Quando il Generale Maletti accettò di parlare

CIA

Prima di rientrare in Italia (marzo 2001) con un salvacondotto della durata di 15 giorni per poter testimoniare al processo per la strage di piazza Fontana (20 marzo) e nell’ambito dell’ultima inchiesta sulla strage di Brescia (22 marzo), il gen. Gianadelio Maletti, già responsabile dell’ufficio D del SID – il servizio segreto militare attivo fino alla metà degli anni Settanta – aveva accettato di sottoporsi ad un’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi.
La commissione lo raggiunse nel marzo 1997 a Johannesburg in Sudafrica, dove Maletti tuttora risiede. L’ex numero due del SID, fiero avversario del direttore dell’epoca, il gen. Vito Miceli, è stato condannato in Italia, con sentenza passato in guidicato e quindi definitiva a 14 anni per vari depistaggi e, in primo grado, ad una pena di 15 anni di reclusione per complicità nella strage davanti alla questura di Milano (17 maggio 1973). La sua è quindi la figura di un militare che sa molte cose, ma quasi mai le dice.

Nell’audizione, che di seguito proponiamo, Maletti spazia su svariati argomenti (dalla stragi alla P2, dal caso Moro; dal golpe Borghese a Gladio; dall’estremismo di destra alle Brigate rosse; dai rapporti con la CIA alla strategia della tensione. Pur non trattandosi di un’audizione per molti versi reticente e quindi di un documento certamente poco denso di rivelazioni, esso serve ad inquadrare il clima in cui Maletti ed il SID operarono. E soprattutto a chiarire quali furono gli inquinamenti dei servizi segreti ed il loro ruolo nel caos che imperò in Italia negli anni Settanta.

LE AUDIZIONI DEL GEN. MALETTI