IL BANDITO GIULIANO E LA SUA BANDA

PassatempoGiulianoPisciotta

Ma chi era Salvatore Giuliano? E chi erano i suoi banditi?

Quando Salvatore Giuliano divenne un bandito aveva appena 21 anni. Prima di uccidere un carabiniere, lasciandogli maldestramente in mano la sua carta d’identità, era solo un piccolo borsaro nero che trasportava sacchi di frumento sulla groppa di un cavallo nella Sicilia che a fatica stava uscendo dalla guerra. Era il 2 settembre 1943 e senza rendersene conto Giuliano rispose, con quel colpo di pistola sparato a bruciapelo, all’istinto che lo avrebbe condotto a rinverdire il mito del banditismo nell’isola. Un mito vecchio di secoli. Una realtà fatta di violenza e di sopraffazione che, combattuta ferocemente dai Borboni prima e dai Savoia dopo l’unità d’Italia, diminuì notevolmente d’intensità durante il fascismo, per scomparire solo con l’avvento della mafia moderna che, una volta trasformato il brigantaggio nel suo braccio armato, collaborò attivamente con polizia e carabinieri per il definitivo debellamento del fenomeno.

Quando Salvatore Giuliano con i suoi uomini a cavallo prese a calcare la scena delle aspre montagne tra Palermo e Montelepre, di bande armate predatrici in Sicilia ne esistevano, tra grandi e piccole, ben 38. Curiosamente, però, quattro anni dopo tutte le bande erano state sgominate. Tutte meno una: quella guidata, appunto, da Salvatore Giuliano, che anzi, proprio a partire dal 1947, raggiunge la vetta della ferocia e della criminalità più folle e assurda.

Questo strano evento si spiega in un solo modo: Giuliano e la sua banda, a differenza delle altre, non furono solo un’accozzaglia di predatori, ma rappresentarono a lungo il supporto e, allo stesso tempo, il catalizzatore di un groviglio di interessi politico-mafiosi. Il prezzo fu altissimo: 120 uccisi tra carabinieri e poliziotti. E poi omicidi di pastori e contadini, decine di persone sequestrate, una strage come quella di Portella della Ginestra.

La storia del bandito Salvatore Giuliano può dividersi in quattro parti: dal momento in cui la banda Giuliano si forma, cioè sul finire del 1943, fino alla primavera del 1945, la sua è una storia criminale e basta. Poi arriva la parentesi separatista, quella che vede il bandito capeggiare una sorta di esercito velleitario e liberatore, che si protrarrà per poco più di un anno, fino al giugno del 1946. Tra questa data e l’aprile del 1947, Salvatore Giuliano torna alla sua occupazione preferita, quella del bandito. E infine, tra la strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) e la sua uccisione (5 luglio 1950), Giuliano diventa un burattino nelle mani delle forze politiche: monarchici e democristiani in particolare, con la piena copertura di polizia e carabinieri. Una sorta di braccio armato dello Stato repubblicano.

UNA BANDA DI BRIGANTI
(1943-1945)

SALVATORE GIULIANO E LA FASCINAZIONE DEL SEPARATISMO
(1945-1946)

IL RITORNO AL BANDITISMO
(1945-1947)

BRACCIO ARMATO DELLO STATO 
(1947-1950)