GLI (ASSERITI) DEPISTAGGI DEL SISDE

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A 33 anni dal primo delitto del mostro, a nove anni dall’incriminazione di Pacciani, a cinque anni dalla sua assoluzione e dal cambiamento di indagine della procura di Firenze che dal serial killer singolo passa alla teoria dei mostri in cooperativa, ecco servita l’ennesima pista investigativa, o meglio il corollario di un’inchiesta che si è ormai aggrovigliata su se stessa.

L’ultima teoria – ne abbiamo già conosciute altre sette – che riguarda i sedici delitti del mostro (o meglio, dei mostri) di Firenze è la seguente:

1) Pacciani, Vanni, Lotti e Faggi – quattro vecchiacci violenti e avvinazzati – sono i mostri di Firenze. Aggredivano le coppiette, le ammazzavano e alle donne (attenzione: ma in soli quattro delitti su otto) sezionavano gli organi sessuali.

2) Perché lo facevano? Perché erano quattro paranoici, sessualmente malati? No, affatto. I quattro cavalieri delle notti senza luna agivano su commissione. Erano mostri a pagamento.

3) Ma chi li pagava? Questo è l’ultimo mistero. Per la procura di Firenze (prima Piero Luigi Vigna, ora Paolo Canessa) con la collaborazione della squadra mobile (prima Perugini, adesso Giuttari) per chiudere definitivamente l’inchiesta manca il volto di coloro che ricettavano orribili feticci sessuali femminili per organizzare messe nere, riti satanici e cerimonie esoteriche.

4) Da qui nasce l’ultima pista: i servizi segreti hanno occultato le prove. Com’è loro abitudine hanno depistato, hanno coperto i mandanti dei mostri assassini. Ergo, proprio per questo è impossibile arrivare ai mandanti. Il cerchio si chiude ed anche l’inchiesta.

Alcune considerazioni logiche:

a) Lo abbiamo già detto: il killer delle coppiette soltanto nella metà delle sue imprese si è procurato dei feticci. Se i quattro mostri di Firenze uccidevano e squartavano solo per soldi perché hanno aggredito coppie in amore ben otto volte?

b) L’ultima pista della procura di Firenze, quella che porta ai servizi segreti attraverso un loro collaboratore (il noto criminologo Francesco Bruno, dicente di psicopatolgia forense all’università di Roma) nasce da un dossier che lo stesso Bruno preparò per il SISDE, il servizio segreto civile, nel 1985. Quello studio analizzava gli aspetti rituali dei quattro delitti su otto, ipotizzava una pulsione feticistico-religiosa del serial killer (che per Bruno è sempre stato uno e solo uno) e arrivava ad ipotizzare che il mostro facesse riferimento ad una strana villa in località Poggio dei Grilli, una casa di riposo dove forse si svolgevano riti satanici.

c) Questo dossier è rimasto negli archivi del SISDE e non è mai stato consegnato alla magistratura. Però Francesco Bruno (che nel 1995 era entrato nel collegio di difesa di Pacciani che permise la sua assoluzione in appello) ascoltato il 15 luglio 1994 come perito di parte nel primo processo a Pacciani, aveva già detto di essere un consulente del SISDE ed aveva apertamente sostenuto le sue teorie.

d) Domanda: perché le idee di Francesco Bruno sul mostro di Firenze (assassino solitario, colto, con pulsione feticistico-religiose, impotente) non sono mai state prese in considerazione dalla procura di Firenze? Perché dell’importanza dei suoi studi ci si accorge solo ora? Forse perché le tesi di Bruno sono sempre state in contrasto con quelle delle procura, mente oggi fanno comodo a sorreggere un’inchiesta, questa sì divenuta – perché sterminata ed imponente – davvero mostruosa?

ECCO I DEPISTAGGI. A FIRENZE NON ESCONO PIU’
Un articolo del Foglio

QUANDO FRANCESCO BRUNO DEPOSE AL PROCESSO
Dal notiziario dell’ANSA