SERIAL KILLER O “COOPERATIVA DI MOSTRI”?

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Da quando il mostro di Firenze ha colpito la prima volta, cioè dal 21 agosto 1968, fino al 12 febbraio 1996 – quindi per quasi 30 anni – le indagini su questa orribile vicenda sono sempre state orientate sulla ricerca del killer singolo, anche perché la letteratura scientifica dei delitti seriali di tipo sessuale ha sempre escluso l’esistenza della possibilità di killer seriali che agissero in gruppo.
Il 12 febbraio 1996, per salvare un’inchiesta – quella quella che aveva nel mirino il serial killer singolo Pietro Pacciani – destinata ad un misero naufragio, la procura di Firenze, attraverso l’arguzia del commissario Michele Giuttari, “inventò” la pista dei “compagni di merende”, ossia della “cooperativa di mostri” che assassinava, sezionava ed esportava pezzi di cadavere femminili, forse per rivenderli (a chi?).
La teoria dei “mostri associati”, oltre a far rabbrividire i maggiori esperti internazionali di psicopatologia sessuale, suscitò disappunto in due personaggi di spessore che dei delitti del mostro si erano occupati da sempre: il prof. De Fazio, illustre luminare, il primo a tracciare l’identikit psicologico del mostro di Firenze e il commissario Perugini, l’investigatore che aveva “incastrato” Pietro Pacciani.
Ecco, di seguito, la posizione che i due assunsero in un’aula di tribunale nel corso del processo d’Appello alla “cooperativa di mostri”.

QUANDO IL PROF. DE FAZIO SMENTI’ LA PROCURA DI FIRENZE

QUANDO PERUGINI DISSE DI NON CREDERE 
ALLA “COOPERATIVA DI MOSTRI”