QUANDO LA STAMPA (NON TUTTA) NON CAPI’

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Una buona parte della stampa italiana non capì subito cosa realmente fosse successo.
Non lo capì per superficialità, ma anche perché la diga del Vajont – presentata come una gigantesca opera dell’italico ingegno – rappresentava qualcosa di intoccabile, così come intoccabili erano i personaggi che dietro quella diga si nascondevano: gli uomini della SADE e dell’ENEL (che pure c’entrava poco) in primo luogo, ma soprattutto gli uomini del potere democristiano che la costruzione di quella diga mortale avevano voluto e favorito contro l’evidenza. Il fatto poi che la struttura della diga avesse retto a quella calamità, finì col trasformare una tragedia annunciata in una calamità naturale, ineludibile e inevitabile. Una fatalità, appunto.
C’era poi il fatto che la stampa d’opposizione – e soprattutto il quotidiano comunista L’Unità – stava da tempo attaccando la costruzione di quella diga.
Fu per questo ed altro che un grande quotidiano come Il Corriere della Sera inciampò nell’infortunio provocatogli da un grande scrittore, suo collaboratore, Dino Buzzati.
Buzzati non capì e scrisse uno dei più brutti articoli della sua carriera di giornalista.

NATURA CRUDELE
L’articolo di Dino Buzzati