1963: L’UOMO IN BLU (IL MISTERO DI CHRISTA WANNINGER)

Christa Wanninger, giovane tedesca di 23 anni, uccisa a Roma a coltellate
Christa Wanninger, giovane tedesca di 23 anni, uccisa a Roma a coltellate

Il corpo di Christa Wanninger, una giovane ragazza tedesca di 23 anni, trafitto da venti coltellate, viene trovato il 2 maggio del 1963 a Roma, al quarto piano di uno stabile in via Emilia, a pochi passi da via Veneto e proprio sull’ingresso dell’abitazione di una amica della vittima, Gerda Hoddap. Per anni viene ricercato, quale responsabile del delitto, un misterioso ”uomo in blu”, incontrato da diversi inquilini mentre scendeva le scale.

Dieci mesi dopo il delitto, quando le indagini non riescono ad avere uno sbocco, un giornalista del quotidiano Momento sera, riceve una telefonata da uno sconosciuto, poi identificato per il pittore Guido Pierri, che gli offre clamorose rivelazioni sul delitto in cambio di cinque milioni di lire.

Pierri viene fermato dalla polizia ed accusato di tentativo di estorsione. Nella sua abitazione, durante una perquisizione, viene però trovato un diario sul quale era stato descritto un delitto che aveva straordinari punti di coincidenza con l’uccisione della Wanninger. Ma per il momento il pittore viene giudicato e condannato soltanto per il tentativo di estorsione.

Dieci anni più tardi, pero’, in seguito alle dichiarazioni di un ex maresciallo dei carabinieri, Renzo Mambrini, legato al generale Giovanni De Lorenzo, quello del Piano Solo, la magistratura torna ad occuparsi della vicenda e Pierri viene questa volta arrestato.

Nel maggio del 1977, Pierri viene rinviato a giudizio quale responsabile del delitto.

Il processo, celebrato nel 1978, si conclude con l’assoluzione dell’imputato per insufficienza di prove.

Nel novembre del 1985 – 22 anni dopo il delitto – Pierri viene processato in Appello. Nel corso del dibattimento, il procuratore generale Ettore Maresca chiede la conferma della sentenza con la quale sette anni prima la corte di Assise di Roma lo aveva assolto per insufficienza di prove. Secondo il pg, gli elementi a disposizione proverebbero che l’assassinio non avvenne sul pianerottolo, al quarto piano dell’edificio di via Emilia, dove fu trovata morta la Wanninger. ”L’aggressione si concluse li’ – sostiene il magistrato – ma cominciò nell’appartamento di Gerda Hoddap, l’amica della vittima”.

Il processo d’Appello contro Guido Pierri si conclude il 15 novembre 1985 con una dichiarazione di non punibilità perché l’imputato era “incapace di intendere e di volere al momento del fatto”. In sostanza, la corte ritiene che l’imputato è responsabile del delitto, per il quale, però, non sarà inflitta alcuna pena. Pierri non rischia neppure un ricovero in manicomio criminale poiché le norme di legge prevedono che, quando siano trascorsi più di dieci anni dal fatto, non si applica questo provvedimento.

Il 15 marzo 1988 la prima corte di Cassazione conferma, rendendola definitiva, la sentenza della corte d’assise d’Appello di Roma di tre anni prima. Pierri è l’assassino di Christa Wanninger ma non è non punibile ”perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto”.

A sostenere l’accusa il sostituto procuratore generale Antonio Scopelliti, che pochi anni dopo sarà ucciso da Cosa nostra. “O Pierri è stato molto sfortunato, andando incontro a una serie di elementi che lo inchiodano – sostiene in aula Scopelliti – oppure è stato lui l’autore dell’omicidio’”.

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