1983: IL DELITTO DEL DAMS

Francesca Alinovi
Francesca Alinovi

Nei fatti, per la giustizia, un delitto risolto, una caso chiuso con un colpevole in galera o, più correttamente, in semilibertà, almeno fino al 2007. Ma pur sempre un delitto con molti angoli oscuri e un processo senza prove, tutto indiziario. Quindi, almeno in ipotesi, un altro delitto insoluto.

La stampa lo definì subito il “delitto del DAMS”. Vittima: Francesca Alinovi, bella – come può esserlo nel suo mostrarsi una sorta di dark lady – e maledetta, come spesso lo sono le personalità dirompenti: critica d’arte di livello internazionale, intellettuale stravagante che a 35 anni vuole ancora avere un look da sedicenne, assistente di Estetica al DAMS di Bologna, la facoltà universitaria (tra i massimi docenti Umberto Eco e Renato Barilli) che, almeno sulla carta, dovrebbe sfornare gli artisti del futuro: critici, attori, pittori.

Francesco Ciancabilla
Francesco Ciancabilla

Il corpo di Francesca Alinovi, viene trovato alle sette di sera di una caldissima giornata di giugno, il 15 giugno 1983 per l’esattezza, in un appartamento al secondo piano di via del Riccio, più che una via un vicolo del centro storico di Bologna.

Da almeno tre giorni il cadavere della Alinovi giace riverso su un fianco sulla moquette che copre il pavimento del salotto, il volto coperto da due cuscini. 47 pugnalate lo hanno trafitto, 47 piccole pugnalate profonde non più di un centimetro. La vittima – vestita di tutto punto, con indosso addirittura un giubbetto, nonostante sia estate – è stata colpita, praticamente, su tutto il lato destro del corpo. Nessuno di quei colpi è stato mortale, nessuno tranne uno, quello inferto alla gola che ha tranciato di netto l’arteria giugulare: Francesca Alinovi è stata soffocata dal suo stesso sangue, almeno dieci minuti di straziante agonia.

I sospetti cadono subito – ed in maniera assurdamente univoca – sull’uomo che da anni vive con lei: Francesco Ciancabilla, un giovane pittore pescarese – ha 12 anni meno della Alinovi – ed è uno studente della vittima. Il loro è un menage strano, senza rapporti sessuali, basato su di un’affettività contorta, come la personalità dello stesso Ciancabilla, aggressiva e al tempo stesso debole con in più – soprattutto per il giovane, ma anche per la Alinovi – qualche problema di tossicodipendenza.

Ciancabilla ammette di essere rimasto con Francesca fino alle 19.30 di domenica 12, poi è uscito da quella casa per andare alla stazione, dove aveva appuntamento con un’amica, e partire con lei in treno alla volta di Pescara. Quell’ora, le 19.30, diventano per Ciancabilla quasi una condanna perché – secondo il medico legale – la Alinovi sarebbe stata uccisa tra le 17 e le 24, un arco di tempo troppo ampio, ma tanto basta.

Nel tentativo di stabilire un momento più preciso della morte di Francesca si “interroga” il suo rolex. E’ un orologio che si carica con il movimento del braccio, un orologio fermo alle 5.12 del 14 giugno (ma di mattina o di pomeriggio?). Con un calcolo complesso, i periti stabiliscono che quel rolex non ha più subito movimenti di carica dalle 18.12 del 12 giugno, sarebbe quella l’ora del delitto, cioè quando Ciancabilla era ancora in casa. Poco conta che quell’orologio sia stato periziato dopo essere stato riconsegnato alla familia e, quindi, rimesso in movimento.

Arrestato e processato in primo grado, Ciancabilla, il 31 gennaio 1985, viene assolto per insufficienza di prove. Quasi due anni dopo, il 3 dicembre 1986, sentenza ribaltata: 15 anni per omicidio volontario più altri tre di casa di cura e custodia (gli ex manicomi).

Ma intanto Ciancabilla è fuggito. Verrà arrestato in Spagna nel 1997, quando già da nove anni la Cassazione ha messo la parola fine al “delitto del DAMS”: 12 anni la condanna definitiva di Ciancabilla per omicidio non più volontario, ma preterintenzionale.

E gli altri indizi che scagionerebbero Ciancabilla? Quell’interruttore della luce sporco di sangue quando alle 19.30 nel mese di giugno c’è ancora luce esterna? Forse l’assassino ha spento la luce, e quindi è uscito, dopo che Ciancabilla aveva già abbandonato la casa di via del Riccio?

Di certo l’assassino si è sporcato i pantaloni del sangue di Francesca, ma Ciancabilla – secondo diversi testimoni – non aveva su di sé macchie di sangue. E allora, forse c’è un assassino in libertà?

Resta un fatto: tra il 30 dicembre 1982 e il 3 dicembre 1983 a Bologna vengono assassinate quattro persone tutte legate al DAMS. Tra loro anche Francesca Alinovi. Gi altri delitti sono a tutt’oggi insoluti. Solo una coincidenza?

IL COPIONE DI BLU NOTTE
di Carlo Lucarelli

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