ATTO III: LA PISTA ESOTERICA

Michele Giuttari, investigatore e scrittore di best seller, vero artefice della pista esoterica nei delitti del mostro.
Michele Giuttari, investigatore e scrittore di best seller, vero artefice della pista esoterica nei delitti del mostro.

Non sempre, o forse quasi mai, se non addirittura mai, la quadratura del cerchio riesce.

Nei delitti del mostro di Firenze, se il serial killer solitario ha una sua atroce spiegazione, più difficile, molto più difficile, è spiegare una “cooperativa di serial killer”.

Contraddicendo qualsiasi manuale di psicopatologia, quale sarebbe il legame che intercorre tra tre spietati assassini che uccidono coppiette in amore e poi sezionano, ma non sempre, di tanti in tanto, il cadavere della donna? Cosa li spingerebbe ad agire in questo modo tanto abominevole? Qual è il movente che muove, all’unisono, le menti di tre arzilli squartatori, con le panze pronunciate e l’alito al chianti?

Per Bacco, un movente ci vuole! Se no che credibilità può avere questa joint venture di sangue?

Ed ecco, allora il movente, come se venisse estratto, prodigiosamente, da un cilindro: i tre assassini in combutta, Pacciani, Lotti e Vanni, non agivano in preda a coincidenti deliri psicopatici, ma su commissione. In altre parole c’era qualcuno che ordinava loro quei delitti ad un unico scopo: predare le vittime femminili dei loro organi a valenza sessuale: il pube, la vagina ed il seno.

Ma chi può essere attratto da simili “feticci”? Elementare Watson, direbbe il superinvestigatore Sherlock Holmes: una setta di satanisti, di adoratori del diavolo, di praticanti delle messe nere, di adepti di infernali baccanali.

E allora ecco spuntare la fase tre dell’inchiesta sui delitti delle campagne toscane: quella della, fantomatica, pista esoterica su cui Michele Giuttari, nel frattempo diventato capo del GIDES – il Gruppo Investigativo per i Delitti Seriali (ma attenzione, solo quelli relativi a Toscana ed Umbria), una struttura ai diretti ordini dell’allora ancora sempiterno capo della polizia, Gianni Di Gennaro – sta cimentandosi da anni.

I risultati complessivi sono stati davvero modesti: il cadavere di un medico ripescato dal lago Trasimeno; una ex casa di riposo; le loro arzille proprietarie; un pittore squattrinato e poi un tesoro, o meglio “il tesoro”: per l’esattezza quello di Pacciani. 157 milioni di lire accumulati su diversi conti correnti postali che hanno dato i loro frutti. Ovvero i soldi, pochi in verità, che il contadino avrebbe avuto in cambio dei feticci femminili.

E i soldi a Vanni e Lotti? Mai trovati. Loro non li pagava nessuno. O forse, più semplicemente, erano meno taccagni e risparmiatori di Pacciani che viveva da bruto e non psrecava una lira neanche per un caffè.

Tutto qui.

L’inchiesta sulla setta esoterica, manco a dirlo, è naufragata completamente. Con buona pace del commissario romanziere Michele Giuttari.