIONE

UNA STORIA GIUDIZIARIA FINITA BENE