IL PARERE DI UN “ESPERTO” Quando sarebbe meglio tacere

Repubblica

Nei giorni dell’arresto di Enzo Tortora sui quotidiani italiani se ne leggono di tutte. Il vero capolavoro di pressappochismo è però quello di Pino Arlacchi, il sociologo antimafia, che sulla Repubblica si spinge fino al limite. Per lui è tutto chiaro. E meno male che a scrivere dovrebbe essere un esperto:
(Dalla Repubblica del 19 giugno 1983):
“Esistono fondate ragioni per tirare un sospiro di sollievo di fronte alla spettacolare operazione anticamorra avvenuta a Napoli e in più di 30 altre città italiane. Dopo quattro anni di perdita quasi totale del controllo della violenza da parte dello Stato in una delle più popolose aree del Paese, qualcosa finalmente si è mosso. Le nuove possibilità di intervento offerte dalla legge La Torre alle autorità giudiziarie di polizia, le vaste proteste popolari contro la mafia e la camorra hanno iniziato a produrre effetti tangibili. Esistono però altre ragioni per non abbandonarsi, come si dice, alle “facili illusioni”. Pur avendo ricevuto uno scossone tutt’altro che di poco conto, la camorra non è stata né sconfitta né colpita a morte dai 400 arresti di venerdì scorso. A differenza del fenomeno terroristico e delle organizzazioni segrete come la P2 e le consorterie massoniche e parallele, camorra e mafia godono di una capacità riproduttiva molto ampia e immediata. Esse non nascono solo sul terreno politico, di competizione con il potere dello Stato, ma anche in modo più diretto sul terreno dell’economia e della società civile Mafia e camorra producono e offrono sul mercato beni e servizi illegali in risposta a una larga domanda, in parte preesistente, in parte creata artificialmente. Offrono occupazione e reddito a non trascurabili quote di popolazione.
Non è un caso che a Palermo si continui a produrre eroina e a commerciare cocaina nonostante tre anni di guerra mafiosa, centinaia di arresti e una super-inchiesta che ha mandato in pezzi le più potenti famiglie mafiose degli anni Settanta”.