CHI E’ IL MOSTRO DI FIRENZE Il primo profilo psicologico

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Francesco De Fazio, Salvatore Luberto, Ivan Galliani. Tre nomi per dare un volto, se non un nome, al mostro di Firenze.
De Fazio è titolare della cattedra di criminologia all’università di Modena. Luberto e Galliani sono i suoi più stretti collaboratori. E’ a loro che nell’autunno 1984, i magistrati che indagano sul mostro affidano il compito di preparare un identikit psicologico del mostro stesso.
Le domande alle quali si vuole avere risposta sono queste: caratteristiche fisiche, età, origine e livello culturale, modi di agire, psicopatologia del soggetto. Dopo aver studiato, anche con l’aiuto del computer, necroscopie delle vittime, foto e ricostruzioni dei delitti, e aver esaminato di persona i luoghi stessi dove il mostro ha ucciso, alla fine della primavera 1985, quando l’elenco dei delitti è fermo al settimo, i criminologi di Modena consegnano il loro lavoro.
Ne viene fuori un volume di oltre 150 pagine. E’ il primo identikit del mostro scientificamente attendibile. Un identikit che se letto attentamente e con cognizione di causa avrebbe dovuto scagionare Pacciani e smentire la tesi successiva e complementare con cui la procura di Firenze ha cercato di coprire le sue carenze investigative: quella della cooperativa di mostri che avrebbe agito su incarico di misteriosi mandanti.
Quella che di seguito proponiamo è un breve sintesi di quel lavoro. Il linguaggio è quello sterilizzato della medicina legale.

IL PROFILO PSICOLOGICO DEL MOSTRO DI FIRENZE