OPINIONI CHE CONTANO Nessuno ha mai creduto all’incidente aereo

opinionifoto

Giorgio ALDINIO (componente commissione ministeriale d’inchiesta)

L’ing. Giorgio ALDINIO è stato componente della commissione ministeriale di inchiesta sulla caduta dell’I-SNAP, nonché funzionario della direzione territoriale del R.A.I. di Milano e titolare della cattedra di impianti aeronautici presso il Politecnico di Milano.

Nonostante le diverse conclusioni raggiunte dalla commissione ministeriale, egli era convinto che l’aereo a bordo del quale aveva perso la vita il presidente dell’ENI fosse caduto per un sabotaggio.

Questo aveva confidato all’ing. Alberto Notari: “… Era stato lo stesso prof. ALDINIO che, dopo aver accennato ad alcuni aspetti della vicenda, tra i quali la circostanza che i pioppi circostanti il luogo di caduta del velivolo erano sostanzialmente intatti, mi disse testualmente: <<io sono convinto che non sia stato un incidente>>, per sottintendere che era stato un sabotaggio”.

(verbale di s.i. rese dall’ing. Alberto NOTARI il 9 giugno 1995)

(Proc. Penale n. 349/95)

Oronzo REALE (ministro della Giustizia)

Anche il ministro Oronzo REALE riteneva che il presidente dell’ENI fosse stato vittima di un attentato.

Lo ha raccontato Rosangela MATTEI, nipote dello stesso presidente, ai giudici di Palermo che indagavano sulla scomparsa del giornalista Mauro DE MAURO, ripetendolo molti anni dopo all’autorità giudiziaria di Pavia.

Ai giudici di Palermo, la nipote di Enrico MATTEI racconta: “Nel luglio del 1966 ovvero 1967 mi trovavo in Sassotetto, Hotel Hermitage, per ivi trascorrere un periodo di villeggiatura. Ricordo che una notte, verso le ore due circa, scesi dalla mia camera nella hall dell’albergo per cercare un rimedio ad un mal di stomaco che in quel momento mi affliggeva. Il portiere si accinse ad approntarmi una camomilla e io mi sedetti in attesa. Entrò nel frattempo nella hall dell’albergo l’on. Oronzo REALE, allora ministro di grazia e giustizia, il quale era reduce di una cena. Egli era in compagnia credo del suo autista, e prese alloggio nello stesso albergo.
L’on. REALE chiese al portiere chi fossi io, e avendogli quegli detto che ero la nipote del povero MATTEI, il ministro si avvicinò a me dicendo <<Ah la nipote di quello che fu fatto fuori … >>. Non so se tale frase venne udita anche dal portiere, ma è certo che costui mi vide discutere con il ministro che nel frattempo si era seduto al mio tavolo.
Ricordo che con l’on. REALE parlammo di argomenti vari per circa una mezz’ora, e che nel corso della conversazione egli fece anche un rapidissimo cenno ai motivi che avevano determinato la uccisione di mio zio, facendo riferimento a un contratto che lo stesso mio zio stava per concludere con l’Algeria per lo sfruttamento del petrolio algerino e che per impedirgli ciò era stato fatto fuori. L’on. REALE su tale argomento non mi disse altro, ma io ricordo di essere rimasta talmente impressionata che telefonai, subito dopo essermi congedata dal ministro, a mio padre, che si trovava in Matelica, per informarlo di quanto mi era stato detto”.

Ventiquattro anni dopo Rosangela MATTEI conferma all’autorità giudiziaria di Pavia ciò che aveva già raccontato a Palermo: “Credo nel 1968 o poco dopo, mentre mi trovavo presso l’albergo Hermitage di Sasso Tetto (MC), una sera nella hall, verso l’una del mattino, avevo incontrato il ministro Oronzo Reale, il quale, saputo chi ero, mi aveva confidato che riteneva che CEFIS, FANFANI e ANDREOTTI potessero sapere qualcosa sulla morte di Enrico Mattei e mi aveva consigliato di invitare mio padre a investigare … Ritenuto il fatto importante avevo immediatamente telefonato a mio padre riferendogli quanto accaduto”.

(Verbale del 18 novembre 1971, nel procedimento penale instaurato a Palermo, a seguito della scomparsa del giornalista Mauro DE MAURO)

(Verbale del 6 giugno 1995)

(Proc. Penale n. 349/95)

Amintore FANFANI (già presidente del Consiglio e ministro degli Esteri)

Quasi venticinque anni la scomparsa di Mattei, nell’ottobre del 1986, in occasione del congresso dei partigiani cattolici, il sen. FANFANI, presidente del senato (presente anche il sen. Paolo Emilio TAVIANI, ministro degli interni nell’ottobre 1962), ebbe a dire: “Chissà, forse l’abbattimento dell’aereo di MATTEI più di venti anni fa è stato il primo gesto terroristico nel nostro paese, il primo atto della piaga che ci perseguita”.