1958: IL DELITTO MARTIRANO (IL CASO GHIANI-FENAROLI)

Così, nella cucina del suo appartamento di via Monaci a Roma, venne trovato la mattina dell'11 settembre 1958 il corpo senza vita di Maria Martirano (Publifoto)
Così, nella cucina del suo appartamento di via Monaci a Roma, venne trovato la mattina dell’11 settembre 1958 il corpo senza vita di Maria Martirano (Publifoto)

Roma, 11 settembre 1958, ore 10: qualcuno suona all’uscio di un appartamento al primo piano di via Ernesto Monaci 21, una tranquilla strada nei pressi di piazza Bologna. E’ la domestica della signora Maria Martirano che, dopo ripetuti squilli e non ottenendo risposta, si rivolge ad un vicino. L’uomo dal suo appartamento rompe un vetro di casa Martirano, entra nell’appartamento e scopre il cadavere della donna. E’ stata strangolata.

Maria Martirano è la moglie di un industriale da sempre in cattive acque, il geometra Giovanni Fenaroli, titolare della Fenarolimpresa, che vive a Milano.

Chi l’ha uccisa e perché? Gli investigatori si fanno subito un’idea: da tenere d’occhio è proprio lui, Fenaroli, il marito della vittima.

Per quasi due mesi non accade nulla. Ma ad accusare il suo datore di lavoro ecco arrivare il ragioniere della ditta, Carlo Sacchi. Messo sotto torchio dalla polizia Sacchi racconta di aver ascoltato una telefonata tra il suo principale e la moglie. Nella telefonata Fenaroli la avvisava che si sarebbe recata da lei – a ritirare dei documenti molto delicati e compromettenti – una persona di sua fiducia, un tale Raul. Lei avrebbe dovuto aprirgli con tranquillità e consegnargli quel materiale scottante.

Ma chi è Raul? E’ Raul Ghiani, un elettrotecnico, conoscente di Fenaroli. E il movente del delitto? Una polizza di assicurazione che faceva ricco Fernaroli se la moglie fosse morta, anche di morte violenta.

Ed ecco il castello accusatorio, tutto indiziario, formulato dai magistrati inquirenti: Fenaroli ha bisogno di soldi ed incarica Ghiani di uccidere la consorte. Compenso per il killer: un milione di lire che lo stesso avrebbe trovato in casa della vittima. Il guaio – per l’accusa – è che Ghiani ha un alibi a prova di bomba, un alibi che – però incredibilmente – la polizia riuscirà a demolire.

Ma in questa storia sono tante le prove che non tornano. Come quella dei gioielli che Ghiani – per inscenare la rapina – avrebbe sottratto nella casa di via Monaci e che – nonostante perquisizioni accurate – salteranno fuori nella ditta dove il presunto killer lavorava, soltanto due anni dopo. Chi ha messo i gioielli per farli trovare a chi di dovere?

Una storia squallida di danaro quella che vedrà Ghiani e Fenaroli condannati all’ergastolo in tre diversi giudizi? Oppure – come in un libro del 1995, “Non aprite agli assassini”, ha ipotizzato un valente giornalista come Antonio Padellaro – un intrigo che vede lo zappino dei servizi segreti del generale Giovanni De Lorenzo, quello, per intenderci, del Piano Solo?

Un killer a pagamento oppure un altro mistero d’Italia con al centro proprio quei documenti tanto importanti e che Fenaroli voleva?

Il delitto di via Monaci è un mistero ancora tutto da chiarire.

IL DELITTO DI VIA MONACI
La vicenda e i processi

IL RACCONTO DEL PROCESSO

IL BRAVO RAGAZZO MILANESE DIVENTO’ UN SICARIO
di Gigi Ghirotti (L’Europeo, 1958)

IL PUBBLICO SI APPASSIONA PER UN DELITTO FREDDO
di Giorgio Fattori (L’Europeo, 1958)

CASO FENAROLI: AFFARE DI STATO
di Dino Messina

SOSTIENE DE GROSSI
di Antonio Padellaro

NEL 1996 GHIANI CHIESE LA RIAPERTURA DELLE INDAGINI

INTERVISTA A RAUL GHIANI