GLI ATTI DEL PROCESSO

foto-messaggero

Il processo per l’assassinio di Pier Paolo Pasolini fu un processo relativamente breve per i tempi biblici dellagiustizia italiana. A neppure quattro anni dalla sua morte arrivava la sentenza della cassazione che metteva la parola fine alla vicenda, almeno sotto il profilo delle responsabilità penali.
Giuseppe Pelosi, detto Pino La Rana, risultava condannato in tutti e tre i gradi di giudizio come l’esecutore materiale dell’omicidio, ma mentre la prima corte (il tribunale fu quello dei minori, data l’età dell’imputato) inserì nelle motivazioni della condanna il “concorso con ignoti” (Pelosi, cioè, non avrebbe agito da solo), gli altri due gradi di giudizio questa circostanza la esclusero con risolutezza.
Resta da segnalare – nell’andamento del processo – l’arringa difensiva che in primo grado tenne l’avv. Guido Calvi (che con il collega Nino Marazzita rappresentò la parte civile costituita nella persona della madre di Pasolini). In essa Calvi annunciò, a sorpresa, il ritiro della stessa costituzione di parte civile, ossia l’uscita dal processo stesso della madre del regista, poeta e scrittore.
E’ un’arringa che va letta con attenzione perché contiene una scelta nobile: la madre di Pasolini volle essere presente nel processo, sostenendo la premeditazione del delitto di suo figlio (Pelosi in azione con ignoti o forse strumento degli stessi), ma rinunciando a chiedere alcunché se non giusitizia. Dirà l’avv. Guido Calvi: “La vita e l’opera di Pasolini sono state arrestate tragicamente e la loro perdita, per i familiari, per gli amici, per il mondo della cultura, non poteva in alcun modo trovare compensi”.

L’ARRINGA DELL’AVV. GUIDO CALVI
(processo di primo grado)

LA SENTENZA DEL PROCESSO DI PRIMO GRADO

LA SENTENZA DEL PROCESSO D’APPELLO

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE