UNA TRAGEDIA CHE SI POTEVA EVITARE

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Tutto ormai dimostra che quella del Vajont fu una tragedia annunciata, una tragedia che poteva essere evitata se solo si fosse usato un po’ di buon senso.
Quando accadono tragedie di queste dimensioni, le responsabilità individuali si perdono nel tempo. Una diga non si costruisce in un giorno e tantomeno si localizza dove costruirla in poco tempo. Le responsabilità individuali, quindi, si diluiscono nel tempo e soprattutto finiscono con il sommarsi l’una con le altre.
I processi penali e civili che si sono celebrati nel tempo hanno individuato due soli responsabili, ma non per la progettazione e la costruzione di una diga che pure ha retto all’urto dell’acqua e che – come tale – si è dimostrato in realtà un ottimo manufatto, ma per aver provocato “l’inondazione che ha raso al suo Longarone, aggravata dalla previsione dell’evento, compresa la frana e gli omicidi”.
In altre parole con il loro comportamento, un ingegnere della società che aveva costruito la diga e identificato la zona del bacino e un dirigente del ministero dei Lavori Pubblici, pagarono per tutti, in verità con condanne ampiamente condonate.
Ciò che resta è il sospetto che non solo due uomini, ma un’intera struttura, con ampie complicità ministeriali, agirono con cinismo e superficialità, in nome del profitto, infiaschiandosene della pubblica incolumità.
Il dato di fondo è che quella diga e quel bacino non dovevano essere costruiti nella valle del Vajont, perché la montagna che la sovrastava era franosa.
Ma diga e bacino furono costruiti proprio lì. Perché? Perché così conveniva alla SADE, la società in definitiva vera ed unica responsabile della morte di quasi duemila persone. Una società che oggi non esiste più.

CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

PERSONAGGI E INTERPRETI DI UN DISASTRO

CHE COS’ERA LA SADE