1971: IL DELITTO DELLA CATTOLICA

Simonetta Ferrero, 26, trovata morta nei bagni dell'Università Cattolica di Milano nel 1971 (Foto Archivio Mondadori)
Simonetta Ferrero, 26, trovata morta nei bagni dell’Università Cattolica di Milano
nel 1971 (Foto Archivio Mondadori)

42 coltellate, un massacro in piena regole, un furia beluina scatenata contro una giovane donna nel bagno di un’università, non un qualsiasi ateneo, ma l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Accade il 24 luglio 1971, un sabato, anche se il corpo di Simonetta Ferrero – 26 anni, laureatasi in scienze politiche due anni prima proprio in quell’università – verrà trovato solo il lunedì, un’ora e mezzo dopo l’apertura, da un giovane seminarista, Mario Toso, 21 anni, iscritto alla facoltà di filosofia.

Chi è perché ha assassinato con tanta rabbia Simonetta sul cui corpo non vengono trovate tracce di violenza carnale? Perché a scoprire il suo cadavere è stato un pudibondo seminarista entrato nel bagno delle donne? E, soprattutto, chi è Simonetta Ferrero?

Sul chi e sul perché il buio è ancora oggi profondo, dal momento che il delitto della Cattolica è un delitto impunito. Mario Toso è entrato in quel bagno perché attratto da un rubinetto che perdeva acqua, ma con il delitto sembra non c’entrare nulla: sotto le unghie di Simonetta vengono rinvenuti frammenti di pelle, segno che la giovane ha lottato con il suo assassino, ma Toso non ha su di sé neppure un graffio.

Più difficile (o forse troppo facile) rispondere all’ultima domanda, perché Simonetta è davvero una ragazza qualsiasi: è carina, ma non particolarmente attraente; la sua vita è irreprensibile, un lavoro tranquillo, abita con la famiglia, non frenquenta ambienti particolari, non sembra avere legami sentimentali e quel sabato nel bagno di quell’università è entrata quasi per caso. La mattina doveva sbrigare qualche commissione prima di partire, con padre e madre, per le vacanze in Corsica. Alla Cattolica è arrivata, probabilmente, per prendere alcune informazioni che un’amica le aveva chiesto. Tutto qui.

L’indagine parte subito con il piede sbagliato. Il livello della polizia scientifica, data l‘epoca, non è dei più eccelsi, ma in quel bagno coperto di sangue di indizi ce ne sono un mare: ditate sul pavimento, manate sporche di sangue sui muri, impronte dappertutto. Eppure sul delitto della Cattolica – seguito fin dalle prime battute dal commissario Antonino Orlando, vice capo della squadra mobile di Milano, poliziotto come oggi non ce ne sono più – scende subito il buio più fitto. Se il movente ipotizzato può essere quello a sfondo sessuale (uno stupro tentato) e l’arma del delitto mancante è sicuramente un coltello, non c’è il profilo del killer che comunque non si adatta ai pochi che in quel sabato di fine luglio si trovavano in quell’università.

Resta un dubbio: che ad uccidere Simonetta sia stato un serial killer. Tra il 1970 ed il 1975 a Milano, uccise a coltellate, muoiono ben 11 donne: diverse prostitute, ma anche donne dalla vita tranquilla, proprio come Simonetta Ferrero, ma anche come Valentina Masneri Tribolati, disegnatrice di moda, travolta da 16 coltellate nella sua abitazione vicino alla stazione Centrale o come la proprietaria di una pensione sempre nei pressi della principale stazione di Milano, Adele Margherita Dossena, madre di un’attrice che negli anni Settanta conoscerà il suo quarto d’ora di celebrità, Maria Magnoni, in arte Agostina Belli.

11 donne uccise a pugnalate in sei anni a Milano. 11 delitti insoluti.

IL DIARIO DEL COMMISSARIO ORLANDO
raccolto da Enzo Macrì
(L’Europeo 1971)

MORTE DI UNA BRAVA RAGAZZA
di Pier Mario Fasanotti e Valeria Gandus

VENT’ANNI DOPO