1987: GIGLIOLA GUERINONI E IL DELITTO DI CAIRO MONTENOTTE

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Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1987, viene trovato il corpo senza vita di Cesare Brin, 55 anni, farmacista di Cairo Montenotte, il principale centro della Val Bormida, divenuto noto negli anni Ottanta per le vicende ambientali legate allo stabilimento chimico dell’ACNA di Cengio.
L’uomo – un maggiorente della cittadina, consigliere comunale democristiano, presidente della locale squadra di calcio – é stato ucciso con un corpo contundente alla testa e finito a martellate ed il corpo gettato in un dirupo a Monte Ciuto, sulle alture di Savona.
La prima a finire in carcere é l’amante del farmacista, sposato e padre di due figli che vivono con la madre a Rapallo. Lei é Gigliola Guerinoni, 44 anni, due matrimoni fallitti, una serie interminabile di spasimanti, bionda, avvenente, occhi chiari, un’ex infermiera divenuta gallerista e dipinta da più parti come una femme fatale per il vorticoso giro di uomini che le ruota attorno. I giornali la chiameranno “la mantide di Cairo Montenotte”, dal nome della femmina ragno che uccide i maschi dopo l’accoppiamento.
Uno di seguito all’altro finiscono nell’inchiesta cinque uomini: Ettore Geri, 71 anni, ex amante della Guerinoni, accusato di avere ucciso per gelosia il farmacista su istigazione della donna. Quindi un quartetto formato dall’ex questore Raffaele Sacco; dal consigliere regionale missino Gabriele Di Nardo; dall’imbianchino Giuseppe Cardea e daMario Ciccarelli, un collaboratore di Brin, tutti accusati dell’occultamento del cadavere del farmacista.
Occorreranno due anni di indagini prima di arrivare al processo.
Di processi ne saranno celebrati tre. Con una sentenza univoca: Gigliola Guerinoni è l’assassina di Cesare Brin. Assolto in primo grado, l’anziano Ettore Geri verrà condannato per complicità con la donna.
Una storia criminale lineare, se non fosse per la straripante personalità della donna e per la sua spregiudicatezza, due elementi che colpiranno l’immaginario dell’opinione pubblica respinta ed al tempo stesso attratta dalla sua figura. Una donna dominatrice di maschi, arrampicatrice, orgogliosa e – come verrà scritto nelle motivazione della sentenza di primo grado – “abituata a gestire lei i rapporti con gli uomini”.

LA VICENDA GIUDIZIARIA